“Il lavoro nel terzo settore. Occupazione, mercato e solidarietà”
Lamberti Mariorosario (ed. Giappichelli, 2005)
ISBN: 8834857658 ISBN-13: 9788834857656

Pubblicato da lavoratorinoprofit su Marzo 11, 2009
Milano, 5 marzo 2009
Caro Amico/a,
Il 5 febbraio 2009 il Senato della Repubblica ha approvato il disegno di legge che potrebbe portare alla censura di molti siti web, tra cui Facebook, Youtube, MySpace e qualunque altro sito, forum o blog per i reati di istigazione a delinquere e apologie di reato.
Il provvedimento è già alla Camera dei Deputati per l’approvazione definitiva.
La natura stessa della Rete rende tecnicamente impossibile limitare la censura ad un determinato contenuto: la conseguenza sarebbe quindi l’oscuramento dell’intero sito web.
Questa misura potrebbe costituire un pericoloso attacco alla libertà di espressione e di opinione su internet.
Il rischio è un’inaccettabile censura del web che viola la Costituzione e rischia di far pervenire all’Italia provvedimenti in sede internazionale ed europea.
Chiedo quindi il tuo aiuto per far fronte a questa pericolosa eventualità : supporta la campagna contro la censura di Internet iscrivendoti su www.e-policy.it dove troverai tutte le informazioni, fra cui la lettera aperta da inviare al tuo parlamentare (*), per informarlo del tuo dissenso e una ns. news-letter che ti terrà aggiornato in tempo reale sugli sviluppi della vicenda.
Se condividi questo appello inoltra questa email ai tuoi amici, in modo che tutti siano informati su quello che sta avvenendo in Italia.
La libertà è come l’aria: ti accorgi della sua importanza solo quando non c’è!
Ti saluto cordialmente, speranzoso che il mio appello abbia raggiunto chi, come me, ha a cuore l’interesse del proprio Paese, e la libertà di tutti .
Grazie
Giovanbattista Frontera
Due Righe su di me:
Dal 1990 mi occupo di tecnologia digitale e telecomunicazioni, con numerose esperienze professionali.
Sono al mio quinto mandato consecutivo come Vice Presidente di Assoprovider, Associazione Provider Indipendenti.
Nel 2000 ho partecipato come Rappresentante di Assoprovider, nella
delegazione italiana al G8, High Tech Crime a Parigi.
Nel 2001 sono stato eletto Vice Presidente della Naming Authority Italiana, ente preposto per la creazione delle regole per i nomi a dominio ccTLD.it e ho partecipando nel 2001, alla “Task Force per la larga banda” del Ministero dell’Innovazione Tecnologica.
Dal 2007 sono titolare della Baobab Communications S.r.l., ISP ed agenzia di servizi, comunicazione digitale e web marketing, specializzata nella realizzazione di progetti complessi ed integrati.
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Pubblicato da lavoratorinoprofit su Marzo 11, 2009
La Corte ha confermato il sequestro di alcune pagine dell’Aduc su cui erano stati pubblicati messaggi offensivi verso la religione cattolica. Una sentenza che di fatto esonera i siti dagli obblighi imposti dalla legge agli organi di informazione
di ALESSANDRO LONGO
Repubblica, 10 marzo 2009
http://www.repubblica.it/2009/01/sezioni/tecnologia/internet-leggi/cassazione-10mar/cassazione-10mar.html
ROMA – I forum su internet non hanno le stesse tutele della stampa e quindi possono subire sequestro con maggiore facilità. Senza le tutele riservate a garanzia della libertà di stampa, ma anche senza i relativi obblighi. E’ quanto stabilito da una sentenza della Corte di Cassazione depositata oggi e destinata ad avere un certo impatto sulle cose della Rete, visto che oltre che sui forum questo giudizio d’ora in avanti peserà su qualsiasi sito non registrato come testata giornalistica. Anche sui blog, quindi.
