Lavoro e No Profit

Terzo Settore. La nuova frontiera della lotta per i diritti dei lavoratori!

Archivio per la categoria ‘No Profit’

Chiesa, associazioni, ambasciate i privilegiati che non pagano l’Ici

Pubblicato da lavoratorinoprofit su dicembre 10, 2011

di ETTORE LIVINI (Repubblica, 10 dicembre 2011)

CHIESA ma non solo. L’ombrello della norma Taglia-Ici non ripara solo gli immobili (quelli ad uso “non esclusivamente commerciale”) del Vaticano. Certo il mattone di Dio  -  115mila case, 9mila scuole, 4mila tra ospedali e centri sanitari  -  fa la parte del leone. Ma la platea dei beneficiari dell’esenzione dall’imposta è molto più ampia. Non pagano tutte le altre confessioni religiose. Zero tasse per le associazioni non profit, le ong, le ambasciate, le Fondazioni liriche, i palazzi intestati a Stati esteri[...]

la legge prevede l’esenzione per gli immobili di enti senza fine di lucro “destinati allo svolgimento di attività assistenziali, previdenziali, sanitarie, didattiche, ricettive, culturali, ricreative e sportive”. Come succede per il patrimonio della Santa Sede, però, anche qui esiste una ampia area grigia dove l’uso “non commerciale” dei beni è difficile da certificare. Ci sono ospedali controllati da pseudo-Onlus (e accreditati con il servizio sanitario nazionale) che fatturano centinaia di milioni.[...]

ONLUS

Molte cause in tribunale per gli immobili affitati

Tutte le Onlus e le Ong sono esentate dal pagamento dell’Ici, almeno per gli edifici che usano come sedi proprie e non a fine di lucro. Non paga Emergency, non paga Medici senza frontiere, non paga l’Associazione per la ricerca sul cancro e la Lega per il filo d’oro. Chi invece dispone di un patrimonio di immobili messi a reddito (cioè affittati) è costretto  -  almeno in teoria  -  a onorare con il fisco il pagamento dell’imposta, anche se la materia è ancor oggi oggetto di confronto giuridico.

SCUOLE

Niente tassa agli istituti legati agli enti no-profit

Un altro tema delicato è quello delle strutture sanitarie e scolastiche. Le cliniche private (convenzionate o meno con sistema sanitario nazionale) devono pagare l’Ici. Gli enti non commerciali convenzionati con la sanità pubblica  -  tra cui diverse istituzioni religiose o Onlus  -  invece no, almeno sui reparti ospedalieri mentre sul patrimonio immobiliare a reddito si paga tutto. Zero Ici anche per le scuole private che fanno capo a enti non a fine di lucro indipendentemente dal livello delle loro rette.[...]

Per l’articolo completo: http://www.repubblica.it/economia/2011/12/10/news/chi_non_paga_l_ici-26368886/?ref=HREA-1


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Lo sfruttamento ai tempi del no profit

Pubblicato da lavoratorinoprofit su ottobre 19, 2011

da GIORNALETTISMO.COM     Inchiesta di Lou Del Bello 19 luglio 2011

Call center, promoter per strada o porta a porta: le grandi onlus si servono delle più estreme logiche d’impresa  Onlus, associazioni no profit, enti morali, sono organizzazioni dalle finalità etiche che rappresentano uno dei pilastri del vivere civile: la società prospera e cresce anche grazie all’altruismo di chi si riunisce in gruppo per sostenere il prossimo. Chiunque di noi può citare al volo almeno quattro o cinque esempi di grandi enti che in Italia operano per una buona causa: difendere i bambini dalle violenze domestiche, proteggere l’ambiente, aiutare i poveri, prestare cure mediche nei paesi in guerra.

I DEBOLI DIMENTICATI - Ma ad uno sguardo poco meno che superficiale nel variegato mondo delle associazioni benefiche potrebbe sorgere il sospetto che ci sia una classe di “nuovi” deboli dimenticata un po’ da tutti: quella dei lavoratori. Le testimonianze di chi ha lavorato per alcune delle maggiori onlus ed enti morali sono infatti controverse.

