Lavoro e No Profit

Terzo Settore. La nuova frontiera della lotta per i diritti dei lavoratori!

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Finanziare la “welfare community” il nuovo ruolo delle Fondazioni

Pubblicato da lavoratorinoprofit su Febbraio 18, 2009

Finanziare la “welfare community” il nuovo ruolo delle Fondazioni
Un settore d´intervento cruciale per l´esaurirsi delle risorse pubbliche dedicate all´assistenza
di Prof. Avv. Emmanuele Francesco Maria Emanuele
(Presidente Fondazione Roma)
l’articolo completo su Repubblica “Affari e Finanza”

Il complesso sistema di welfare costruito nei secoli, in Europa, grazie alla concezione scaturente anche dalla tradizione cristiana, è entrato in crisi perché lo Stato non ha più la capacità, attraverso le risorse dei bilanci pubblici, di fronteggiare le esigenze sempre crescenti avanzate dalla società civile. Da tempo questo problema è oggetto di interrogativi, e si confrontano le posizioni di chi vede come soluzione una svolta di tipo neo-liberista che, favorendo l´espansione del mercato, ipotizza di trarre, dalle crescenti risorse generate, i mezzi atti a dare le risposte in quei campi, e chi, invece, partendo dall´esigenza prioritaria di redistruibire, a volte ancor prima di crearla, la ricchezza, si affanna ad attribuire allo Stato ruoli che ragionevolmente esso non può più assolvere.
In questa manifesta dicotomia, sta prendendo spazio una posizione che sicuramente possiede le premesse per poter affrontare questo problema. Faccio riferimento al variegato mondo del terzo settore che rappresenta un tertium genus rispetto sia allo Stato che al privato, e che costituisce il privato sociale nella sua vivace multiformità: circa 20 milioni di occupati in Europa, dei quali oltre 1 milione e 300 mila in Italia. Questo mondo evidenzia l´esistenza del “terzo pilastro” in grado di fronteggiare la manifesta crisi dello stato sociale.
E´ del tutto evidente che le potenzialità che questa realtà esprime hanno comunque dei limiti che non sono solo di carattere economico (sebbene il non profit contribuisca all´economia mondiale per oltre 300 miliardi di euro e negli Stati Uniti rappresenti il 6% del PIL) ma, nel nostro Paese, anche normativo e, per alcuni versi, costituzionale.
E´ noto, infatti, che il sistema di distribuzione dei poteri previsto dalla nostra Costituzione ha improntato l´ordinamento di una concezione secondo cui lo Stato è l´unico soggetto legittimato ad intervenire nei problemi di interesse generale.
Ma oggi il ruolo dello Stato appare ormai inadeguato, poiché le risorse rivenienti dall´imposizione fiscale non sono più sufficienti, specie nei momenti in cui l´economia nazionale non cresce, per effetto anche di crisi di natura internazionale, a dare le risposte che la collettività attende in campo sociale. Ciò scaturisce anche dal crescente standard di civiltà e, quindi, dal maggior grado di tutela, che la società richiede.
Di fronte alla manifesta difficoltà dello Stato, la risposta del terzo settore si rivela come l´unica possibilità di soluzione. Finalmente, infatti, nel nostro Paese è iniziata, sebbene non completata, quella mutazione concettuale che oggi recepisce il contributo positivo dell´iniziativa del privato sociale, della “cittadinanza attiva”, alla soluzione dei problemi propri che sono, poi, anche quelli del Paese.
Perché questo si verificasse, abbiamo dovuto attendere il realizzarsi di due eventi che hanno indubbiamente favorito il pieno dispiegarsi delle potenzialità caratterizzanti il terzo settore. La modifica costituzionale dell´art.118 con l´introduzione del principio di sussidiarietà, e le due pronunce della Corte costituzionale nn.300 e 301 del 2003 in materia di fondazioni ex bancarie.