La sentenza, in particolare, respinge un ricorso fatto da Aduc contro un sequestro di alcuni messaggi pubblicati sul suo sito, nel forum “Dì la tua”. E’ una vicenda del novembre 2006, quando, sulla scorta di inchieste giornalistiche e noti fatti di cronaca, il forum si è popolato di messaggi contro i preti pedofili. Di qui è partita una denuncia dell’associazione Mater Onlus di don Fortunato di Noto, che contestava la violazione dell’articolo 403 del codice penale (offese a una confessione religiosa mediante vilipendio di persone). Per un anno è stato sequestrato l’intero forum, 700 pagine, poi Aduc ha ottenuto che fossero oscurati solo i singoli messaggi oggetto di denuncia. “Alcuni messaggi contenevano insulti, altri no. Ma a noi preme evidenziare che non è giusto che esistano libertà di serie A e di serie B. Che un normale cittadino non possa scrivere su internet quello che un giornalista può dire liberamente”, dicono a Repubblica.it da Aduc. “E per questo motivo andremo avanti: ci rivolgeremo alla Corte europea dei diritti dell’uomo a Strasburgo”. Aduc vorrebbe le stesse tutele della stampa su forum, siti, chat, news group e altri contenuti telematici, per rendere più difficile il sequestro. La Cassazione però ha stabilito che i forum “sono una semplice area di discussione dove qualsiasi utente o gli utenti registrati sono liberi di esprimere il proprio pensiero ma non per questo il forum resta sottoposto alle regole e agli obblighi cui è soggetta la stampa (come indicare un direttore responsabile per registrare la testata) o può giovarsi delle guarentigie in tema di sequestro che la Costituzione riserva solo alla stampa”.
Ma è una cattiva notizia per la libertà su internet – come crede Aduc – o è piuttosto il contrario? “E’ una buona notizia”, dice Fulvio Sarzana di S. Ippolito, avvocato esperto di internet. “Per la prima volta la Cassazione esonera i siti dagli obblighi della legge sulla stampa. Una cosa che gli utenti di internet temono da anni di subire”, aggiunge. Significa: niente obbligo di registrazione al tribunale, di avere un direttore responsabile; ma non solo: “Viene finalmente chiarito che non c’è l’obbligo di controllo su quanto pubblicato dai commentatori sul proprio blog. La responsabilità di eventuali diffamazioni è solo dei commentatori. Lo sarebbe anche del gestore del blog, se si applicassero le leggi sulla stampa“.
Di recente sono numerose le proposte di legge che premono per equiparare siti e blog a testate giornalistiche, per alcuni obblighi, allo scopo di regolamentarli in modo più stretto. L’ultimo contestato esempio viene dalla proposta Carlucci, che, quanto alla diffamazione, vorrebbe applicare in toto ai siti e ai portali le leggi sulla stampa.
E’ d’accordo, che sia una buona notizia, anche Andrea Monti, un altro avvocato esperto di internet, ma aggiunge: “Quello che contesto non è la possibilità di sequestrare messaggi diffamatori, ma alcune applicazioni abnormi della legge. Come il fatto che, per prassi, vengano sequestrati interi siti, per un solo messaggio oggetto di denuncia”.
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Pubblicato da lavoratorinoprofit su Febbraio 12, 2009
La questua
Quanto costa la Chiesa agli italiani
di Curzio Maltese
ed. Feltrinelli

Quanto costa la Chiesa cattolica ai contribuenti italiani? Chi gestisce il fiume di denaro che passa ogni anno dalle casse dello Stato alle istituzioni ecclesiastiche? E come vengono usati questi soldi?
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Un miliardo di euro dai versamenti dell’otto per mille. 650 milioni per gli stipendi degli insegnanti di religione. 700 milioni per le convenzioni su scuola e sanità. 250 milioni per il finanziamento dei Grandi Eventi. Una cifra enorme passa ogni anno dal bilancio dello Stato italiano e degli enti locali alle casse della Chiesa cattolica. A cui bisognerebbe aggiungere almeno il cumulo di vantaggi fiscali concessi al Vaticano e oggi al centro di un’inchiesta dell’Unione europea: il mancato incasso dell’Ici, l’esenzione da Irap, Ires e altre imposte, l’elusione consentita per le attività turistiche e commerciali. Per un totale di circa 4 miliardi di euro, più o meno mezza finanziaria, l’equivalente di un Ponte sullo Stretto o di un Mose all’anno. Una somma (è la stessa Conferenza episcopale italiana a dichiararlo) che solo per un quinto viene destinata a interventi di carità e di assistenza sociale.
