Lavoro e No Profit

Terzo Settore. La nuova frontiera della lotta per i diritti dei lavoratori!

Archivio per la categoria ‘fondazioni’

Chiesa, associazioni, ambasciate i privilegiati che non pagano l’Ici

Pubblicato da lavoratorinoprofit su dicembre 10, 2011

di ETTORE LIVINI (Repubblica, 10 dicembre 2011)

CHIESA ma non solo. L’ombrello della norma Taglia-Ici non ripara solo gli immobili (quelli ad uso “non esclusivamente commerciale”) del Vaticano. Certo il mattone di Dio  -  115mila case, 9mila scuole, 4mila tra ospedali e centri sanitari  -  fa la parte del leone. Ma la platea dei beneficiari dell’esenzione dall’imposta è molto più ampia. Non pagano tutte le altre confessioni religiose. Zero tasse per le associazioni non profit, le ong, le ambasciate, le Fondazioni liriche, i palazzi intestati a Stati esteri[...]

la legge prevede l’esenzione per gli immobili di enti senza fine di lucro “destinati allo svolgimento di attività assistenziali, previdenziali, sanitarie, didattiche, ricettive, culturali, ricreative e sportive”. Come succede per il patrimonio della Santa Sede, però, anche qui esiste una ampia area grigia dove l’uso “non commerciale” dei beni è difficile da certificare. Ci sono ospedali controllati da pseudo-Onlus (e accreditati con il servizio sanitario nazionale) che fatturano centinaia di milioni.[...]

ONLUS

Molte cause in tribunale per gli immobili affitati

Tutte le Onlus e le Ong sono esentate dal pagamento dell’Ici, almeno per gli edifici che usano come sedi proprie e non a fine di lucro. Non paga Emergency, non paga Medici senza frontiere, non paga l’Associazione per la ricerca sul cancro e la Lega per il filo d’oro. Chi invece dispone di un patrimonio di immobili messi a reddito (cioè affittati) è costretto  -  almeno in teoria  -  a onorare con il fisco il pagamento dell’imposta, anche se la materia è ancor oggi oggetto di confronto giuridico.

SCUOLE

Niente tassa agli istituti legati agli enti no-profit

Un altro tema delicato è quello delle strutture sanitarie e scolastiche. Le cliniche private (convenzionate o meno con sistema sanitario nazionale) devono pagare l’Ici. Gli enti non commerciali convenzionati con la sanità pubblica  -  tra cui diverse istituzioni religiose o Onlus  -  invece no, almeno sui reparti ospedalieri mentre sul patrimonio immobiliare a reddito si paga tutto. Zero Ici anche per le scuole private che fanno capo a enti non a fine di lucro indipendentemente dal livello delle loro rette.[...]

Per l’articolo completo: http://www.repubblica.it/economia/2011/12/10/news/chi_non_paga_l_ici-26368886/?ref=HREA-1


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Quando gli affari si fanno in compagnia (da Altraeconomia)

Pubblicato da lavoratorinoprofit su luglio 18, 2011

“Quando gli affari si fanno in compagnia”
Autore: Alex Corlazzoli
da Altra Economia n. 126 – 18 maggio 2011


per l’articolo completo: http://www.altreconomia.it/site/fr_contenuto_detail.php?intId=2781&fromCatDet=56

