Lavoro e No Profit

Terzo Settore. La nuova frontiera della lotta per i diritti dei lavoratori!

Archivio per la categoria ‘Sindacato’

Via libera definitivo all’arbitrato

Pubblicato da lavoratorinoprofit su ottobre 20, 2010

di Davide Colombo (Il Sole 24 ore, 20 ottobre 2010)

Il parlamento ha scritto la parola fine al lunghissimo iter del ddl lavoro, approvato ieri sera in via definitiva al termine della settima lettura dell’Aula di Montecitorio. Il via libera è arrivato con un rush finale nel tardo pomeriggio, dopo la discussione sull’articolo 31, che contiene le norme sull’arbitrato: 310 voti favorevoli (quelli della maggioranza cui s’è unita l’Udc), 204 contrari e 3 astenuti. …

Le perplessità del Quirinale, espresse nel messaggio motivato del 31 marzo scorso, s’erano appuntate soprattutto sulle norme che introducono l’arbitrato per la risoluzione delle controversie di lavoro, ad esclusione dei casi di licenziamento. Nella versione corretta in sesta lettura al Senato e confermata ieri si garantisce che la scelta del lavoratore di tentare la composizione davanti a un arbitro invece che dal giudice varrà per tutte le liti «nascenti dal rapporto di lavoro». La firma della clausola compromissoria sull’arbitrato sarà volontaria e potrà avvenire solo al termine del periodo di prova (o dopo 30 giorni dall’assunzione), mentre nel caso dell’arbitrato per equità si dovrà tener conto, oltre che dei principi generali dell’ordinamento, anche dei principi regolatori della materia derivanti da obblighi comunitari.

Soddisfatto Maurizio Sacconi, che ieri ha seguito in Aula tutta la discussione finale. … «Ora – ha aggiunto Sacconi – il governo proporrà all’esame del parlamento il disegno di legge delega sullo Statuto dei lavori, per realizzare compiutamente il sogno di Marco Biagi per un diritto del lavoro moderno a misura della persona». Ma soddisfatto è anche il ministro per la Pa e l’Innovazione, Renato Brunetta, per un articolato che «aiuta a completare il percorso di riforma e di modernizzazione della pubblica amministrazione».

Giudizio opposto dal Pd, che dopo aver visto respinte tutte le sue pregiudiziali di costituzionalità, con Cesare Damiano ha parlato di «controriforma che fa compiere un passo indietro ai diritti dei lavoratori». Secondo l’ex ministro del Lavoro, l’arbitrato secondo equità «nei fatti, costringerà il lavoratore a non avere a disposizione la libera scelta tra arbitrato e magistratura ordinaria mentre si consegna al collegio arbitrale la facoltà di derogare da leggi e contratti».
Per la Cgil si tratta di «una legge sbagliata che colpisce il futuro dei lavoratori». Ma se la confederazione guidata da Guglielmo Epifani annuncia «nuove e immediate iniziative di contrasto», Cisl, Uil e Ugl riconoscono il valore delle nuove norme. Giorgio Santini, segretario confederale della Cisl, ha parlato di misure accettabili «in quanto sono state in gran parte recepite sia le osservazioni del capo dello Stato sia l’avviso comune firmato dalle parti sociali, lo scorso 11 marzo, che ha escluso la materia del licenziamento dall’applicazione delle nuove norme». ….

l’articolo completo su:  http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2010-10-20/libera-definitivo-arbitrato-063802.shtml?uuid=AYfvM0bC

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Licenziamenti Telefono Azzurro

Pubblicato da lavoratorinoprofit su gennaio 6, 2010

telefonoazzurroTelefono azzurro taglia il call center di Palermo
Repubblica (Palermo) — 31 dicembre 2009

Telefono Azzurro taglia 29 contratti del suo call center a Palermo e sostituisce la metà degli operatori, professionistie psicologhe, con i volontari del Servizio civile nazionale. La onlus che gestisce il servizio ha ottenuto la proroga della convenzione con il ministero e, denunciano i sindacati, ha anche beneficiato di donazioni elevate, come quella dello sceicco arrivato a Palermo lo scorso anno e che ha regalato 2 milioni di euro. All’ associazione anche i fondi della Regione.