Con il piglio del grande cronista Curzio Maltese snocciola cifre e dati, scandaglia documenti, bilanci e siti internet, dà voce a fonti insospettabili, in un’inchiesta sorprendente e coraggiosa che rielabora, amplia e integra i materiali già pubblicati a puntate sulle pagine di “Repubblica”. Il suo non è un attacco alla Chiesa in quanto tale, tanto meno lo sfogo di un anticlericalismo di maniera. È il tentativo di fare luce su una realtà troppo poco conosciuta e non sempre trasparente, che tocca però nervi sensibilissimi della democrazia italiana come la lealtà fiscale, la corretta gestione delle risorse pubbliche, la laicità dello Stato. Una realtà, inoltre, che provoca non pochi disagi all’interno stesso del mondo dei fedeli, se è vero che importanti intellettuali cattolici hanno denunciato “il dirigismo, il centralismo e lo strapotere raggiunto dalla burocrazia nella Chiesa”.
Qui l’autore presenta il libro: http://www.radioradicale.it/scheda/253832
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Pubblicato da lavoratorinoprofit su Novembre 17, 2008
Introduzione di Cesare DamianoQuesto volume vuole essere un’utile guida per approfondire, sotto il profilo politico e tecnico, i contenuti della manovra del governo Berlusconi e le relative implicazioni sui temi del mercato del lavoro e della salute e sicurezza dei lavoratori.
Vengono presi in esame i decreti relativi all’ emergenza rifiuti in Campania, al potere d’acquisto delle famiglie, alla proroga termini e alla manovra finanziaria.
Il libro contiene l’estratto dei testi legislativi, gli emendamenti, gli ordini del giorno ad essi riferiti, le interrogazioni a risposta immediata (question time) e le mozioni.
Contiene, inoltre, un saggio di Donata Gottardi, europarlamentare del Partito Democratico, intitolato “Uno sguardo dal Parlamento europeo”, che esamina tutti i temi sociali e del lavoro dibattuti in Europa.
Vi è una preziosa guida alla lettura dei decreti redatta dall’Ufficio Legislativo della Camera del Partito Democratico, nelle persone di Paolo Casali e Monica Morabito, che consente un’ agevole approfondimento delle tematiche che riguardano il lavoro e uno sguardo d’insieme sul significato dell’intervento legislativo.
[...]
Ci troviamo di fronte ad una deregolazione feroce delle tutele sociali. Per questa definizione Maurizio Sacconi mi ha rimproverato. Infatti, io adopero raramente aggettivi del genere, ma in questo caso siamo veramente di fronte ad una deregolazione che è giusto definire “feroce”, perfino insensata, cieca al punto tale che il governo ha dovuto, grazie alla nostra opposizione, fare marcia indietro su alcune norme, talmente era vessatoria la volontà di abbassare le tutele del mercato del lavoro efficacemente regolate con il Protocollo dello scorso anno.
Una controriforma del lavoro.
Per fotografare la situazione dobbiamo parlare semplicemente di una controriforma caratterizzata da una volontà di liberalizzare nuovamente il mercato del lavoro. In sostanza, si rompe quell’equilibrio di regole fra le imprese e i lavoratori al quale noi abbiamo sempre guardato.
Siamo assolutamente sensibili al fatto che nella globalizzazione l’impresa debba garantirsi una competitività ed una buona flessibilità. Non lo abbiamo mai negato, valorizzando la contrattazione tra le parti sociali quando essa ha riguardato l’istituzione della banca delle ore o gli orari plurisettimanali e stagionali e realizzando una legislazione di sostegno alla buona flessibilità.
Abbiamo sempre detto che ogni rapporto di lavoro deve essere qualificato per quello che è: un lavoro “a progetto”, sembrerà banale, deve avere un progetto, perché altrimenti si chiama semplicemente lavoro “subordinato”. Tutto qui.
Non abbiamo mai messo in discussione la natura del rapporto di lavoro, ma abbiamo sempre voluto accertare che essa corrispondesse effettivamente al lavoro svolto e richiesto dall’impresa. Da qui la ricerca di giuste tutele per i lavoratori. La manovra del governo invece porta alla rottura dell’equilibrio tra ragioni dell’impresa e del lavoro: silenziosamente, c’è stata una profonda manomissione unilaterale del protocollo del 23 luglio del 2007.