[...] LA LOGICA DEL PROFITTO – Così facendo – continua Marta –  il rapporto con i sostenitori e i soci diventa falso e la loro fiducia viene tradita: molto spesso, in entrambi i lavori, mi sono trovata a dover mentire (su suggerimento dei responsabili) sulla natura del mio rapporto con l’associazione dichiarando alla gente di essere io stessa una socia o addirittura di fare quel lavoro da volontaria… tutto per non far sfigurare l’onlus. Più in malafede di così…” Greenpeace in effetti appalta la gestione del call center, come detto dalla testimone, a una società che si chiama Softlab. Cecilia, responsabile dell’ufficio stampa di Greenpeace, conferma che l’associazione si serve proprio di questa società confermando il dato fornito da Marta (a tal proposito, si legga la replica che Greenpeace ha inviato a Giornalettismo) : “Greenpeace sperimenta solo da poco l’attività di call center – spiega – e siamo molto interessati ai feedback diretti dei lavoratori, che finora non sono mai stati negativi. Tuttavia, ci fa piacere ricevere anche queste segnalazioni perché ci aiutano a valutare i termini del progetto”. Alcuni degli intervistati hanno osservato che le logiche di sfruttamento descritte dai testimoni sono semplicemente le regole consuete dei call center. Il punto è che se tutto sommato ci si aspetta questa idea di profitto da una multinazionale, nell’ambito del no profit il conflitto è stridente: certo, a livello legale non c’è nulla di illecito, ma si lavora davvero con due pesi e due misure.

L’articolo completo: http://www.giornalettismo.com/archives/134159/lo-sfruttamento-ai-tempi-del-no-profit/Lo sfruttamento ai tempi del no profit

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Quando gli affari si fanno in compagnia (da Altraeconomia)

Pubblicato da lavoratorinoprofit su luglio 18, 2011

“Quando gli affari si fanno in compagnia”
Autore: Alex Corlazzoli
da Altra Economia n. 126 – 18 maggio 2011


per l’articolo completo: http://www.altreconomia.it/site/fr_contenuto_detail.php?intId=2781&fromCatDet=56