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Il gioco di parole  potrebbe venire quasi naturale: è emergenza al Servizio Emergenza Infanzia. Dal momento che, però, si ha a che fare con la salvaguardia di posti di lavoro da un lato, e la tutela di bambini e adolescenti in difficoltà dall’altro, va da sè che motivi per scherzare ce ne siano veramente pochi. Da domani, primo gennaio 2010, tutti gli operatori del 114, il servizio  gestito dall’Associazione Sos Telefono Azzurro Onlus, perderanno il loro posto di lavoro: ventisei persone che allo scoccare della mezzanotte saluteranno l’arrivo dell’anno nuovo con l’angoscia di ciò che può riservare loro questo inizio di 2010 così incerto.

Le motivazioni addotte dai vertici dell’Associazione fanno riferimento ad esigenze di natura economica che renderebbero impossibile il presieguo dell’attività. Una versione comprensibile, certo, soprattutto in questo periodo di crisi economica generale, se non fosse per alcuni aspetti che non vanno per nulla sottovalutati nè, tantomeno, taciuti. Esiste, ad esempio, una proroga concessa dal Ministero della Pari Opportunità che assicurerebbe la continuazione del Servizio con tutti gli operatori almeno fino ad aprile. Ma non è tutto. Un’associazione come quella delTelefono Azzurro, infatti, che trova le risorse per sopravvivere anche e soprattutto nelle donazioni, avrebbe ricevuto appena un anno e mezzo fa un sostanzioso assegno (si parla di circa 2 milioni e mezzo di euro) da parte di un ricco benefattore di passaggio a Palermo.

Una situazione dai contorni poco chiari per non dir proprio oscuri, dunque, che si arricchisce di altri due elementi interessanti da sottoporre all’attenzione. Innanzitutto il fatto che la sede palermitana dell’Associazione SosTelefono Azzurro Onlus gode del privilegio di poter essere ospitato in un grande appartamento confiscato alla mafia; secondo il fatto che in Campania nei giorni scorsi, l’associazione ha aperto un nuovo centro Territoriale con, naturalmente, nuovi operatori: insomma, una strategia che mal si concilia con quell’annuncio di mancanza fondi comunicato due giorni fa ai dipendenti di Palermo.

Ma con questa drastica riduzione del personale, il Servizio come affronterebbe l’enorme mole di raccolta e smistamento delle segnalazioni che arrivano ogni giorno da tutta Italia? Secondo i vertici il lavoro dovrebbe ricadere solo ed esclusivamente sulle spalle dei volontari del Servizio Civile Nazionale. Una soluzione che sì, consentirebbe una notevole riduzione dei costi, ma che non terrebbe conto della delicatezza e dell’importanza sociale del servizio in questione. Spesso, infatti, accade che al di là dell’indiscusso impegno profuso dai giovani volontari, questi si trovino innanzi a limiti oggettivi legati ad un fattore di inesperienza che si traduce in una incapacità nella gestione dei casi.

Intanto i sindacati Filcams Cgil e Fisascat Cisl si sono già attivati presso il Ministero e la Regione Siciliana per “denunciare tale anomala situazione ed intraprendere una vertenza a salvaguardia dei posti di lavoro e del servizio”. Un’azione che ha portato i vertici dell’Associazione a fissare per il 5 gennaio un nuovo incontro con gli operatori.

Repubblica 24
5 gennaio 2010

Interrotte le trattative per il rinnovo dei contratti per i circa cinquanta dipendenti di Sos Telefono Azzurro di Palermo e Milano, rimasti senza lavoro dallo scorso 31 dicembre. Gia’ in occasione dell’incontro tenutosi il 30 dicembre, la Filcams Cgil e la Fisascat Cisl avevano proposto soluzioni per salvaguardare i livelli occupazionali dei lavoratori, assunti nel 2007 a seguito di una procedura di emersione, sostenendo anche il ricorso alla Cassa Integrazione in deroga. Durante l’incontro svoltosi oggi, l’azienda non ha accolto nessuna delle proposte avanzate dai sindacati.