Sono due momenti importanti nella storia del lento trapasso da una stagione di centralismo statale ad una possibile ipotesi di risposta alle esigenze del sociale. Ma non bastano. Come ho più ampiamente sostenuto nel volume che ho appena pubblicato: “Il Terzo Pilastro. Il non profit motore nel nuovo welfare”(Ed. ESI, 2009), è evidente che il percorso per arrivare ad una pienezza di risultato, che consenta il dispiegamento di quelle potenzialità ancora non completamente espresse del terzo settore, tale da farlo diventare, come detto, il “terzo pilastro” della nuova welfare community che sostituirà integralmente il vecchio welfare state, deve passare attraverso due principali interventi: una modifica del dettato costituzionale, che tenga conto del ruolo del terzo settore nell´ambito della copertura dei diritti sociali, ampliando, cioè, il principio costituzionale di sussidiarietà; e il completamento della tanto attesa riforma del libro I, titolo II del codice civile recante la disciplina delle persone giuridiche che, evitando il ricorso alle leggi speciali che, a mio parere, sarebbe un grande errore, possa costruire un contesto armonico entro cui venga riconosciuto pienamente il ruolo di tutti gli organismi attraverso cui liberamente si esprime l´iniziativa e la partecipazione dei singoli.
Un terzo intervento, certamente auspicabile, consiste nell´adeguare la normativa fiscale agli attuali standard europei, così da prevedere un regime di favore per tutte le organizzazioni del terzo settore che svolgano un´attività di interesse generale. In questo modo si otterrebbero due vantaggi immediati: una maggiore disponibilità di risorse economiche per questi enti, e la possibilità di svincolarsi sempre più dalla dipendenza, sempre su questo versante, dagli aiuti pubblici o privati.
La mia visione si incentra, dunque, sull´essenzialità del mondo del non profit il quale diviene strumento non solutorio in assoluto dei problemi del welfare state, ma sicuramente assai utile ed in grado di far sì che la collettività dia risposte ai problemi espressi dalla stessa società.
La possibilità di una reale alternativa all´attuale strutturazione del welfare state nella direzione di un sistema effettivamente plurale (welfare mix) passa, dunque, per un´ulteriore crescita del terzo settore, in termini quantitativi e qualitativi, tale da rendere possibile una reale rigenerazione del sistema vigente.
Bisogna, insomma, chiudere la fase caratterizzata dalla prevalenza dello Stato nel sistema del welfare, che pur ha prodotto risultati positivi importanti, e passare ad una nuova stagione in cui venga delineata una rete di garanzie e tutele sociali moderna, efficiente, qualitativamente adeguata e territorialmente omogenea, che sia compatibile con il nuovo assetto istituzionale della Repubblica, sempre più decentrato e federale, con la difficile congiuntura economica e con le molteplici nuove esigenze che emergono dalla collettività. Un sistema snello ed efficiente, finanziato con le risorse liberate dalla sburocratizzazione della Pubblica Amministrazione, dall´alleggerimento dei costi della politica, dal recupero dell´evasione fiscale, da riforme strutturali e lungimiranti nella sanità e nella previdenza. Che consideri anche una uscita progressiva, da parte dello Stato, da quei settori specialistici della sanità e dell´istruzione, della ricerca scientifica, dove sarebbe assicurata la competenza dei privati non profit, secondo il criterio ormai imprescindibile della sussidiarietà, così da garantire ampia copertura sociale solo alle persone che effettivamente, e con severi controlli, dimostrano di non avere i mezzi sufficienti per vivere dignitosamente, e con un occhio speciale per le famiglie numerose. Questo mio convincimento è stato rafforzato dall´utilizzo di uno strumento matematico che consente di calcolare, in percentuale, la somma che porebbe essere risparmiata e che potrebbe essere destinata ad altre voci del bilancio dello Stato.
Per poter offrire un contributo decisivo nella direzione ora indicata, non basta più però l´etichetta non profit o altre equivalenti, ma occorre che il terzo settore ponga in essere una significativa azione di rinnovamento e di miglioramento dell´efficienza al suo interno, sotto il profilo degli indirizzi strategici, ma soprattutto della gestione organizzativa delle strutture, delle attività e del proprio capitale umano, per essere sempre più indipendente dai condizionamenti politici o dal finanziamento pubblico e privato, e legittimarsi, così, in modo trasparente, di fronte ai suoi stakeholder. In altri termini, si tratta di fare ciò che ha fatto egregiamente in questi ultimi anni la Fondazione Roma.
[continua]