(… ) Sappiamo che in Italia sono oltre 34mila imprese e più di mille le organizzazioni no profit aderenti alla Compagnia delle Opere (Cdo). Gestiscono un giro d’affari di circa 70 miliardi l’anno. Il sistema coinvolge oltre 500.000 persone tra addetti alle imprese e operatori del settore. Un universo che in Lombardia si traduce in potere politico e controllo del territorio. La Cdo ha messo una bandierina sulla cartina della Lombardia, istituendo sedi locali nell’Alto Milanese, a Bergamo, a Brescia, a Lecco, a Pavia, a Saronno e a Varese. Abbiamo potuto leggere l’elenco 2010 dei membri della Cdo in una delle “fortezze” lombarde, quella di Crema-Cremona-Lodi.    È solo uno spaccato, ma una lente d’ingrandimento su quest’area serve a decodificare il funzionamento del sistema della Cdo. Tra il Serio, l’Adda e il Po, la Compagnia delle Opere è nata nel 2001 come Cdo Lombardia Sud Est, e diventa in seguito sede di Crema-Cremona e Lodi. (…)    La Cdo è un po’ ovunque: dal paese più piccolo ai capoluoghi di provincia. E sfogliando il documento si scopre, ad esempio, che a realizzare gli impianti meccanici ed elettrici in alcune zone colpite dal sisma in Abruzzo lo scorso 6 aprile, precisamente nei cantieri di Bazzano, Tempera, Roio e Paganica, alle porte de L’Aquila, sia stata l’Idraulica Ferla Multiservice di Credera Rubbiano (Cr). L’impresa, affiliata alla Cdo, si è aggiudicata la gara d’appalto indetta dal ministero dell’Interno e dalla Protezione civile per il Progetto C.a.s.e., in collaborazione con il Consorzio Consta, il cui direttore generale è stato nel 2006 presidente della Cdo del Nord Est.  (…). È poi, una notizia recente, che ad occuparsi dei buoni pasto della Provincia e del Comune di Cremona -il cui vice sindaco Carlo Malvezzi è simpatizzante di Cl-, sarà la Edenred Italia. Alessia Manfredini, consigliere comunale del Pd, ha pubblicamente affermato che “la Edenred appartiene alla Cdo”. Pronta la smentita della società: “Edenred Italia, nonché il Gruppo Edenred International in generale, non è proprietà di Compagnia delle Opere e non è in alcun modo riconducibile all’Associazione”. Resta da capire come mai Edenred stessa, in un documento sulla responsabilità sociale del gruppo datato settembre 2010, affermasse di aderire alla Cdo.   (…) Dalle province di Cremona e Lodi arrivano a Milano, al Pirellone, anche due uomini di Roberto Formigoni: Giovanni Rossoni di Offanengo (Cr) e il lodigiano Andrea Gibelli. Rossoni, assessore all’Istruzione, formazione e lavoro è anche presidente del comitato regionale Artigiancassa, la banca che ha come business la gestione dei fondi pubblici a favore dello sviluppo e del finanziamento del settore artigiano. È alla quinta legislatura in Regione Lombardia ed è stato nella precedente tornata il vice di Formigoni. Non manca mai al meeting di Rimini. Durante il suo mandato a Crema sono arrivati 4,5 milioni di euro per costruire una scuola privata. (…)  Le carte, e gli affari, si intrecciano. Insieme agli uomini politici ci sono i vescovi, presidenti di Banche ma soprattutto le aziende. Riprendiamo in mano il nostro elenco: scorrendo i nomi dei soci della Cdo, i settori che vedono il maggior numero di iscritti nella Lombardia Sud Est sono quello manifatturiero, i servizi (farmacisti, avvocati, agenzie di viaggi, consulenza sanitaria, agenzie di pratiche automobilistiche, imprese di pulizie) e quello delle costruzioni, che registrano rispettivamente 71, 60 e 57 soci. (…)    Nella lista anche l’organizzazione non governativa Pobic, associazione umanitaria operante nei Paesi in via di sviluppo con progetti di formazione professionale per disabili. Numerose sono anche le aziende, le cooperative sociali e i servizi di consulenza che vanno sotto il capitolo della sanità privata: dalla Faber Srl, che fa consulenza finalizzata alla realizzazione e gestione di cliniche, case di cura e case di riposo, alla Isac Spa, l’Istituto italiano per la sanità, la sicurezza e l’ambiente che ha sede a Lodi in piazza Godetti, alla Pharmatec che produce disinfettanti, alla Cla Spa che fornisce arredi ospedalieri e per le case di riposo alla Cbm di Torre de’ Picenardi e la cooperativa sociale Hospital service di Crema. Spostandosi poco più a Nord, nel bresciano, ha grande rilievo il Consorzio delle cooperative sociali “Gruppo Fraternità”, nato da un’iniziativa di don Corrado Fioravanti. Con lui, negli anni Novanta, era possibile entrare con tranquillità al quartier generale della Lega Nord, in via Bellerio a Milano. Il prete di Pioltello (Mi) aveva accesso addirittura allo studio privato di Umberto Bossi. Oggi il gruppo Fraternità ha due rami importanti nel panorama bresciano, Fraternità Sistemi e Fraternità Servizi, che trova rappresentanza nel consiglio della Cdo di Brescia con Massimo Cavagnini, vice presidente e direttore rete servizi e associati della Compagnia delle Opere dal 2009, e già amministratore delegato di Fraternità Giovani.   (…)  La Cdo “è un’associazione imprenditoriale di rilevanza nazionale e non lucrativa che intende promuovere lo spirito di mutua collaborazione e assistenza tra i soci, per una migliore valorizzazione delle risorse umane ed economiche, nell’ambito di ogni attività esercitata sotto forma di impresa, sia profit sia non profit”. Questa la descrizione ufficiale. In altre parole, la Cdo è il braccio finanziario di Cl, il movimento ecclesiale fondato nel 1954 da don Luigi Giussani. La Cdo è sorta per libera iniziativa di giovani laureati e adulti di Cl e non: oggi è una super-lobby con interessi in affari, nella finanza e nella politica.    Ma come si fa ad entrare nella lista dell’organizzazione ciellina? Va fatta una richiesta ufficiale attraverso un modulo in cui si chiede che l’impresa sia ammessa, in qualità di socio, all’associazione Compagnia delle Opere, alla Federazione dell’impresa sociale Compagnia delle Opere (Cdo Impresa Sociale), con sede a Milano in via Melchiorre Gioia 181, e all’associazione Compagnia delle Opere locale. Il legale rappresentante dichiara di “assumersi l’impegno a osservare scrupolosamente gli statuti di dette associazioni e a prendere atto che l’importo versato comprende le quota associativa all’associazione Compagnia delle Opere che ammonta a 55 euro, comprensivo del costo dell’abbonamento al Corriere delle Opere”. Questo almeno sulla carta. In realtà basta vedere il sito della Cdo di Brescia (www.brescia.cdo.it )per scoprire che il consiglio direttivo ha stabilito quote associative che vanno dai 200 euro per i gruppi ai 3.000.000 per i soci sostenitori.