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Amici degli operatori licenziati dal TELEFONO AZZURRO

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Gino Giugni padre dello Statuto dei Lavoratori

Pubblicato da lavoratorinoprofit su ottobre 8, 2009

ginogiugniIl 5 ottobre 2009, all’età di 82 anni, è morto Gino Giugni il “padre” dello Statuto dei lavoratori del 1969. Professore ordinario alla facoltà di Economia della Sapienza Università di Roma. Dal 1993 al 1994 fu presidente del PSI e Ministro del Lavoro sotto il governo Ciampi. Nell’ultimo periodo aveva aderito al Partito Democratico di Walter Veltroni.

Per approfondire:

Gino Giugni:

http://it.wikipedia.org/wiki/Gino_Giugni

Lo statuto dei Lavoratori:

http://it.wikisource.org/wiki/L._20_maggio_1970,_n._300_-_Statuto_dei_lavoratori

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Perdere il posto di lavoro in Italia

Pubblicato da lavoratorinoprofit su marzo 3, 2009

Racconta la tua storia a Repubblica.it
Un italiano su due teme per il proprio impiego. Soprattutto donne e under 40. La nostra iniziativa per descrivere cosa sta accadendo
di FEDERICO PACE

Leggi l’articolo.

Leggi le storie di chi ha perso il lavoro.

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La mancanza della finalità di lucro non è sufficiente ad escludere l’applicabilità dell’art. 18

Pubblicato da lavoratorinoprofit su dicembre 14, 2008

La mancanza della finalità di lucro non è sufficiente ad escludere l’applicabilità dell’art. 18 St. Lav. (Cassazione Sezione Lavoro n. 18218 del 20 dicembre 2002, Pres. Ianniruberto, Rel. Mazzarella).
http://www.coordinamentorsu.it/doc/norme2003/2003_0101lic.htm

Carlo B., dipendente dell’Istituto Addestramento Lavoratori con mansioni di direttore di funzione, è stato licenziato con motivazione riferita a ragioni organizzative. Egli ha impugnato il licenziamento chiedendo, in applicazione dell’art. 18 St. Lav., la reintegrazione nel posto di lavoro e la condanna dell’Istituto al risarcimento dei danni. L’Istituto si è difeso sostenendo, tra l’altro, che, in quanto emanazione del sindacato nazionale CISL, esso svolgeva un’attività dotata di rilevanza costituzionale e di alto valore sociale e pertanto nei suoi confronti non era applicabile l’art. 18 St. Lav. L’Istituto ha invocato l’art. 4 della legge 11 maggio 1990 n. 108 secondo cui l’art. 18 non è applicabile ai “datori di lavoro non imprenditori che svolgono senza fini di lucro attività di natura politica, sindacale, culturale, di istruzione ovvero di religione o di culto”. Il Pretore ha ritenuto illegittimo il licenziamento, ma ha escluso l’applicabilità dell’art. 18 St. Lav. e pertanto si è limitato a condannare l’Istituto a riassumere il lavoratore ovvero a versargli l’indennità di quarantadue milioni di lire. Il Tribunale di Torino, in grado di appello, ha confermato l’illegittimità del licenziamento, ma ha ritenuto applicabile l’art. 18 St. Lav. ordinando pertanto la reintegrazione del lavoratore nel posto di lavoro e condannando l’Istituto al risarcimento del danno. Il Tribunale ha rilevato che l’Istituto, con 270 dipendenti e 9 centri di formazione professionale, ancorché sovvenzionato in prevalenza con interventi pubblici, aveva tutte le caratteristiche dell’impresa industriale sia per l’oggetto (attività di formazione professionale anche con corsi a pagamento) che per i criteri di economicità della gestione, diretta a rendere un servizio anche economicamente redditizio, sia pur socialmente apprezzabile. L’Istituto ha proposto ricorso per cassazione censurando il Tribunale, tra l’altro per avere ritenuto applicabile l’art. 18 St. Lav.
La Suprema Corte (Sezione Lavoro n. 18218 del 20 dicembre 2002, Pres. Ianniruberto, Rel. Mazzarella) ha rigettato il ricorso, affermando che ai fini dell’applicazione dell’art. 18 St. Lav. ciò che rileva è la struttura imprenditoriale del datore di lavoro, anche se esso non persegua fini di lucro; infatti l’art. 4 della legge n. 108 del 1990 si riferisce ai datori di lavoro “non imprenditori” e pone pertanto quale requisito indefettibile ai fini della esclusione della tutela reale in materia di licenziamenti che l’organizzazione datrice di lavoro non possa in ogni caso proporsi in termini imprenditoriali. Questa norma, pertanto – ha aggiunto la Corte – esige in via preliminare la indagine sulla imprenditorialità o meno della organizzazione e, solo in caso negativo, quella successiva sulla configurabilità di un’organizzazione di tendenza. La Corte ha ritenuto che il Tribunale abbia correttamente accertato la struttura imprenditoriale dell’Istituto e pertanto non sia incorso in violazione dell’art. 4 della legge n. 108 del 1990.