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Tra profit e non profit -Protocollo congiunto di Ferpi e Assif, in collaborazione con il Segretariato Sociale della Rai

Pubblicato da lavoratorinoprofit su Luglio 24, 2008

Tra profit e non profit
Protocollo congiunto di Ferpi e Assif, in collaborazione con il Segretariato Sociale della Rai

http://www.segretariatosociale.rai.it/palinsesto/dossier/profit_nonprofit.html

Premessa
La domanda di impegno sociale e di cultura della solidarietà si diffonde in strati sempre più ampi e diversificati della comunità. La società civile, oggi, chiede al mondo del non profit e alle imprese di avvicinarsi e dialogare meglio di quanto non abbiano fatto finora, per favorire il benessere sociale attraverso la soluzione di problemi specifici.

* Alle imprese si richiede di declinare la propria missione anche facendosi carico – responsabilmente – di alcuni problemi sociali, affiancando alla creazione di lavoro e di ricchezza, anche la generazione di valore per il territorio e l’integrazione con le comunità di riferimento, acquisendo in tal modo il ruolo, una novit à per la cultura imprenditoriale italiana, di grant-maker.
* Al non profit si richiede di compiere un balzo strategico, culturale e organizzativo selezionando consapevolmente alleanze e azioni concrete con gli altri attori della società civile, imprese comprese.

Emerge il bisogno di relazioni più sistematiche tra profit e non profit: con la creazione di partnership di medio/lungo termine, comunque e sempre orientate al ‘beneficiario finale’ dell’intervento sociale e al benessere della società nel suo complesso.
L’impresa conferisce concretezza al proprio progetto di crescita e lo trasforma in valore, mentre l’organizzazione non profit acquisisce maggiore consapevolezza e ridefinisce la propria missione verso la dimensione organizzativa e di gestione efficace.
Verso queste finalità generali sono impegnate FERPI e ASSIF, in collaborazione con il Segretariato Sociale della RAI.
Nella partnership tra profit e non profit, relatori pubblici e fundraiser sono:
- “punti terminali” della relazione,
- detentori di professionalità specifiche capaci di interpretare e rispondere a nuovi bisogni sociali e di generare valore economico, sociale, culturale per le proprie organizzazioni e per la società nel suo insieme,
- promotori e garanti di una condotta etica e di precise deontologie professionali per la tutela e la salvaguardia di ogni attore coinvolto nelle relazioni attivate.

Il documento, da intendersi come un ‘protocollo’ che impegna gli associati delle due associazioni, individua le linee guida e indica un metodo per rendere efficaci future intese fra profit e non profit.

La finalità è contribuire a generare un processo di crescita che conduca a un punto di equilibrio per impostare una relazione interattiva e simmetrica tra imprese e non profit puntando su:

* convergenza culturale che porti al coordinamento di obiettivi comuni
* coerenza con la missione, sia dell’organizzazione non profit che dell’impresa
* integrazione attraverso una comunicazione reale, trasparente, simmetrica e a due vie
* massimizzazione del valore per gli attori coinvolti, in primo luogo i beneficiari
* la chiarezza iniziale sulle aspettative reciproche, per evitare incomprensioni successive

