L’outsourcing, la nuova frontiera dello sfruttamento
di Luigi De Magistris
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C’e’ una parola che appena la sentono i lavoratori, iniziano a tremare. E’ un inglese difficile da pronunciare, si scrive “outsourcing”. Nel rampante capitalismo finanziario dell’ultimo decennio, quello che in sostanza ci ha condotto alla macerie di oggi, l’outsourcing e’ stato molto in voga. Il corrispondente italiano e’ “esternalizzazione”. Le aziende esternalizzano attivita’ o parti dell’impresa, affidano cioe’ servizi a società esterne. Spesso le societa’ esterne le creano apposta, a volte no. Qual e’ lo scopo, c’e’ da chiedersi. Nessun scopo nobile, utilitarismo massimo: i lavoratori che finiscono sotto l’ala delle societa’ “esterne” sono, in estrema sintesi, piu’ facili da licenziare. E hanno meno tutele.
L’outsourcing e’ sinonimo di precarieta’, perche’ le aziende che esternalizzano a societa’ create apposta hanno il vantaggio di continuare a controllare le attivita’, ma si liberano nello stesso tempo del fastidio di essere la controparte dei dipendenti.
Il fenomeno dell’outsourcing e’ particolarmente in voga, nel Paese dei telefoni cellulari, tra le societa’ che si contendono il mercato della telefonia mobile. La piu’ importante di queste, la Telecom, negli ultimi otto anni ha ceduto 15 rami d’azienda e 2700 lavoratori, continuando pero’ a controllare tutto. Con l’outsourcing, appunto. Vodafone ha fatto lo stesso con un migliaio di lavoratori creando la Comdata Care Srl, controllata a sua volta dalla Comdata Spa.
Il mercato, famigerato, dei call center e’ poi tutto in outsourcing. Circa 75mila operatori che lavorano quasi sempre per multinazionali o aziende importanti senza tutele perche’ il loro lavoro e’ “appaltato” a precari gruppi esterni.
Si dilettano nell’outosourcing anche gruppi che sono, sui media, il fiore all’occhiello del nostro capitalismo, come la Pirelli o la Fiat, e spesso e volentieri le cessioni sfociano in licenziamenti di massa.
Emblematico il dramma che dall’estate scorsa stanno vivendo i lavoratori del ramo dell’information technology dell’Eutelia. ‘Ceduti’ a una societa’ creata apposta dai vertici societari, la Agile, che ha a sua volta venduto a Omega, praticamente una rottamatrice di aziende. Si tratta di duemila persone che, a quanto pare, non potranno piu’ far valere i loro diritti” dalla buonuscita alle indennita’ di disoccupazione” nei confronti di quella che e’ sempre stata la loro azienda di riferimento, l’Eutelia.
Possibile che si debba assistere a questo scempio, e che debba essere cosi’ facile per chi muove l’economia liberarsi delle vite delle persone? E’ giusto incentivare e tutelare chi da’ sviluppo. Ma sarebbe sacrosanto punire e porre freni, giuridici e sanzionatori, a chi calpesta i diritti dei lavoratori.

