Lavoro e No Profit

Terzo Settore. La nuova frontiera della lotta per i diritti dei lavoratori!

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CONTRO IL PRECARIATO E LA PRIVATIZZAZIONE DEI SERVIZI PUBBLICI

Pubblicato da lavoratorinoprofit su Novembre 11, 2008

riceviamo e pubblichiamo:

CONTRO IL PRECARIATO E LA
PRIVATIZZAZIONE DEI SERVIZI PUBBLICI

VENERDI’ 14 NOVEMBRE

GIORNATA A SOSTEGNO DELLA

DELIBERA DI INIZIATIVA POPOLARE


In Via Baldassarre Orero n. 61 , Roma

presso i Magazzini Popolari Casal Bertone

Alle 17.30 Dibattito pubblico con Andrea Alzetta (Consigliere comunale della Sinistra Arcobaleno), Flavia D’Angeli (Sinistra Critica), Fabio Nobile (Segretario romano del Partito dei Comunisti Italiani), Claudio Ortale (Consigliere del XIX Municipio del Partito della Rifondazione Comunista).

Dalle 20.30 Serata con gastronomia

e il piano bar di Massimiliano

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APPELLO PER LA DELIBERA DI INIZIATIVA POPOLARE SULLA

Pubblicato da lavoratorinoprofit su Ottobre 1, 2008

riceviamo e pubblichiamo:

APPELLO PER LA DELIBERA DI INIZIATIVA POPOLARE SULLA
GESTIONE DEI SERVIZI PUBBLICI DEL COMUNE DI ROMA

Il Comune di Roma è il più grande datore di lavoro precario d’Italia: sono migliaia, infatti, le lavoratrici ed i lavoratori dei servizi comunali costretti da anni a vivere sotto il ricatto delle cooperative e delle altre aziende private cui il Comune appalta servizi essenziali, come l’assistenza agli anziani e ai disabili o le mense scolastiche.

La politica di privatizzazione dei servizi non ha conosciuto differenze nei vari passaggi dalle giunte del vecchio pentapartito a quelle di Rutelli e Veltroni, fino a quella odierna di Alemanno. Questa situazione ha prodotto lavoro precario, sottopagato e senza diritti, oltre a servizi inefficienti.
Il caso più eclatante è quello degli A.E.C. (Assistenti Educativi Culturali), gli operatori che lavorano nelle scuole con i bambini in condizioni disagiate: dal 1999, infatti, anziché assumere, il Comune ha esternalizzato il servizio verso associazioni e cooperative, con il risultato che ad un numero sempre più ridotto di operatori alle dirette dipendenze del Comune stesso si affianca un numero sempre maggiore di lavoratori che svolgono le stesse mansioni, ma con stipendi più bassi e spesso senza nemmeno un contratto di lavoro. Nella stessa condizione si trovano i lavoratori dell’assistenza domiciliare, delle case di riposo, dei centri diurni, fino a quelli dei canili municipali.
Otto anni fa, oltre 7.000 cittadini hanno sottoscritto una delibera di iniziativa popolare per imporre, almeno, il rispetto dei contratti nazionali da parte di tutte le aziende e cooperative che lavorano per conto del Comune di Roma, delibera poi approvata all’unanimità dal Consiglio Comunale. A tutt’oggi, però, quella delibera è rimasta inapplicata, perché non sono mai stati effettuati i controlli previsti ed associazioni e cooperative hanno continuato – e continuano – a far lavorare migliaia di persone con contratti “atipici” o addirittura in nero, nel silenzio e con la complicità delle forze politiche di destra, centro e sinistra.

Per questi motivi, i lavoratori dei servizi comunali, i sindacati di base, l’associazione “Amici di Beppe Grillo” ed altri organismi hanno promosso una nuova delibera di iniziativa popolare che ponga fine una volta per tutte a quel “regime delle cooperative” che, lucrando sulla privatizzazione dei servizi pubblici, ha prodotto solo precariato e disservizi. Una delibera di iniziativa popolare per l’assunzione della gestione dei servizi da parte del Comune, in prima persona, applicando gli strumenti previsti dal Decreto Legislativo n. 267 del 2000, la legge che regola il funzionamento degli Enti Locali. I promotori fanno dunque appello a tutti i cittadini, al mondo dell’associazionismo, alle forze politiche e sindacali affinché sostengano questa iniziativa, firmando la delibera di iniziativa popolare e mobilitandosi perché il Consiglio Comunale la approvi, rendendo finalmente giustizia alle migliaia di persone che lavorano in condizioni impossibili ed all’intera città di Roma, che non merita servizi pubblici tanto precari e inefficienti.