Struttura del Protocollo

1. Perché una partnership tra profit e non profit

1.1. I vantaggi per l’impresa
1.2. I vantaggi per l’organizzazione non profit

2. Che cosa fare

2.1. Le condizioni necessarie per una partnership proficua
2.2. I criteri della partnership

2.2.1 Per l’impresa
2.2.2 Per l ‘organizzazione non profit

2.2 Le modalità della partnership

3. Conclusioni

1. PERCHÉ UNA PARTNERSHIP TRA PROFIT E NON PROFIT
1.1 I vantaggi per l’impresa:

* sviluppo delle relazioni con i pubblici influenti
La sinergia e una collaborazione efficace con organizzazioni non profit per realizzare iniziative di utilità sociale che inducono percezioni positive associate all’impresa. A sua volta, l’impresa può trasmetterli e moltiplicarli credibilmente ai suoi pubblici influenti, contribuendo così a consolidare e rafforzare i rispettivi sistemi di relazione.
* attenzione sociale sul territorio e all’interno della comunità di appartenenza
Intraprendere e sviluppare iniziative di sostegno solidale a favore del territorio, della comunità o di fasce particolari di popolazione consente all’impresa di “vivere meglio” il suo rapporto con gli attori del territorio e le articolazioni della società civile.
* scambio con le istituzioni
L’interazione sinergica tra impresa e organizzazione non profit aiuta l’impresa ad entrare in un circuito di attenzione e di scambio positivo con le istituzioni e i processi decisionali pubblici.
* sviluppo del clima interno e dell’orgoglio di appartenenza
L’impegno a favore di una causa sociale, quando non si esaurisce in una “trovata” pubblicitaria o in una pura dichiarazione di intenti, è un modo ampiamente sperimentato per rafforzare nei dipendenti, collaboratori, fornitor e altri ‘pubblici di confine’ l’orgoglio di appartenenza all’impresa e al suo sistema.
* declinazione dei valori, della visione e della missione
La partecipazione ad iniziative sociali a favore della comunità, di un progetto, di un obiettivo di sviluppo sociale sono esempi concreti, tangibili e misurabili attraverso cui un’impresa declina e da’ corpo alla propria visione, missione e valori.
* attrazione dei migliori talenti
L’impresa offre un ambiente di vita lavorativa stimolante che permette alle persone di apportare il proprio contributo alla società in generale. E’ un punto di forza per un’azienda che non si accontenta di personale soltanto competente, ma che sia anche capace di infondere nel lavoro energia, passione ed entusiasmo.

1.2 I vantaggi per l’organizzazione non profit

* maggiore attenzione diffusa e notorietà della causa
L’alleanza con imprese, che dispongono di risorse e sono inserite in molteplici circuiti economici, sociali e culturali, mette a disposizione del non profit canali e strumenti per diffondere la rispettiva missione.
* maggiore capacità organizzativa e strategica
La collaborazione con imprese abituate ai più moderni ed efficienti strumenti di analisi, gestione, comunicazione e monitoraggio, consente all’organizzazione non profit di contaminarsi con strumenti manageriali utili per il raggiungimento di obiettivi specifici.
* maggiori mezzi e risorse da dedicare a fini istituzionali
Le imprese possono mettere a disposizione delle organizzazioni non profit non soltanto risorse finanziarie, ma anche tecnologie, strumenti, infrastrutture, know-how e personale che permettono il raggiungimento degli obiettivi perseguiti.
* apprendimento culturale
La collaborazione tra un’impresa e un’organizzazione non profit permette uno scambio culturale e la possibilità di conoscere, per poi applicare, tecniche e strumenti di analisi, interpretazione, monitoraggio, controllo e gestione.
* maggiore capacità operativa di mobilitazione
La capacità di organizzarsi e di reagire rapidamente, sviluppate dalle imprese, possono essere utilmente messe a disposizione della realizzazione di specifici progetti di utilità sociale.