[...]
Ancor più preoccupante è il fatto che, attraverso una serie di iniziative legislative di alcuni esponenti del centro destra, come nel caso dell’onorevole Giuliano Cazzola, si proponga nuovamente di abrogare l’articolo 18 dello statuto dei lavoratori, che è a tutela dei licenziamenti, oppure l’innalzamento dell’età pensionistica delle donne, prima ancora di avere applicato le riforme previdenziali varate con il Protocollo del luglio 2007.E’ vero che il governo ha dichiarato di non voler seguire queste indicazioni, ma si tratta pur sempre di tentativi che, qualora trovassero una saldatura politica con la nuova deregolazione del mercato del lavoro, rappresenterebbero un vero e proprio attacco al nostro modello di Welfare, che porterebbe al riaccendersi di una forte tensione politica e sociale nel paese.
Del resto le note dell’Ufficio Legislativo del PD, di seguito riportate, chiariscono bene ogni dettaglio.
Tra i tanti interventi negativi del governo, segnalo alcuni argomenti che sono, a mio avviso, di particolare rilevanza.
Voglio porre l’attenzione sul problema della cancellazione della norma che impediva la firma delle dimissioni in bianco.
Sappiamo come è andata in Parlamento nella scorsa legislatura. Alla Camera votarono a favore 400 parlamentari su 407. Al Senato la norma fu votata dal centrosinistra e da Alleanza Nazionale perché il Ministro Sacconi, anche in quella occasione, si prodigò per contrastare quella legge, e votarono contro Forza Italia, UDC e Lega.
Vogliamo inoltre ricordare che le attuali Ministre Stefania Prestigiacomo, Mara Carfagna e Mariastella Gelmini, firmarono un ordine del giorno, presentato in occasione della Finanziaria 2007, per sostenere questa legge che si proponeva di tutelare soprattutto il lavoro delle donne.
Questa scelta trasversale è stata trasformata nel suo contrario, nella volontà del governo Prodi di emanare una legge sovietica, burocratica e vessatoria nei confronti delle aziende perché si utilizzava un codice alfanumerico attraverso Internet per comunicare le dimissioni, sottraendo in questo modo il lavoratore all’arbitrio dell’imprenditore disonesto.
Se la norma era complicata, non per responsabilità del governo Prodi, la si poteva rendere più semplice, ma non eliminarla, perché il problema esiste ed è molto grave.
Accanto a questo, il governo ha tentato nelle Commissioni Finanze e Bilancio di far passare una norma che, oltre alla eliminazione del libro paga, del libro presenze e del libro matricola, abrogava l’obbligo della comunicazione dell’assunzione il giorno prima dell’inizio del lavoro. Ho parlato di un tentativo ignobile: anche in questo caso ho adoperato un termine che non uso mai perché, deve essere chiaro a tutti, nella scorsa legislatura non abbiamo inserito quella norma a capriccio. Quando nell’edilizia i lavoratori che muoiono risultano in parte assunti lo stesso giorno del decesso, questo vuol dire che siamo di fronte alle assunzioni “post mortem”, un segno di inciviltà del lavoro che la norma che noi abbiamo introdotto ha abrogato.
[...]
Come ho detto, siamo riusciti ad impedire, totalmente o parzialmente, alcune scelte del governo, ma questo è ancora insufficiente. Ci sono norme che cancellano quello che avevamo introdotto con il Protocollo del 2007:c’è il ripristino del lavoro a chiamata che noi avevamo tenuto parzialmente, per i soli settori del turismo e dello spettacolo; c’è il ripristino della vecchia normativa sui disabili che era stata migliorata dal Protocollo del luglio 2007; per quanto riguarda l’apprendistato professionalizzante, dalla nuova regolazione sono escluse le Regioni perché si parla solamente di formazione di impresa e si elimina la durata minima di due anni. Tutti sappiamo che la natura particolare del rapporto di apprendistato contempera il lavoro con la formazione: se quest’ultima diventa esclusivamente svolta dall’impresa e non c’è un limite minimo di durata del contratto, avviene – come già sta avvenendo – quella torsione nell’utilizzo dell’apprendistato che è volta a prendere in considerazione una forma di impiego a basso costo, nella quale la formazione sarà svilita e per niente osservata.