Comitato Promotore della Delibera di Iniziativa Popolare sui servizi del Comune di Roma

Confederazione Unitaria di Base – Federazione delle Rappresentanze di Base; ReteComune; Unione Sindacale Italiana/AIT – Usicons – Lista Civica e Associazione “Amici Beppe Grillo”; Circolo Comunista “Stefano Chiarini”; Circolo Lavoro di Sinistra Critica; Andrea Alzetta (Consigliere Comunale Sinistra Arcobaleno); Claudio Ortale (Consigliere del Municipio XIX della Sinistra Arcobaleno)

IL TESTO DELLA DELIBERA DI INIZIATIVA POPOLARE DEPOSITATO IL 30/9/2008, PER IL QUALE DOVRANNO ESSERE RACCOLTE ALMENO 5000 FIRME VALIDE ENTRO 90 GIORNI:

COMUNE DI ROMA

IL CONSIGLIO COMUNALE

DELIBERA

di formulare i seguenti indirizzi per la gestione dei servizi socio assistenziali ed educativi, per il servizio di refezione scolastica e per la gestione dei canili comunali.

Art. 1

I servizi socio assistenziali ed educativi – fra i quali l’assistenza domiciliare agli anziani ed ai disabili, il sostegno ai minori in famiglia, la gestione delle case famiglia e dei centri diurni, la gestione della case di riposo, il servizio di scolarizzazione dei minori rom – vengono affidati ad un’apposita Istituzione, come da artt. 113 e 114 del Dlgs 267/2000. Il personale viene attinto da quello attualmente operante o che abbia operato in precedenza in regime di convenzione, previa istituzione di apposite graduatorie, relative ad ogni servizio, basate sull’anzianità di servizio prestato presso gli organismi convenzionati, anche in epoche ed organismi diversi.

Art. 2

Il servizio di assistenza educativa e culturale (A.E.C.), detto anche di integrazione scolastica, viene gestito direttamente dal Comune di Roma, con proprio personale, attinto da quello attualmente operante o che abbia operato in precedenza in regime di convenzione, previa istituzione di apposite graduatorie municipali basate sull’anzianità di servizio prestato presso gli organismi convenzionati a partire dall’anno 1999, sulla base dei periodi di servizio attestati dalle U.O. competenti per ogni Municipio e prestati anche in epoche ed organismi diversi.

Art. 3

Il servizio di refezione scolastica viene gestito a mezzo di apposita azienda speciale, come da artt. 113 e 114 del Dlgs 267/2000. Il personale viene attinto da quello attualmente operante, o che abbia operato in precedenza, previa istituzione di apposite graduatorie, basate sull’anzianità di servizio prestato presso le aziende che hanno operato ed operano nel servizio stesso. La stessa azienda speciale assumerà la gestione diretta dei canili municipali, assumendo tutto il personale attualmente operante o che abbia operato in passato, previa istituzione di apposita graduatoria basata sull’anzianità di servizio prestato presso gli organismi convenzionati, anche in epoche ed organismi diversi.

Art. 4

Per quanto riguarda tutti i progetti e i servizi non compresi nella presente Deliberazione, si applica quanto disposto dalla Deliberazione n. 135/2000 e dal Regolamento attuativo
Delibera C.C. 259 del 2005.

Art. 5

Entro tre mesi dall’approvazione della presente Deliberazione, il Consiglio Comunale approverà il relativo Regolamento attuativo.