(… ) Sappiamo che in Italia sono oltre 34mila imprese e più di mille le organizzazioni no profit aderenti alla Compagnia delle Opere (Cdo). Gestiscono un giro d’affari di circa 70 miliardi l’anno. Il sistema coinvolge oltre 500.000 persone tra addetti alle imprese e operatori del settore. Un universo che in Lombardia si traduce in potere politico e controllo del territorio. La Cdo ha messo una bandierina sulla cartina della Lombardia, istituendo sedi locali nell’Alto Milanese, a Bergamo, a Brescia, a Lecco, a Pavia, a Saronno e a Varese. Abbiamo potuto leggere l’elenco 2010 dei membri della Cdo in una delle “fortezze” lombarde, quella di Crema-Cremona-Lodi.    È solo uno spaccato, ma una lente d’ingrandimento su quest’area serve a decodificare il funzionamento del sistema della Cdo. Tra il Serio, l’Adda e il Po, la Compagnia delle Opere è nata nel 2001 come Cdo Lombardia Sud Est, e diventa in seguito sede di Crema-Cremona e Lodi. (…)    La Cdo è un po’ ovunque: dal paese più piccolo ai capoluoghi di provincia. E sfogliando il documento si scopre, ad esempio, che a realizzare gli impianti meccanici ed elettrici in alcune zone colpite dal sisma in Abruzzo lo scorso 6 aprile, precisamente nei cantieri di Bazzano, Tempera, Roio e Paganica, alle porte de L’Aquila, sia stata l’Idraulica Ferla Multiservice di Credera Rubbiano (Cr). L’impresa, affiliata alla Cdo, si è aggiudicata la gara d’appalto indetta dal ministero dell’Interno e dalla Protezione civile per il Progetto C.a.s.e., in collaborazione con il Consorzio Consta, il cui direttore generale è stato nel 2006 presidente della Cdo del Nord Est.  (…). È poi, una notizia recente, che ad occuparsi dei buoni pasto della Provincia e del Comune di Cremona -il cui vice sindaco Carlo Malvezzi è simpatizzante di Cl-, sarà la Edenred Italia. Alessia Manfredini, consigliere comunale del Pd, ha pubblicamente affermato che “la Edenred appartiene alla Cdo”. Pronta la smentita della società: “Edenred Italia, nonché il Gruppo Edenred International in generale, non è proprietà di Compagnia delle Opere e non è in alcun modo riconducibile all’Associazione”. Resta da capire come mai Edenred stessa, in un documento sulla responsabilità sociale del gruppo datato settembre 2010, affermasse di aderire alla Cdo.   (…) Dalle province di Cremona e Lodi arrivano a Milano, al Pirellone, anche due uomini di Roberto Formigoni: Giovanni Rossoni di Offanengo (Cr) e il lodigiano Andrea Gibelli. Rossoni, assessore all’Istruzione, formazione e lavoro è anche presidente del comitato regionale Artigiancassa, la banca che ha come business la gestione dei fondi pubblici a favore dello sviluppo e del finanziamento del settore artigiano. È alla quinta legislatura in Regione Lombardia ed è stato nella precedente tornata il vice di Formigoni. Non manca mai al meeting di Rimini. Durante il suo mandato a Crema sono arrivati 4,5 milioni di euro per costruire una scuola privata. (…)  Le carte, e gli affari, si intrecciano. Insieme agli uomini politici ci sono i vescovi, presidenti di Banche ma soprattutto le aziende. Riprendiamo in mano il nostro elenco: scorrendo i nomi dei soci della Cdo, i settori che vedono il maggior numero di iscritti nella Lombardia Sud Est sono quello manifatturiero, i servizi (farmacisti, avvocati, agenzie di viaggi, consulenza sanitaria, agenzie di pratiche automobilistiche, imprese di pulizie) e quello delle costruzioni, che registrano rispettivamente 71, 60 e 57 soci. (…)    Nella lista anche l’organizzazione non governativa Pobic, associazione umanitaria operante nei Paesi in via di sviluppo con progetti di formazione professionale per disabili. Numerose sono anche le aziende, le cooperative sociali e i servizi di consulenza che vanno sotto il capitolo della sanità privata: dalla Faber Srl, che fa consulenza finalizzata alla realizzazione e gestione di cliniche, case di cura e case di riposo, alla Isac Spa, l’Istituto italiano per la sanità, la sicurezza e l’ambiente che ha sede a Lodi in piazza Godetti, alla Pharmatec che produce disinfettanti, alla Cla Spa che fornisce arredi ospedalieri e per le case di riposo alla Cbm di Torre de’ Picenardi e la cooperativa sociale Hospital service di Crema. Spostandosi poco più a Nord, nel bresciano, ha grande rilievo il Consorzio delle cooperative sociali “Gruppo Fraternità”, nato da un’iniziativa di don Corrado Fioravanti. Con lui, negli anni Novanta, era possibile entrare con tranquillità al quartier generale della Lega Nord, in via Bellerio a Milano. Il prete di Pioltello (Mi) aveva accesso addirittura allo studio privato di Umberto Bossi. Oggi il gruppo Fraternità ha due rami importanti nel panorama bresciano, Fraternità Sistemi e Fraternità Servizi, che trova rappresentanza nel consiglio della Cdo di Brescia con Massimo Cavagnini, vice presidente e direttore rete servizi e associati della Compagnia delle Opere dal 2009, e già amministratore delegato di Fraternità Giovani.   (…)  La Cdo “è un’associazione imprenditoriale di rilevanza nazionale e non lucrativa che intende promuovere lo spirito di mutua collaborazione e assistenza tra i soci, per una migliore valorizzazione delle risorse umane ed economiche, nell’ambito di ogni attività esercitata sotto forma di impresa, sia profit sia non profit”. Questa la descrizione ufficiale. In altre parole, la Cdo è il braccio finanziario di Cl, il movimento ecclesiale fondato nel 1954 da don Luigi Giussani. La Cdo è sorta per libera iniziativa di giovani laureati e adulti di Cl e non: oggi è una super-lobby con interessi in affari, nella finanza e nella politica.    Ma come si fa ad entrare nella lista dell’organizzazione ciellina? Va fatta una richiesta ufficiale attraverso un modulo in cui si chiede che l’impresa sia ammessa, in qualità di socio, all’associazione Compagnia delle Opere, alla Federazione dell’impresa sociale Compagnia delle Opere (Cdo Impresa Sociale), con sede a Milano in via Melchiorre Gioia 181, e all’associazione Compagnia delle Opere locale. Il legale rappresentante dichiara di “assumersi l’impegno a osservare scrupolosamente gli statuti di dette associazioni e a prendere atto che l’importo versato comprende le quota associativa all’associazione Compagnia delle Opere che ammonta a 55 euro, comprensivo del costo dell’abbonamento al Corriere delle Opere”. Questo almeno sulla carta. In realtà basta vedere il sito della Cdo di Brescia (www.brescia.cdo.it )per scoprire che il consiglio direttivo ha stabilito quote associative che vanno dai 200 euro per i gruppi ai 3.000.000 per i soci sostenitori.