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FINANZIARIA 5 X 1000

Pubblicato da lavoratorinoprofit su novembre 18, 2010

“Tagliare i fondi a disposizione del 5 X mille significherebbe limitare drasticamente la libertà dei cittadini di decidere come destinare la propria quota dell’imposta sui redditi direttamente a sostegno degli operatori del terzo settore”: lo denunciano alcune tra le principali associazioni non-profit, che hanno inviato un appello al Parlamento italiano e ai presidenti di Camera e Senato perché intervengano sulla legge di stabilità. Alcuni giorni fa infatti il governo ha modificato il maxiemendamento 1 che conteneva un fondo di 800 milioni destinato a interventi vari. La nuova formulazione, approvata il 12 in Commissione Bilancio, a Montecitorio, ha destinato solo 100 milioni al 5 X mille, rispetto ai 400 destinati l’anno precedente, cifra che l’esperienza dimostra corrispondere alle scelte operate dagli elettori: dalle dichiarazioni dei redditi del 2008 sono stati destinati alle associazioni 397,5 milioni di euro. Le risorse sono state dirottate al finanziamento di altre voci: sono stati aumentati per esempio i fondi per le scuole paritarie, ai quali sono stati aggiunti 245 milioni. Il taglio del 75%.

….con questo taglio ….. si tradiscono sfacciatamente le scelte degli elettori. Cioè, prima si chiede agli elettori di indicare nella dichiarazione dei redditi a chi destinare il 5 X mille delle imposte pagate allo Stato, poi invece i fondi vengono stornati e destinati a ben altro, senza chiedere il parere di nessuno.

L’appello inviato al Parlamento è stato firmato da numerose associazioni di volontariato, tra le quali Emergency, Libera, Gruppo Abele, Greenpeace, Coordinamento Italiano Network internazionali, Medici senza Frontiere, Amnesty International, Telethon, Unicef, Save The Children, Fondazione Ivo de Carneri onlus,

… solo 100 milioni, rispetto all’intero ammontare del 5 X mille, verranno infatti distribuiti alle associazioni, mentre il resto verrà trattenuto dallo Stato”. “Ripristinate almeno i 400 milioni del 2010″.

Questi tagli, proseguono le onlus, si aggiungono al “taglio alle agevolazioni sulle tariffe postali per il non-profit”, e alla “massiccia riduzione dei fondi per la cooperazione allo sviluppo decisa pochi giorni fa”.

di ROSARIA AMATO (La Repubblica, 18 novembre 2010)

L’articolo completo: http://www.repubblica.it/solidarieta/cooperazione/2010/11/18/news/5_per_1000_le_organizzazioni_no-profit_inviano_un_appello_al_parlamento-9237300/?ref=HREC1-12

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Volontariato, la Lega cambia la legge e sposta i fondi alla Montagna

Pubblicato da lavoratorinoprofit su ottobre 15, 2010

Le risorse del volontariato per le emergenze sociali potrebbero andare alla montagna.  Il progetto di legge in questione (per il quale è stata chiesta la sede legislativa) è il n. 41 su «Disposizioni in favore dei territori di montagna» presentato dal leghista Roberto Simonetti, che ne è anche il relatore in Commissione bilancio alla Camera dove ora si trova. L’articolo 5 del pdl modificherebbe la legge sul volontariato (la 266/91) e – ecco una delle norme contestate – permetterebbe l’accesso ai 2,5 milioni di euro destinati al volontariato per le emergenze sociali anche ad interventi per le zone montane. Altra norma contestata riguarda la possibilità che i centri di servizio per il volontariato (Csv), strutture territoriali a sostegno per le attività delle organizzazioni di volontariato, siano aperte a cooperative, onlus, bande musicali, filodrammatiche, gruppi sportivi. Al momento i Csv contano circa 40 mila iscritti. Nel caso passasse la norma, dovrebbero offrire servizi a 500-600 mila organizzazioni.