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Il lavoro, diario sentimentale di esperienze grame

Pubblicato da lavoratorinoprofit su Giugno 26, 2008

(2004)
VIAGGIO NEI LAVORI IMPOSSIBILI: DAL LAVORETTO IN NERO ALLE AGENZIE DI LAVORO FINO AI NUOVI CONTRATTI, DIARIO SENTIMENTALE DI ESPERIENZE GRAME

1-IL LAVORETTO IN NERO

Mi chiamo Bobo, ho 26 anni e sono uno studente universitario.Studente e lavoratore, od almeno questa è l’intenzione.Comincio dal principio, scorrendo mentalmente tutti i lavori che ho fatto da quando ho pensato che alternare studio e lavoro potesse essere il mio modus vivendi.Andiamo molto indietro nel tempo, primo anno d’università, due esami sostenuti ed un lavoro più o meno continuativo in un locale della zona (thunder road, giusto per non fare nomi).Lavoro solo sabato e domenica, ma vivo ancora coi miei e mi sta bene: niente contratto (of course) per un lavoretto ottenuto grazie ad amicizie:il guardiamacchine, colla bella stagione non male, d’inverno un po’ meno, ma niente di massacrante, 10mila lire all’ora, massì, ci sta:faccio 5 ore a serata e torno a casa con qualcosa.Il lavoro poi è abbastanza divertente: ed eccomi allora a zigzagare colla torcia battendo la campagna (perchè coi grandi concerti le macchine si spalmano su parecchi metri quadrati), poi il locale è famoso per i furti nelle automobili, e di fatto le emozioni non mancano, tra avventori ubriachi fuori di testa, paurose cozzate tra auto e, naturalmente, devastazioni e saccheggi.Solo una volta io ed il mio compare riusciamo a “sgominare” una gang di ladruncoli, con relativo risvolto infame:denuncia e processo contro due poveracci di Voghera. Giuro, non mi sono sentito particolarmente eroe.Anche perchè se loro erano banditi , bastardi erano i gestori del locale che, spesso, si prendevano delle libertà col personale assolutamente incredibili, fino alla goccia del traboccamento:”se volete continuare a lavorare qua dovete tagliarmi l’erba del giardino ed estirpare le erbacce nelle aiuole”lavoretto da almeno 3-4 ore, chiaramente non pagato “perchè guardate che vi faccio un favore a farvi lavorare, potrei prendere due negri e dar loro 3 lire”. Davanti al diktat, una prestazione gratis per tenere il posto, e davanti al palese ra zzismo, si decide di non cedere.Il risultato è la subitanea perdita del lavoro e del saluto.

2-LA “MISSIONE” PER L’AGENZIA DI LAVORO INTERINALE

Questa è la fine del lavoro numero uno, storia raccontata anche per far capire cosa si nasconde dietro a quei posti all’apparenza accattivanti e “ggiovani” ed in realtà gestiti da persone prive di scrupoli, che fanno del divertimento neanchè più un businness ma un vero e proprio lucro, un estorsione ai danni di persone bramose di, rara di questi tempi, musica dal vivo.
Vi risparmio la cronaca degli altri dodicimila lavori che ho fatto (perchè così si chiamano nelle agenzie interinali) a “missione” (il nome esotico cela i lavori più ingrati in turni massacranti in fabbricacce di merda , come ad esempio la ICSS sulla strada per Vigevano, dove, appena arrivato con il salva-condotto Adecco, ti sbattono al ciclo continuo ad una macchina da cui fuoriescono venefici gas e vapori a 50 gradi, magari al terzo turno (dalle 10 di sera alle sei del mattino) e a ritmi giapponesi). Non duri troppo, in posti come questi, a meno di non essere fatti d’acciaio.Infatti fallisco l a “missione impossibile”, l’agenzia di lavoro interinale non mi richiama più.

Dopo qualche settimana vado a chiedere, mi viene risposto che la fabbrica si è lamentata che non andavo a ritmo, per cui fuori, niente più “mission” per il soldato Bobo,niente più “crew”, niente più biro, spillette e gagliardetti adecco. Tolto dall’elenco dei “golden workers” dell’agenzia è difficile ritornare al top ed essere ancora chiamati. Le missioni non si possono fallire, se fallisci, che eroe del lavoro sei? Che “golden boy” pretendi d’incarnare?