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Solidarietà ai licenziati di Telefono Azzurro!

Pubblicato da lavoratorinoprofit su febbraio 16, 2010

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Telefono Azzurro: quanti bambini chiamano davvero?

Pubblicato da lavoratorinoprofit su febbraio 16, 2010

Alti finanziamenti, ma il numero è ancora semi-sconosciuto
di Chiara Paolin
da “il Fatto Quotidiano” 11 febbraio 2010
http://antefatto.ilcannocchiale.it/glamware/blogs/blog.aspx?id_blog=96578&id_blogdoc=2436550&yy=2010&mm=02&dd=11&title=telefono_azzurro_quanti_bambin

Tra gli enti no profit che vigilano sui soggetti deboli, Telefono Azzurro è ormai un brand. Il telefono amico dei bambini per eccellenza, attivo fin dal 1987. Le cifre 2009 sono colossali: due milioni di telefonate gestite ogni anno, migliaia di interventi, una rete territoriale sempre più ramificata.

Spiega Claudio Foti, psicoterapeuta e perito: “Le cifre dichiarate da Telefono Azzurro mi hanno sempre colpito. Ricordo interrogazioni parlamentari di fine anni ’90: si metteva in evidenza come, a fronte di una quantità gigantesca di chiamate, gli esiti presso i servizi sociali e i tribunali fossero davvero scarsi”.

In quegli anni una funzionaria, che chiede l’anonimato, lavorava lì: “Credevo molto nell’attività di sensibilizzazione sul tema infanzia. Ma i contenuti scientifici erano l’ultimo problema: tanti convegni e molta autocelebrazione. Non so se oggi, con l’avvento del 114, lo scenario sia cambiato”.

Il servizio emergenza, concesso in appalto dal Dipartimento per le Pari Opportunità, dai ministeri delle Comunicazioni e del Welfare nel 2002 e puntualmente rinnovato (quest’anno vale 1,2 milioni), ha fatto schizzare le performance e consentito maggiore solidità alle attività connesse, come i Tetti Azzurri di Roma e Treviso, e i nuovi Centri territoriali, spazi di assistenza gestiti direttamente dal Telefono. Qui viene indirizzato chi chiama i numeri baby e adulti (vedi www.azzur ro.it ).

Le strutture attive sono sei e godono di vari benefit e finanziamenti. Oltre a donazioni e 5 per mille: solo così arrivano circa 5 milioni l’anno. Il bilancio 2008 è di quasi 10 milioni di euro. “Eppure il 114 ci ha lasciato a casa” dice Monica Castelli, una dei 25 dipendenti che lavoravano a Palermo, sede centrale del servizio. “Nonostante il ministro Carfagna abbia pagato i 400 mila euro per il periodo di proroga, l’ente ci ha sostituiti coi volontari del servizio civile. Ragazzi dai 18 ai 25 anni, non certo esperti. E pensare che l’altra estate un sultano giunto in porto col suo yacht regalò due milioni di euro. Che fine hanno fatto?”.

Al Dipartimento per le Pari Opportunità non lo sanno. E anzi spiegano che l’attività svolta da Telefono Azzurro non è soggetta a controlli ministeriali. Niente verifiche o ispettori, tranne in caso di denunce.
Daniela Cremasco, assistente sociale a Roma, è perplessa: “Quando c’è di mezzo un bambino la telefonata è un passaggio delicatissimo, occorre massima professionalità. E il problema vero è: quale percorso di aiuto si attiva dopo il primo contatto? Io, in dieci anni, ricordo solo due segnalazioni.

Un sondaggio tra i Municipi romani conferma: a memoria di assistente, nessun caso al II, un caso l’anno al IX, due casi l’anno al V, un caso in cinque anni al VI e all’XI, forse uno in dieci anni al XIX. Insomma, nella Capitale si possono stimare dieci episodi l’anno, non di più. Dove finiscono gli altri?