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Conferenza Stampa Promotori Delibera Popolare Comune di Roma

Pubblicato da lavoratorinoprofit su ottobre 8, 2008

riceviamo e pubblichiamo:
COMUNICATO STAMPA
E’ iniziata la raccolta di firme su una Delibera di Iniziativa Popolare diretta alla presa in carico da parte del Comune di Roma di tutti i servizi pubblici attualmente appaltati a cooperative ed aziende private, dai servizi assistenziali ed educativi alle mense scolastiche. Il Comitato Promotore è costituito dai sindacati di base CUB – RdB, U.S.I. e ReteComune, dagli Amici di Beppe Grillo, dal Circolo Comunista “Stefano Chiarini”, dal Circolo Lavoro di Sinistra Critica e da altre associazioni e singole personalità, fra i quali il Consigliere Comunale Andrea Alzetta e i Consiglieri municipali Ortale e Barbera. Fra le prime iniziative, giovedì 9 una manifestazione al Municipio VI, dalle 14.00 alle 16.00, che si trasferirà alle 17.00 a Casal Bertone, in Via Baldassarre Orero, dove si svolgerà un incontro con il segretario del PRC Paolo Ferrero.
VENERDI’ 10, ALLE 11.00, I SINDACATI DI BASE E GLI ALTRI PROMOTORI DELLA DELIBERA POPOLARE TERRANNO UNA CONFERENZA STAMPA PRESSO LA SALA BLU DELL’ASSESSORATO AL LAVORO DEL COMUNE DI ROMA,
IN LUNGOTEVERE DE’ CENCI, 5.
Info: 377-1153384

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APPELLO PER LA DELIBERA DI INIZIATIVA POPOLARE SULLA

Pubblicato da lavoratorinoprofit su ottobre 1, 2008

riceviamo e pubblichiamo:

APPELLO PER LA DELIBERA DI INIZIATIVA POPOLARE SULLA
GESTIONE DEI SERVIZI PUBBLICI DEL COMUNE DI ROMA

Il Comune di Roma è il più grande datore di lavoro precario d’Italia: sono migliaia, infatti, le lavoratrici ed i lavoratori dei servizi comunali costretti da anni a vivere sotto il ricatto delle cooperative e delle altre aziende private cui il Comune appalta servizi essenziali, come l’assistenza agli anziani e ai disabili o le mense scolastiche.