3-I NUOVI CONTRATTI:IL MONDO DEL CALL CENTER

ALTRO LAVORO: questo sembra buono, dura anche un pò, in viale Cremona, alla Value contact, call center in cui si vende, via telefono, di tutto: dall’olio alle saponette. Tre ore giornaliere di telefonate, scorre abbastanza, bisogna solo non farsi scrupoli nel chiamare la gente a casa alle otto e mezza di sera. Le prime settimane vanno piuttosto bene, sono con un contratto a progetto, anche se non l’ho mai visto.Poi, iniziano i problemi, vengo chiamato in direzione una prima volta: non rendo abbastanza nella vendita di boccioni d’acqua per ufficio “culligan”. Mi dicono che non è colpa mia, l’italiano non sa fare telemarketing perchè il nostro paese è a digiuno di queste cose, mentre in Inghilterra fanno corsi universitari per formare centralinisti (!?!). Insisto, dico che è un lavoro che potrebbe fare anche una scimmia ammaestrata, che ho imparato a rispondere al telefono a 3 anni. Niente da fare, sono licenziato. Oltre al rinfacciarmi la mia ignoranza per la mancanza di preparazione professionale, fanno risalire le mie scarse vendite anche ad una motivazione “teologico-metafisica”: mi dicono che si sente, quando parlo al telefono, che non credo al prodotto che vendo ,che non credo nei boccioni culligan (“vede, caro Bobo, il problema vero e che lei non ci crede abbastanza !”), non capisco.Chi può credere in un boccione d’acqua?Cosa vuol dire credere in un boccione d’acqua? Mi concentro qaulche minuto in contemplazione del boccione azzurro, niente: non mi viene da amarlo, adorarlo.Non suscita in me ansia di trascendentale. E’, chiaramente, colpa mia.

Licenziato, fuori dai coglioni alle 15 vengo riassunto alle 18,per un altro progetto:gli abbonamenti del WWF (a proposito, gli iscritti al WWF sanno che parte della loro tessera va a finanziare queste forme assurde di precariato e sfruttamento sociale?). Qui ci credo un pò di più e per un certo tempo le cose ricominciano ad andare, certo, la paga è poca (5 euri all’ora) ed il lavoro non proprio esaltante. Ma dopo poco cominciano altri problemi, i lavoratori cominciano ad essere lasciati a casa, a volte per intere settimane, perchè non ci sono i nominativi.Uno dopo l’altro cominciamo a turnare sulle già scarse tre ore giornaliere. Arriviamo alla ciliegina sulla torta, il padrone vuole disporre di noi, gratuitamente, per 6 ore di training telefonico.Il training telefonico altro non è che lavoro non pagato.Tu fai le tue telefonate, come sempre, con un “esperto” accanto che ti corregge, quando e se sbagli (cose assurde tipo: “non usare mai il condizionale” oppure “cerca di ess ere il più diretto possibile”). Ora facciamo questo calcolo: il training è stato proposto ad una ventina di persone, moltiplichiamo le 6 ore aggratis per 20, viene fuori un numero spaventoso di ore regalate al padrone. Molti non accettano il diktat: il risultato è il solito: grazie tante ed arrivederci, insomma, la porta.

La mia storia non è una storia isolata, è la prassi per migliaia di giovani : per incontrarci, tra disagiati della new economy, abbiamo deciso d’organizzare,noi come csa Barattolo, insieme a NiDIL CGIL e ai giovani comunisti un incontro, il 29 aprile, tra operatori di call center, con esperti del settore. Potrebbe essere l’inizio della riscossa per noi, precari umiliati, il nostro passare dall’essere “a tempo determinato” al “determinare il nostro tempo”.

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APPELLO PER LA COSTITUZIONE DI UN COORDINAMENTO NAZIONALE DI LAVORATORI E LAVORATRICI NEL TERZO SETTORE

Pubblicato da lavoratorinoprofit su Giugno 25, 2008

COORDINAMENTO ROMANO LAVORATORI/TRICI DEL  TERZO SETTORE
Per adesioni e contatti: coord.terzosettore@email.it

La situazione nel terzo settore, nel quale sono comprese attività diverse dai servizi alla persona di ambito sanitario o socio assistenziale, educativo e scolastico fino ai servizi culturali e ambientali, di mediazione interculturale, di vigilanza e di guardiania, spesso con servizi pubblici esternalizzati, sta risentendo in maniera più decisa dei generali problemi sul lavoro e della riduzione dei diritti a lavoratori e lavoratrici. Un precariato esteso e strutturale, salari bassi e condizioni di lavoro e di vita insoddisfacenti in questo settore, anche per chi ha un lavoro a tempo indeterminato ma è soggetto ai ritmi di bandi di gara e di affidamenti di servizi e progetti, sta diventando una delle caratteristiche fondamentali, accompagnato da una progressiva dequalificazione dei servizi pubblici erogati alla cittadinanza.