«Preoccupa – afferma Marco Granelli, presidente del CsvNet – il fatto che una normativa specifica sul tema della montagna non trovi un proprio specifico finanziamento, ma vada ad utilizzare risorse ordinarie, già destinate al volontariato per tutte le sue azioni di intervento a servizio dei beni comuni. Non si può utilizzare la stessa torta anche per gli interventi in montagna». Granelli annuncia che sta per partire una mobilitazione per bloccare il progetto di legge.

Da l’Unità 14 ottobre 2010

l’articolo completo:

http://www.unita.it/news/sociale/104631/volontariato_la_lega_cambia_la_legge_e_sposta_i_fondi_alla_montagna

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Solidarietà ai licenziati di Telefono Azzurro!

Pubblicato da lavoratorinoprofit su febbraio 16, 2010

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Telefono Azzurro: quanti bambini chiamano davvero?

Pubblicato da lavoratorinoprofit su febbraio 16, 2010

Alti finanziamenti, ma il numero è ancora semi-sconosciuto
di Chiara Paolin
da “il Fatto Quotidiano” 11 febbraio 2010
http://antefatto.ilcannocchiale.it/glamware/blogs/blog.aspx?id_blog=96578&id_blogdoc=2436550&yy=2010&mm=02&dd=11&title=telefono_azzurro_quanti_bambin

Tra gli enti no profit che vigilano sui soggetti deboli, Telefono Azzurro è ormai un brand. Il telefono amico dei bambini per eccellenza, attivo fin dal 1987. Le cifre 2009 sono colossali: due milioni di telefonate gestite ogni anno, migliaia di interventi, una rete territoriale sempre più ramificata.

Spiega Claudio Foti, psicoterapeuta e perito: “Le cifre dichiarate da Telefono Azzurro mi hanno sempre colpito. Ricordo interrogazioni parlamentari di fine anni ’90: si metteva in evidenza come, a fronte di una quantità gigantesca di chiamate, gli esiti presso i servizi sociali e i tribunali fossero davvero scarsi”.

In quegli anni una funzionaria, che chiede l’anonimato, lavorava lì: “Credevo molto nell’attività di sensibilizzazione sul tema infanzia. Ma i contenuti scientifici erano l’ultimo problema: tanti convegni e molta autocelebrazione. Non so se oggi, con l’avvento del 114, lo scenario sia cambiato”.

Il servizio emergenza, concesso in appalto dal Dipartimento per le Pari Opportunità, dai ministeri delle Comunicazioni e del Welfare nel 2002 e puntualmente rinnovato (quest’anno vale 1,2 milioni), ha fatto schizzare le performance e consentito maggiore solidità alle attività connesse, come i Tetti Azzurri di Roma e Treviso, e i nuovi Centri territoriali, spazi di assistenza gestiti direttamente dal Telefono. Qui viene indirizzato chi chiama i numeri baby e adulti (vedi www.azzur ro.it ).

Le strutture attive sono sei e godono di vari benefit e finanziamenti. Oltre a donazioni e 5 per mille: solo così arrivano circa 5 milioni l’anno. Il bilancio 2008 è di quasi 10 milioni di euro. “Eppure il 114 ci ha lasciato a casa” dice Monica Castelli, una dei 25 dipendenti che lavoravano a Palermo, sede centrale del servizio. “Nonostante il ministro Carfagna abbia pagato i 400 mila euro per il periodo di proroga, l’ente ci ha sostituiti coi volontari del servizio civile. Ragazzi dai 18 ai 25 anni, non certo esperti. E pensare che l’altra estate un sultano giunto in porto col suo yacht regalò due milioni di euro. Che fine hanno fatto?”.

Al Dipartimento per le Pari Opportunità non lo sanno. E anzi spiegano che l’attività svolta da Telefono Azzurro non è soggetta a controlli ministeriali. Niente verifiche o ispettori, tranne in caso di denunce.
Daniela Cremasco, assistente sociale a Roma, è perplessa: “Quando c’è di mezzo un bambino la telefonata è un passaggio delicatissimo, occorre massima professionalità. E il problema vero è: quale percorso di aiuto si attiva dopo il primo contatto? Io, in dieci anni, ricordo solo due segnalazioni.