La politica di privatizzazione dei servizi non ha conosciuto differenze nei vari passaggi dalle giunte del vecchio pentapartito a quelle di Rutelli e Veltroni, fino a quella odierna di Alemanno. Questa situazione ha prodotto lavoro precario, sottopagato e senza diritti, oltre a servizi inefficienti.
Il caso più eclatante è quello degli A.E.C. (Assistenti Educativi Culturali), gli operatori che lavorano nelle scuole con i bambini in condizioni disagiate: dal 1999, infatti, anziché assumere, il Comune ha esternalizzato il servizio verso associazioni e cooperative, con il risultato che ad un numero sempre più ridotto di operatori alle dirette dipendenze del Comune stesso si affianca un numero sempre maggiore di lavoratori che svolgono le stesse mansioni, ma con stipendi più bassi e spesso senza nemmeno un contratto di lavoro. Nella stessa condizione si trovano i lavoratori dell’assistenza domiciliare, delle case di riposo, dei centri diurni, fino a quelli dei canili municipali.
Otto anni fa, oltre 7.000 cittadini hanno sottoscritto una delibera di iniziativa popolare per imporre, almeno, il rispetto dei contratti nazionali da parte di tutte le aziende e cooperative che lavorano per conto del Comune di Roma, delibera poi approvata all’unanimità dal Consiglio Comunale. A tutt’oggi, però, quella delibera è rimasta inapplicata, perché non sono mai stati effettuati i controlli previsti ed associazioni e cooperative hanno continuato – e continuano – a far lavorare migliaia di persone con contratti “atipici” o addirittura in nero, nel silenzio e con la complicità delle forze politiche di destra, centro e sinistra.

Per questi motivi, i lavoratori dei servizi comunali, i sindacati di base, l’associazione “Amici di Beppe Grillo” ed altri organismi hanno promosso una nuova delibera di iniziativa popolare che ponga fine una volta per tutte a quel “regime delle cooperative” che, lucrando sulla privatizzazione dei servizi pubblici, ha prodotto solo precariato e disservizi. Una delibera di iniziativa popolare per l’assunzione della gestione dei servizi da parte del Comune, in prima persona, applicando gli strumenti previsti dal Decreto Legislativo n. 267 del 2000, la legge che regola il funzionamento degli Enti Locali. I promotori fanno dunque appello a tutti i cittadini, al mondo dell’associazionismo, alle forze politiche e sindacali affinché sostengano questa iniziativa, firmando la delibera di iniziativa popolare e mobilitandosi perché il Consiglio Comunale la approvi, rendendo finalmente giustizia alle migliaia di persone che lavorano in condizioni impossibili ed all’intera città di Roma, che non merita servizi pubblici tanto precari e inefficienti.

Comitato Promotore della Delibera di Iniziativa Popolare sui servizi del Comune di Roma

Confederazione Unitaria di Base – Federazione delle Rappresentanze di Base; ReteComune; Unione Sindacale Italiana/AIT – Usicons – Lista Civica e Associazione “Amici Beppe Grillo”; Circolo Comunista “Stefano Chiarini”; Circolo Lavoro di Sinistra Critica; Andrea Alzetta (Consigliere Comunale Sinistra Arcobaleno); Claudio Ortale (Consigliere del Municipio XIX della Sinistra Arcobaleno)

IL TESTO DELLA DELIBERA DI INIZIATIVA POPOLARE DEPOSITATO IL 30/9/2008, PER IL QUALE DOVRANNO ESSERE RACCOLTE ALMENO 5000 FIRME VALIDE ENTRO 90 GIORNI:

COMUNE DI ROMA

IL CONSIGLIO COMUNALE

DELIBERA

di formulare i seguenti indirizzi per la gestione dei servizi socio assistenziali ed educativi, per il servizio di refezione scolastica e per la gestione dei canili comunali.