Chiamiamolo allora per quello che è;scegliamo – è meglio – un lavoro accessorio, un lavoro a chiamata, piuttosto che fingere che si tratti di apprendistato.
In merito all’orario di lavoro, il diritto al riposo ogni sette giorni viene dilatato fino ad una durata quindicinale, andando contro l’articolo 36 della Costituzione che parla di riposo settimanale.
Se pensiamo al peggioramento delle norme sugli appalti, o alla “semplificazione” che sopprime i libri matricola,il libro presenze e il libro paga, sostituiti dal cosiddetto libro unico del lavoro che renderà più difficili le funzioni ispettive,abbiamo chiara la direzione di marcia impressa dal governo.
E non ho citato tutto, perché c’è la parte della pubblica amministrazione che andrebbe tenuta in considerazione.
[...]
Tutto questo avviene non solo in un contesto economico particolare, ma in un momento nel quale è in corso la trattativa fra le parti sociali sul modello contrattuale.
[...]
Un Welfare dei diritti o un Welfare caritatevole?
La “social card” che viene promessa ai pensionati più poveri, finanziati con i 4 miliardi che si dovrebbero rastrellare con la manovra fiscale su petrolieri e affini, riceverà 200 milioni nel 2008.
A suo tempo, quel miliardo e 200 milioni che il governo Prodi ha distribuito come “quattordicesima” ( per la prima volta a ottobre 2007 e poi tra luglio ed agosto 2008) e che ha riguardato oltre 3 milioni di pensionati che hanno ricevuto mediamente 400 euro, è stato definito da Mario Baldassarri la carità di un euro al giorno. Adesso il loro euro al giorno è diventata una grandissima trovata. Peccato che il nostro euro al giorno sia stato negoziato per sei mesi con le parti sociali ed abbia portato all’individuazione di un nuovo criterio molto semplice ed efficace: non il reddito familiare, ma quello individuale per avere diritto all’aumento. In questo modo le donne hanno potuto godere di questo beneficio che va per il 60% al lavoro dipendente e per il 40% al lavoro autonomo. Lo abbiamo anche collegato ai contributi effettivamente versati, correggendo una impostazione precedente del governo Berlusconi che non considerava le diverse posizioni contributive negli aumenti pensionistici, generando in questo modo forti disuguaglianze. I 200 milioni di Euro promessi con la “social card”(anche se con 200 milioni si fa poca strada, basta fare i conti: perché se sono 400 euro a testa, 200 milioni coinvolgono appena 500 mila persone), a chi andranno? Quali saranno i soggetti coinvolti? Come si considera l’umiliazione di presentarsi con la carta per ottenere gli sconti sui generi di prima necessità , ed essere così identificati come i più poveri nella scala sociale? Non è preferibile un Welfare dei diritti a un Welfare caritatevole?
Tutti questi argomenti ci impongano di fare una opposizione, scevra da aggettivazioni, capace di condurre battaglie che impegnino il governo a dare risposte credibili sui temi sociali.
Facciamo un esempio: il Protocollo del 2007 ha stanziato – e sono soldi coperti e deliberati, firmati da tutti i Ministri che erano coinvolti, a partire da me e Padoa Schioppa – 4 miliardi all’anno per 10 anni a favore dello stato sociale; quanti ne abbiamo spesi?
Un miliardo e 200 milioni per le pensioni più basse, 700 milioni per gli ammortizzatori sociali e 700 milioni per lo “scalone”.
Per arrivare ai 4 miliardi che cosa manca?
Il governo ci deve spiegare come farà a sommare ed armonizzare la detassazione dei premi di produttività e degli straordinari, questi ultimi destinati solo per al settore privato, che ha messo nel conto anche le erogazioni cosiddette liberali, con il Fondo di 650 milioni istituito con il Protocollo del 2007, che decorre dal 1° Gennaio di quest’anno, e che riguarda esclusivamente il salario erogato attraverso il premio di risultato.
[...]
[...]
Quando il governo Berlusconi divide il sindacato e qualcuno non firma, quello va bene: bisogna procedere e mettere sotto accusa; quando c’è una voce contraria dalla parte delle imprese, bisogna fermarsi e riconsiderare i contenuti.