2. CHE COSA FARE

Il primo passo che devono compiere le organizzazioni profit e non profit è guardare al proprio interno e chiarire rispettivi obiettivi e proprie finalità, per poi rivolgersi all’esterno, selezionando partner e sviluppando attività.
2.1. Le condizioni necessarie per una partnership proficua

Le organizzazioni non profit che intendano creare partnership con organizzazioni profit devono comprendere:

* La propria cultura interna: cioè il consenso a livello centrale e territoriale circa l’opportunità di stringere relazioni di partnership con le imprese
* La propria capacità organizzativa: capire se si è in grado di predisporre le attività di partnership con modalità e tempi normalmente adottati dall’impresa
* Le finalità della partnership: se l’organizzazione cerca risorse economiche da destinare ad un progetto specifico e circoscritto o intende stabilire con l’impresa un rapporto a medio/lungo termine.

Anche l’impresa, a sua volta, deve guardare prima dentro sé stessa per analizzare:

* La cultura interna: capire se le relazioni con i dipendenti sono improntati a criteri di trasparenza, lealtà e consenso tali da essere ritenuta credibile in un investimento nel sociale.
* La consapevolezza: se esistono (e quali e quante sono) le cause sociali sposate dai dipendenti dell’ impresa e quanti sono i collaboratori attivi in associazioni di volontariato
* Le modalità di partnership, indagandone le finalità strategiche.
In particolare se:
o la relazione di partnership si inserisce in un progetto più ampio
o l’impresa intende diventare “donatore silenzioso”
o l’impresa intende investire nel sociale come azione di punta della strategia di comunicazione e di relazione con gli interlocutori
o l’impresa intende diventare soggetto “collettore” di risorse e attenzione nei confronti di una causa.

2.2 I criteri della partnership
2.2.1 Per l’impresa

* L’impresa deve rispettare una coerenza di fondo nel relazionarsi con organizzazioni non profit, analizzando i punti in comune e verificando che la strategia d’azione della società sia coerente con le modalità di relazione e gli obiettivi di business dell’impresa.
* L’impresa deve valutare se le proposte avanzate da parte di organizzazioni non profit rispondano a un bisogno sociale reale e se siano condivise e accettate dalla società in generale e, in particolare, dagli interlocutori rilevanti dell’ impresa.
* L’impresa deve considerare quanto l’organizzazione non profit sia affidabile rispetto alle possibilità di interazione su determinati obiettivi.
* L’impresa deve stimare qual sia l’immagine percepita dell’ organizzazione non profit da parte della società e, in particolare, da parte del complesso degli stakeholder dell’ impresa.
* L’impresa deve esaminare se la vision dell’ impresa sia compatibile con quella sviluppata e sostenuta dall’ organizzazione non profit .
* L’impresa deve stimare se la collaborazione con l’organizzazione non profit rispetto ad una determinata causa, sia in grado di aumentare l’impatto comunicativo dei reciproci interessi verso gli stakeholder.
* L’impresa deve esaminare se esistano nell’organizzazione non profit garanzie di monitoraggio, controllo, trasparenza e rendicontazione rispetto alla destinazione e ai metodi di gestione ed erogazione dei benefici.
* L’impresa deve considerare la rapidità d’azione dell’organizzazione non profit e se sia in grado di agire in sincronia con i tempi di lavoro dell’impresa.
* L’impresa deve stabilire se l’organizzazione non profit sia in grado di dare risposte concrete e soddisfacenti in tempi ragionevoli ai propri obiettivi.
* L’impresa deve analizzare se il progetto di alleanza con l’ organizzazione non profit possa essere gestito in modo modulare e progressivo così da poter essere corretto e reimpostato.
* L’impresa deve analizzare se l’organizzazione non profit sia veramente consapevole e condivida gli interessi e il business dell’ impresa.