Art. 1

I servizi socio assistenziali ed educativi – fra i quali l’assistenza domiciliare agli anziani ed ai disabili, il sostegno ai minori in famiglia, la gestione delle case famiglia e dei centri diurni, la gestione della case di riposo, il servizio di scolarizzazione dei minori rom – vengono affidati ad un’apposita Istituzione, come da artt. 113 e 114 del Dlgs 267/2000. Il personale viene attinto da quello attualmente operante o che abbia operato in precedenza in regime di convenzione, previa istituzione di apposite graduatorie, relative ad ogni servizio, basate sull’anzianità di servizio prestato presso gli organismi convenzionati, anche in epoche ed organismi diversi.

Art. 2

Il servizio di assistenza educativa e culturale (A.E.C.), detto anche di integrazione scolastica, viene gestito direttamente dal Comune di Roma, con proprio personale, attinto da quello attualmente operante o che abbia operato in precedenza in regime di convenzione, previa istituzione di apposite graduatorie municipali basate sull’anzianità di servizio prestato presso gli organismi convenzionati a partire dall’anno 1999, sulla base dei periodi di servizio attestati dalle U.O. competenti per ogni Municipio e prestati anche in epoche ed organismi diversi.

Art. 3

Il servizio di refezione scolastica viene gestito a mezzo di apposita azienda speciale, come da artt. 113 e 114 del Dlgs 267/2000. Il personale viene attinto da quello attualmente operante, o che abbia operato in precedenza, previa istituzione di apposite graduatorie, basate sull’anzianità di servizio prestato presso le aziende che hanno operato ed operano nel servizio stesso. La stessa azienda speciale assumerà la gestione diretta dei canili municipali, assumendo tutto il personale attualmente operante o che abbia operato in passato, previa istituzione di apposita graduatoria basata sull’anzianità di servizio prestato presso gli organismi convenzionati, anche in epoche ed organismi diversi.

Art. 4

Per quanto riguarda tutti i progetti e i servizi non compresi nella presente Deliberazione, si applica quanto disposto dalla Deliberazione n. 135/2000 e dal Regolamento attuativo
Delibera C.C. 259 del 2005.

Art. 5

Entro tre mesi dall’approvazione della presente Deliberazione, il Consiglio Comunale approverà il relativo Regolamento attuativo.

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La moda del ricorso all’outsourcing

Pubblicato da lavoratorinoprofit su settembre 25, 2008

  1. Nozione di outsourcing

  2. Problematiche giuridiche dell’outsourcing

  3. Outsourcing tramite ricorso all’appalto

  4. Outsourcing tramite scorporo di ramo d’azienda

  5. L’outsourcing nell’accordo di rinnovo dei ccnl del settore credito dell’11 luglio 1999

1. Nozione di outsourcing

Con il vocabolo anglosassone “outsourcing” – traducibile in italiano con “esternalizzazione” o “terziarizzazione”, nel senso di affidamento a terzi dell’incarico di fornitura di un servizio aziendale – si usa designare l’attuale, intensificata, pratica delle imprese di estromettere dall’interno dell’azienda una o più attività che vengono fornite, dopo la dismissione, da parte di un soggetto terzo esterno all’azienda stessa.

per l’articolo completo: http://dirittolavoro.altervista.org/outsourcing.html

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Ivan Della Mea “Cara Moglie” (1966)

Pubblicato da lavoratorinoprofit su settembre 14, 2008

Ivan Della Mea “Cara Moglie” (1966)

O cara moglie, stasera ti prego,
dì a mio figlio che vada a dormire,
perché le cose che io ho da dire
non sono cose che deve sentir.

Proprio stamane là sul lavoro, con il sorriso del caposezione,
mi è arrivata la liquidazione,m’han licenziato senza pietà.

E la ragione è perché ho scioperato per la difesa dei nostri diritti,
per la difesa del mio sindacato, del mio lavoro, della libertà.

Quando la lotta è di tutti per tutti il tuo padrone, vedrai, cederà; se invece vince è perché i crumiri gli dan la forza che lui non ha.
Questo si è visto davanti ai cancelli: noi si chiamava i compagni alla lotta, ecco: il padrone fa un cenno, una mossa, e un dopo l’altro cominciano a entrar.