Un sondaggio tra i Municipi romani conferma: a memoria di assistente, nessun caso al II, un caso l’anno al IX, due casi l’anno al V, un caso in cinque anni al VI e all’XI, forse uno in dieci anni al XIX. Insomma, nella Capitale si possono stimare dieci episodi l’anno, non di più. Dove finiscono gli altri?

Secondo i dati ufficiali del Telefono, il 60% dei casi ritenuti rilevanti viene segnalato proprio ai servizi sociali (seguono forze di polizia, Asl e questure). La onlus, interpellata, fa rispondere da un funzionario interno, ma chiede di mantenerlo anonimo: “Il problema è che il 114 è ancora poco riconosciuto dagli operatori. E poi pesiamo poco sulla rete sociale, cerchiamo strade alternative”.

La responsabile della Comunicazione, Cristina Massara, puntualizza: “Le procedure sono garantite e certificate, tutto avviene nel rispetto del protocollo”.
Andrea Bollini è presidente del Cismai, 64 strutture pubbliche e private di tutta Italia altamente specializzate nella cura dei minori: “Nella mia esperienza i casi partiti da Telefono Azzurro sono pochissimi. E può configurarsi un conflitto d’interessi se lo stesso ente gestisce il 114 e i centri di cura. Speriamo che il prossimo bando sia di livello europeo, per affidare il servizio al soggetto più adeguato. Proporrei di sfruttare meglio gli Uffici Minori delle questure, strutture ormai prontissime a gestire la fase di emergenza. Poi, per la presa in carico, servono investimenti strutturali nelle istituzioni pubbliche già esistenti. Le operazioni di facciata sono inutili. E a volte dannose”.

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Tra la spazzatura di Napoli spunta un Panda

Pubblicato da lavoratorinoprofit su febbraio 9, 2010

Porta a Porta
Il WWF cura la campagna per la differenziata
Tra la spazzatura di Napoli spunta un Panda

di (fabr.ger.) Il Venerdì di Repubblica n.1142 del 5 febbraio 2010 p.29

Asia, l’azienda del Comune di Napoli per la raccolta dei rifiuti, affida al Wwf la campagna di comunicazione per la raccolta differenziata porta a porta nel 2010. Wwf rp, società controllata dall’omonima fondazione, si è aggiudicata , in associazione con la cooperativa Ermeco, l’appalto da 1.738.000 euro per sensibilizzare i napoletani dei quartieri dove il prelievo avviene palazzo per palazzo. C’è chi ritiene che la committenza possa ammorbidire il ruolo di supervisore indipendente svolto fino a oggi dal Panda. Replica Ornella Capezzuto, presidente del Wwf Campania: “Il nostro atteggiamento rimarrà immutato, e Wwf rp è indipendente dall’ Associazione”.

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Licenziamenti Telefono Azzurro

Pubblicato da lavoratorinoprofit su gennaio 6, 2010

telefonoazzurroTelefono azzurro taglia il call center di Palermo
Repubblica (Palermo) — 31 dicembre 2009

Telefono Azzurro taglia 29 contratti del suo call center a Palermo e sostituisce la metà degli operatori, professionistie psicologhe, con i volontari del Servizio civile nazionale. La onlus che gestisce il servizio ha ottenuto la proroga della convenzione con il ministero e, denunciano i sindacati, ha anche beneficiato di donazioni elevate, come quella dello sceicco arrivato a Palermo lo scorso anno e che ha regalato 2 milioni di euro. All’ associazione anche i fondi della Regione.

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Il gioco di parole  potrebbe venire quasi naturale: è emergenza al Servizio Emergenza Infanzia. Dal momento che, però, si ha a che fare con la salvaguardia di posti di lavoro da un lato, e la tutela di bambini e adolescenti in difficoltà dall’altro, va da sè che motivi per scherzare ce ne siano veramente pochi. Da domani, primo gennaio 2010, tutti gli operatori del 114, il servizio  gestito dall’Associazione Sos Telefono Azzurro Onlus, perderanno il loro posto di lavoro: ventisei persone che allo scoccare della mezzanotte saluteranno l’arrivo dell’anno nuovo con l’angoscia di ciò che può riservare loro questo inizio di 2010 così incerto.