2.2.2 Per l’organizzazione non profit

* L’organizzazione non profit deve valutare che la mission. la vision e i valori dell’impresa siano coerenti e complementari rispetto a quelli dell’organizzazione
* L’organizzazione non profit deve analizzare se il core business dell’impresa possa portare un valore aggiunto ral proprio campo di azione
* L’organizzazione non profit deve valutare se l”identità percepita dell’impresa e, in particolare, da parte dei propri componenti sia coerente con l’identità che l’ organizzazione desidera trasferire ai propri stakeholder
* L’organizzazione non profit deve comprendere se la cultura vigente all’interno dell’impresa sia compatibile con la cultura dell’ organizzazione e se esista consonanza in termini di approccio alle relazioni.
* L’organizzazione non profit deve valutare l’interazione tra l’ organizzazione è l’impresa e se tale interazione sia in grado di portare benefici dal punto di vista del potenziale comunicativo verso l’esterno.
* L’organizzazione non profit deve avere chiare le modalità di coinvolgimento delll’impresa con cui potrebbe relazionarsi e deve sincerarsi che l’impresa attui strumenti di monitoraggio e di controllo delle attività di donazione al non profit.
* L’organizzazione non profit deve valutare se gli stakeholder dell’impresa siano o possano diventare stakeholder anche propri.

2.3 Modalità della partnership

E’ importante che:

* L’impresa metta a disposizione dell’organizzazione non profit beni, prodotti e servizi, in grado di facilitare gli obiettivi di sostegno solidale.
* Impresa e organizzazione non profit possano trarre reciproci vantaggi in termini di visibilità e nei confronti dei rispettivi stakeholder attraverso azioni di co-branding e co-marketing.
* Sia l’impresa che l’organizzazione non profit possano interagire sul fronte operativo e sul fronte della comunicazione per far conoscere e diffondere i propri obiettivi comuni all’interno delle rispettive reti di relazioni. Sull’esperienza organizzativa dei circoli di qualità, dei gruppi di progetto, dei board strategici, si possono realizzare forme di networking per massimizzare le azioni e gli interventi.
* Impresa e organizzazione non profit possano mettere a disposizione dei beneficiari interventi di sostegno solidali
* L’impresa mette a disposizione dell’organizzazione non profit ore-lavoro dei dipendenti: cioè menti e braccia per lavorare a favore di una causa e di un obiettivo.
* I dipendenti dell’azienda e i membri dell’organizzazione non profit svolgano un ruolo testimoniale importante e veicolino i propri obiettivi di sostegno solidale all’interno delle rispettive sfere di relazioni e di influenza.
* L’impresa possa mettere a disposizione degli operatori delle organizzazioni non profit know how, strumenti e ore-formazione in grado di aiutarli ad affrontare le proprie azioni con una maggiore razionalità manageriale, cioè con una maggiore capacità di stabilire e misurare il raggiungimento di obiettivi specifici, impostando le necessarie azioni di monitoraggio, di controllo e di correzioni quando richieste.
* Parallelamente, l’organizzazione non profit potrà offrire i propri valori e il proprio know-how specifico sul campo ai componenti dell’impresa, così che possano essere maggiormente consapevoli dei problemi e delle opportunità sociali in cui operano, crescendo anche dal punto di vista umano e delle relazioni.
* L’impresa possa mettere a disposizione dell’organizzazione non profit infrastrutture fisiche e telematiche, tecnologie e strumenti di gestione e di comunicazione che potenzino l’attività degli operatori non profit.

3. Conclusioni

Le Associazioni Ferpi e Assif ringraziano per la collaborazione il Segretariato Sociale della RAI e, approvando questo documento, impegnano i rispettivi associati ad assimilarlo ed attuarlo.
Le due associazioni svolgeranno attività di presentazione, di divulgazione e di formazione comune perché le linee guida illustrate in questo documento sin integrino pienamente nello svolgimento del lavoro quotidiano dei loro associati.

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