O cara moglie, dovevi vederli venir avanti curvati e piegati;
e noi gridare: crumiri, venduti! e loro dritti senza piegar.

Quei poveretti facevano pena ma dietro loro, la sul portone, rideva allegro il porco padrone:
l’ho maledetto senza pietà.

O cara moglie, prima ho sbagliato,
dì a mio figlio che venga a sentire,
ché ha da capire che cosa vuol dire lottare per la libertà
ché ha da capire che cosa vuol dire lottare per la libertà!

http://it.youtube.com/watch?v=N5c7yMfSDZs

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Norma “anti precari”

Pubblicato da lavoratorinoprofit su luglio 28, 2008

Da La Repubblica, 27 luglio 2008

Indennizzo tra le 2,5 e le 6 mensilità dell’ultima retribuzione globale di fatto per i contenziosi in corso e nullità del contratto per i contenziosi futuri. Questa la nuova disposizione di legge, sulla base della norma anti-precari inserita nel maxiemendamento alla manovra, approvato dalla Camera (dopo l’ok a un emendamento all’articolo 21 del decreto Tremonti), ora all’esame del Senato.
Ecco il testo del nuovo articolo 4bis relativo all’”indennizzo per la violazione delle norme in materia di apposizione e di proroga del termine”, al decreto legislativo del 6 settembre 2001, n.368.
“In caso di violazione delle disposizioni di cui agli articoli 1, 2 e 4″, che riguardano causali e proroghe, “il datore di lavoro è tenuto ad indennizzare il prestatore di lavoro con un’indennità di importo compreso tra un minimo di 2,5 ed un massimo di 6 mensilità dell’ultima retribuzione globale di fatto”.
A questo è stato inoltre aggiunto: “Fatte salve le sentenze passate in giudicato, le disposizioni dell’articolo 4-bis del decreto legislativo 6 settembre 2001, n.368… si applicano solo ai giudizi in corso alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto”.
La norma definisce anche l’ambito per i contenziosi futuri, prevedendo, in sintesi, che “sui casi 1, 2 e 4, salvo che per i giudizi in corso”, si applica l’articolo del codice civile 1419 sulla nullità dei contratti.

http://www.repubblica.it/2008/07/sezioni/economia/conti-pubblici-77/

testo-precari/testo-precari.html

da ADNKRONOS/IGN, 26 luglio 2008

http://www.adnkronos.com/IGN/Economia/?id=1.0.2369278844

Deroga anche al diritto di precedenza nell’assunzione a tempo indeterminato

Norma ‘anti-precari’, Damiano: ”Inaccettabile”

Il viceministro del Lavoro del governo ombra commenta l’emendamento inserito nella manovra al vaglio del Senato. Stop al reintegro e per l’azienda solo una sanzione amministrativa variabile tra le 2,5 e le 6 mensilità

Inaccettabile colpo ai danni dei più deboli”. Così il viceministro del Lavoro del governo ombra Cesare Damiano (nella foto) commenta l’emendamento, inserito nella manovra economica al vaglio del Senato, che prevede che il giudice non possa obbligare un datore di lavoro a stabilizzare un dipendente precario ”I cambiamenti introdotti – spiega l’esponente del Pd – riguardano la possibilità di utilizzare il contratto a termine anche per l’attività ordinaria; di derogare a livello aziendale alla durata massima di 36 mesi; di derogare al diritto di precedenza nell’assunzione a tempo indeterminato per i lavoratori che abbiano già un contratto di lavoro a termine nella medesima azienda”.
Viene inoltre cambiata la normativa che consentiva al lavoratore di promuovere azione legale nei confronti dell’impresa quando non veniva riportata o riportata in modo erroneo la causale dell’assunzione. ”Adesso – aggiunge Damiano – il datore di lavoro può risolvere il contenzioso tramite il pagamento di alcune mensilità (da un minimo di 2,5 a un massimo di 6 ndr). Insomma, una vera e propria deregolazione in negativo”.

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