Le motivazioni addotte dai vertici dell’Associazione fanno riferimento ad esigenze di natura economica che renderebbero impossibile il presieguo dell’attività. Una versione comprensibile, certo, soprattutto in questo periodo di crisi economica generale, se non fosse per alcuni aspetti che non vanno per nulla sottovalutati nè, tantomeno, taciuti. Esiste, ad esempio, una proroga concessa dal Ministero della Pari Opportunità che assicurerebbe la continuazione del Servizio con tutti gli operatori almeno fino ad aprile. Ma non è tutto. Un’associazione come quella delTelefono Azzurro, infatti, che trova le risorse per sopravvivere anche e soprattutto nelle donazioni, avrebbe ricevuto appena un anno e mezzo fa un sostanzioso assegno (si parla di circa 2 milioni e mezzo di euro) da parte di un ricco benefattore di passaggio a Palermo.

Una situazione dai contorni poco chiari per non dir proprio oscuri, dunque, che si arricchisce di altri due elementi interessanti da sottoporre all’attenzione. Innanzitutto il fatto che la sede palermitana dell’Associazione SosTelefono Azzurro Onlus gode del privilegio di poter essere ospitato in un grande appartamento confiscato alla mafia; secondo il fatto che in Campania nei giorni scorsi, l’associazione ha aperto un nuovo centro Territoriale con, naturalmente, nuovi operatori: insomma, una strategia che mal si concilia con quell’annuncio di mancanza fondi comunicato due giorni fa ai dipendenti di Palermo.

Ma con questa drastica riduzione del personale, il Servizio come affronterebbe l’enorme mole di raccolta e smistamento delle segnalazioni che arrivano ogni giorno da tutta Italia? Secondo i vertici il lavoro dovrebbe ricadere solo ed esclusivamente sulle spalle dei volontari del Servizio Civile Nazionale. Una soluzione che sì, consentirebbe una notevole riduzione dei costi, ma che non terrebbe conto della delicatezza e dell’importanza sociale del servizio in questione. Spesso, infatti, accade che al di là dell’indiscusso impegno profuso dai giovani volontari, questi si trovino innanzi a limiti oggettivi legati ad un fattore di inesperienza che si traduce in una incapacità nella gestione dei casi.

Intanto i sindacati Filcams Cgil e Fisascat Cisl si sono già attivati presso il Ministero e la Regione Siciliana per “denunciare tale anomala situazione ed intraprendere una vertenza a salvaguardia dei posti di lavoro e del servizio”. Un’azione che ha portato i vertici dell’Associazione a fissare per il 5 gennaio un nuovo incontro con gli operatori.

Repubblica 24
5 gennaio 2010

Interrotte le trattative per il rinnovo dei contratti per i circa cinquanta dipendenti di Sos Telefono Azzurro di Palermo e Milano, rimasti senza lavoro dallo scorso 31 dicembre. Gia’ in occasione dell’incontro tenutosi il 30 dicembre, la Filcams Cgil e la Fisascat Cisl avevano proposto soluzioni per salvaguardare i livelli occupazionali dei lavoratori, assunti nel 2007 a seguito di una procedura di emersione, sostenendo anche il ricorso alla Cassa Integrazione in deroga. Durante l’incontro svoltosi oggi, l’azienda non ha accolto nessuna delle proposte avanzate dai sindacati.

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Amici degli operatori licenziati dal TELEFONO AZZURRO

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Sanità il mondo opaco delle onlus

Pubblicato da lavoratorinoprofit su novembre 13, 2009

CI E’ STATO SEGNALATO QUESTO INTERESSANTE ARTICOLO:

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2008/05/13/sanita-il-mondo-opaco-delle-onlus.html