La concertazione è un esercizio complicato, non di parte, che punta ad avere la massima convergenza, anche se in alcune circostanze questa non è detto che si raggiunga.
Il testo completo su: http://www.partitodemocratico.it/gw/producer/dettaglio.aspx?id_doc=60722
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Pubblicato da lavoratorinoprofit su Settembre 14, 2008
Ivan Della Mea “Cara Moglie” (1966)
O cara moglie, stasera ti prego,
dì a mio figlio che vada a dormire,
perché le cose che io ho da dire
non sono cose che deve sentir.
Proprio stamane là sul lavoro, con il sorriso del caposezione,
mi è arrivata la liquidazione,m’han licenziato senza pietà.
E la ragione è perché ho scioperato per la difesa dei nostri diritti,
per la difesa del mio sindacato, del mio lavoro, della libertà.
Quando la lotta è di tutti per tutti il tuo padrone, vedrai, cederà; se invece vince è perché i crumiri gli dan la forza che lui non ha.
Questo si è visto davanti ai cancelli: noi si chiamava i compagni alla lotta, ecco: il padrone fa un cenno, una mossa, e un dopo l’altro cominciano a entrar.
O cara moglie, dovevi vederli venir avanti curvati e piegati;
e noi gridare: crumiri, venduti! e loro dritti senza piegar.
Quei poveretti facevano pena ma dietro loro, la sul portone, rideva allegro il porco padrone:
l’ho maledetto senza pietà.
O cara moglie, prima ho sbagliato,
dì a mio figlio che venga a sentire,
ché ha da capire che cosa vuol dire lottare per la libertà
ché ha da capire che cosa vuol dire lottare per la libertà!
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Pubblicato da lavoratorinoprofit su Agosto 6, 2008
Agenzia delle Entrate e Finanza in azione: sette enti veneziani nel mirino
A Padova come a Belluno, a Rovigo come a Treviso, a Padova come a Venezia e Vicenza, funzionari e militari hanno fatto visita a 65 attività no-profit ambigue. Palestre, lap dance, centri benessere, disco bar, night: tutti enti no-profit. Una tessera e tanti vantaggi fiscali. Agenzia e Finanza sono partiti da internet per individuare le situazioni particolari. Guardando i siti della associazioni, hanno individuato quelle con attività a prima vista sospette. 65, come detto, e sparse in tutto il territorio regionale: 5 a Belluno, 10 a Padova, 6 a Rovigo, 11 a Treviso, 7 a Venezia e ben 17 a Vicenza. L’operazione «Camaleonte», poi, ha trasformato gli uomini dell’Agenzia delle Entrate e i militari della Guardia di Finanza in finti clienti. 300 uomini hanno fatto visita alle sedi delle associazioni no profit sospettate di «lucro». Attività che sfrutterebbero i vantaggi fiscali del Terzo Settore, senza averne i requisiti. «Per ora abbiamo solo effettuato delle verifiche – spiegano dalle Entrate del Veneto -. Sono state controllate 65 associazioni, ma l’operazione è ancora in corso e può durare dai 30 ai 60 giorni. Non possiamo ancora dire chi, fra gli enti controllati, sia fuori regola». In questo contesto, lo scopo dell’operazione «Camaleonte» è definito in termini fiscali. «Dobbiamo accertare eventuali violazioni della normativa tributaria e, in particolare, riscontrare la sussistenza dei requisiti riservati agli enti no profit». Non solo. «E’ nostro compito – continuano dall’Agenzia delle Entrate – individuare anche posizioni di lavoro sommerso e irregolare». Da indagini svolte sul settore, «risulta talvolta che attività di palestre, scuole di ballo, centri di bellezza, night club, locali di lap dance gestiti da apparenti enti non commerciali come associazioni sportive, culturali, circoli ricreativi, agiscono dichiarando di non avere fini di lucro. Ma presentano elementi di chiara natura commerciale e finalità economica. Il fenomeno – è ancora il commento dell’Agenzia – oltre a sottrarre all’Erario rilevanti imponibili soggetti a tassazione, provoca concorrenza sleale con le imprese organizzate per svolgere la stessa attività». Gli irregolari rischiano dure sanzioni per evasione o lavoro nero.
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