Altrettanto insufficiente e inadeguato è stato il ruolo dei partiti e dei “sindacati concertativi”, troppo spesso incastrati in dinamiche politiche e di intrecci economici da non poter efficacemente rappresentare gli interessi di lavoratori e lavoratrici, anzi nel caso di molti sindacalisti l’intreccio con i responsabili di cooperative, associazioni, aziende e enti rende ancora più difficile la comprensione del soggetto da individuare come “prima controparte”.

Del resto,  è ancora incompleto l’intervento dei vari sindacati di base e autorganizzati, che pure in questo settore hanno raggiunto importanti risultati in diverse situazioni aziendali o locali, ma che non sono ancora riusciti a fare un deciso passaggio di unità di azione, pur mantenendo le loro differenze e specificità, creando le condizioni per un coordinamento nazionale che sappia collegare realtà diverse e settori solo in minima parte organizzati sui posti di lavoro, superando l’attività sindacale “classica” e raggiungendo quei rapporti di forza tali da rimettere in discussione i rinnovi contrattuali, le condizioni di adeguamento salariale con l’aumento del costo della vita, le condizioni di vita di operatori e operatrici e lo stesso meccanismo di esternalizzazione di importanti e strategici servizi pubblici o la privatizzazione degli stessi, con un peggioramento di chi lavora e di coloro che sono i beneficiari dei servizi stessi.

Per contrastare questa tendenza e trovare strumenti agili ed efficaci che rompessero tali meccanismi “ingessati” dal punto di vista dell’autorganizzazione sui posti di lavoro (pratica che riteniamo fondamentale e anche vincente in molte vertenze di lavoro o sui servizi) da febbraio del 2008 a Roma abbiamo costituito un coordinamento di lavoratori e lavoratrici del terzo settore, alla luce di esperienze precedenti, che comprendesse settori diversi a prescindere dal contratto collettivo nazionale di riferimento o dall’essere dipendenti, soci o precari di vario tipo, coordinamento unificato da percorsi ed esigenze comuni e condivise, strumento costruito e gestito dal basso che ponesse di nuovo come prioritari alcuni fatti e interessi, spesso sacrificati: quelli dei lavoratori e delle lavoratrici e indirettamente anche dei beneficiari dei servizi, “gli utenti”.

Compito difficile nell’attuale scenario di profondi cambiamenti e di attacchi ai diritti minimi, ma che non intendiamo far rimanere una esperienza solo locale.

Per questo, con questo appello, intendiamo lanciare un chiaro segnale ad altre realtà e gruppi attivi o desiderosi di muoversi, per ricostruire un efficace e combattivo CCOORDINAMENTO NAZIONALE NEL TERZO SETTORE, con pratica autorganizzata, partecipazione con scelte dal basso e decisioni di intervento in ambito nazionale sugli aspetti sopra enunciati, di sostegno a situazioni locali, che rompa forme di isolamento, di collocazione solo territoriale, di scelte di stampo verticistico nelle questioni lavorative e della gestione dei servizi in questo settore, non delegando più agli apparati sindacali filodatoriali, al sistema partitico, la difesa e la rappresentanza degli interessi di lavoratori e lavoratrici.

Siamo consapevoli e in alcune realtà locali lo abbiamo già verificato, che dalla nostra parte possono schierarsi sindacati di base, strutture autorganizzate o delegati-e che sono ancora interni ai sindacati confederali, che spesso come nella nostra situazione locale hanno sostenuto o sono parte attiva nelle lotte e nella costruzione di piattaforme, ma siamo anche consapevoli che non esiste un modello esportabile in tutta Italia o anche solo  in altre Regioni.

Coloro che condividono con noi gli obiettivi minimi, la pratica e la necessità di organizzarsi in un coordinamento nazionale del terzo settore, sono i benvenuti per mettere in pratica, con i fatti e non solo con le dichiarazioni, questo importante strumento. A Roma il coordinamento locale raccoglie  in due mesi di attività circa 15 situazioni di posto di lavoro, gli impegni non mancano e a fine maggio terremo la nostra prima assemblea pubblica cittadina. Invitiamo strutture già organizzate, gruppi di lavoratori e lavoratrici, altri coordinamenti locali già formati, a percorrere con noi questa strada e a contattarci per una riunione finalizzata alla costituzione di un COORDINAMENTO NAZIONALE DI LAVORATORI E LAVORATRICI DEL TERZO SETTORE.

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