Repubblica — sezione: PALERMO -13 maggio 2008
C’ è una sorta di simmetria tra la condanna in primo grado dell’ ex ministro della sanità Girolamo Sirchia, passato come il promotore della legge contro il fumo nei locali pubblici in Italia, e i reati di truffa e peculato contestati al professore Carlo Marcelletti. Nella poltiglia di fatti pubblici e privati che si mescolano nell’ inchiesta, lasciando da parte il presunto scambio di sms del chirurgo con una tredicenne, è infatti necessario riflettere su un aspetto particolare: i rapporti opachi tra il mondo del non profit e la sanità. L’ esistenza delle organizzazioni non profit e in particolare delle onlus (organizzazioni non lucrative di utilità sociale) presenti all’ interno degli ospedali italiani, è un argomento poco esplorato. E forse sarebbe opportuno avviare una rigorosa analisi per capire in che misura gli attuali problemi di un primario come Marcelletti, da sempre sotto la lente dei media e della pubblica opinione, potrebbero presentarsi per molti suoi colleghi magari meno noti che operano negli ospedali siciliani. Riprendiamo per un attimo la vicenda Sirchia. Dopo tre anni tra indagini e dibattimento, il primario di ematologia è stato dichiarato colpevole di appropriazione indebita per avere girato sui propri conti una parte delle entrate della Fondazione “Il sangue”, da lui stesso creata per governare le donazioni versate nell’ ospedale in cui Sirchia era primario. Secondo la sentenza, Sirchia pescava disinvoltamente nei bilanci dell’ ente. La pena commutata rimane in ogni caso virtuale perché è subentrato l’ indulto. E virtuale è anche l’ ulteriore sanzione che ha escluso Sirchia per cinque anni dai pubblici uffici, a causa del sopraggiungere della prescrizione.
A nche Marcelletti ha la sua onlus, la Abc, acronimo di Associazione per la cura del bambino cardiopatico. Ci si può collegare al sito della organizzazione, attraverso il quale è anche possibile fare direttamente le donazioni, il cui scopo è di aiutare l’ onlus a svolgere, tra le altre attività, «la manutenzione e il rinnovo delle apparecchiature interne del reparto di cardiochirurgia che devono essere tecnicamente impeccabili per garantire i nostri piccoli pazienti». In tale ambito sarà la magistratura a valutare se sono state effettuate malversazioni e a giudicarne la eventuale gravità. D’ altro canto – e gli addetti ai lavori lo sanno bene – il problema centrale delle onlus è quello della loro opacità amministrativa, anche alla luce del fondamentale requisito della non ripartizione degli eventuali utili conseguiti che devono essere utilizzati all’ interno di queste associazioni, chiamate anche onp, cioè organizzazioni non profit. Questo elemento ci permette di aggiungere un’ altra considerazione. Sfatiamo il mito di un non profit sempre povero. Pur con l’ aiuto del fondamentale lavoro gratuito dei volontari, alcune di queste organizzazioni i profitti li fanno – non c’ è nulla di male – e il denaro ottenuto è in funzione del grado di imprenditorialità delle stesse attività svolte. La vera criticità è come le onp si finanziano e utilizzano le risorse raccolte per i fini propri dell’ associazione. Il problema è proprio questo e basta un esempio per farsi un’ idea delle diverse implicazioni. Se un primario suggerisce a una azienda che fornisce medicinali o attrezzature al suo reparto di aiutare l’ associazione non profit dei suoi pazienti, tramite l’ elargizione di un contributo in denaro per il perseguimento dei fini istituzionali allo scopo – per esempio – di finanziare un progetto di ricerca o le spese di viaggio di un giovane medico del reparto, come dobbiamo definire questa fattispecie? Un aiuto, una liberalità, un tentativo di corruzione per un appalto da concedere? A questo punto il confine tra il rispetto della legge e reato è molto labile e soggetto a diverse interpretazioni, fino all’ estrema considerazione che è necessario regolare in modo puntuale queste potenziali relazioni pericolose. La stessa richiesta a un parente di finanziare la non profit dove il paziente è stato ricoverato come la dobbiamo definire? Scusandoci per la boutade anche la messa cantata, a questo punto, può diventare un reato da addebitare al prelato officiante. E volendo estendere il discorso, come dovremmo catalogare le decine e decine di congressi finanziati dalle case farmaceutiche a favore di medici, inclusi viaggi, alberghi e pagamenti di iscrizioni? Liberalità o forme di collusione più o meno opaca? è evidente come l’ argomento sia molto delicato e basterebbe parlare con gli operatori della sanità per capire come gli interessi in campo siano enormi. Una riflessione sul funzionamento del sistema a questo punto risulta necessaria, poiché in caso contrario si corre il rischio di fare di Marcelletti una vittima o un eroe, mentre il vero problema nelle centinaia di associazioni non profit presenti negli ospedali siciliani è la capacità di distinguere quelle che rispettano le leggi, svolgendo un lavoro essenziale per il mantenimento di alcuni standard di assistenza, da quelle che, sotto occhi compiaciuti o distratti, fanno affari sulla pelle dei malati.
- VINCENZO PROVENZANO

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