Secondo i dati ufficiali del Telefono, il 60% dei casi ritenuti rilevanti viene segnalato proprio ai servizi sociali (seguono forze di polizia, Asl e questure). La onlus, interpellata, fa rispondere da un funzionario interno, ma chiede di mantenerlo anonimo: “Il problema è che il 114 è ancora poco riconosciuto dagli operatori. E poi pesiamo poco sulla rete sociale, cerchiamo strade alternative”.

La responsabile della Comunicazione, Cristina Massara, puntualizza: “Le procedure sono garantite e certificate, tutto avviene nel rispetto del protocollo”.
Andrea Bollini è presidente del Cismai, 64 strutture pubbliche e private di tutta Italia altamente specializzate nella cura dei minori: “Nella mia esperienza i casi partiti da Telefono Azzurro sono pochissimi. E può configurarsi un conflitto d’interessi se lo stesso ente gestisce il 114 e i centri di cura. Speriamo che il prossimo bando sia di livello europeo, per affidare il servizio al soggetto più adeguato. Proporrei di sfruttare meglio gli Uffici Minori delle questure, strutture ormai prontissime a gestire la fase di emergenza. Poi, per la presa in carico, servono investimenti strutturali nelle istituzioni pubbliche già esistenti. Le operazioni di facciata sono inutili. E a volte dannose”.

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Tra la spazzatura di Napoli spunta un Panda

Pubblicato da lavoratorinoprofit su febbraio 9, 2010

Porta a Porta
Il WWF cura la campagna per la differenziata
Tra la spazzatura di Napoli spunta un Panda

di (fabr.ger.) Il Venerdì di Repubblica n.1142 del 5 febbraio 2010 p.29

Asia, l’azienda del Comune di Napoli per la raccolta dei rifiuti, affida al Wwf la campagna di comunicazione per la raccolta differenziata porta a porta nel 2010. Wwf rp, società controllata dall’omonima fondazione, si è aggiudicata , in associazione con la cooperativa Ermeco, l’appalto da 1.738.000 euro per sensibilizzare i napoletani dei quartieri dove il prelievo avviene palazzo per palazzo. C’è chi ritiene che la committenza possa ammorbidire il ruolo di supervisore indipendente svolto fino a oggi dal Panda. Replica Ornella Capezzuto, presidente del Wwf Campania: “Il nostro atteggiamento rimarrà immutato, e Wwf rp è indipendente dall’ Associazione”.

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Mobbing in Fondazione Religiosa di Brindisi

Pubblicato da lavoratorinoprofit su febbraio 8, 2010

“Mobbing a Brindisi coinvolto sacerdote”
La Gazzetta del Mezzogiorno
05 FEBBRAIO 2010

La sua vita era diventata un inferno in quella fondazione che si occupava – tra le altre cose – della riabilitazione di malati psichici. Ma non era certo il lavoro a tormentarla. A suo dire, il comportamento dei responsabili della fondazione «Opera Bartolo Longo» di Latiano sarebbe stato in qualche modo inquadrabile nel «mobbing». Per questo, una dipendente si è rivolta al giudice del lavoro Cristina Mattei che – qualche giorno fa – ha emesso la sentenza contro la fondazione nonchè il sacerdote don Franco Galiano. Era il 7 febbraio del 2005 quando la dipendente depositò il ricorso che la giudice ha parzialmente accolto. Innanzitutto ha disposto l’orario di lavoro e le giornate nelle quali la dipendente dovrà essere impiegata ma, soprattutto, la giudice ha scritto che si «dichiara la natura mobizzante dei comportamenti tenuti dal sacerdote Francesco Galiano in qualità di rappresentante legale della fondazione e per effetto ordina allo steso di astenersi dall’adozione di ulteriori condotte vessatorie e mobbizzanti nei confronti della ricorrente». Per questa ragione, la giudice ha condannato «la fondazione Opera Bartolo Longo nella persona del rappresentante legale pro tempore sacerdote Francesco Galiano ala rifusione delle spese di lite liquidate in duemila euro, di cui 850 per onorario». Insomma, mobbing riconosciuto ma per quel che concerne la liquidazione dei danni subiti, la dipendente dovrà fare riferimento all’Inail. Una decisione, quest’ultima, che sarà probabilmente oggetto dle ricorso in appello come in appello intende probabilmente ricorrere anche la Fondazione che ha sempre rigettato le accuse di mobbing. La sentenza, comunque, si basa anche su alcune perizie e sulle numerose testimonianze.

Per l’articolo completo:

http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/GdM_dallapuglia_NOTIZIA_01.php?IDNotizia=307405&IDCategoria=1

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Sanità il mondo opaco delle onlus

Pubblicato da lavoratorinoprofit su novembre 13, 2009

CI E’ STATO SEGNALATO QUESTO INTERESSANTE ARTICOLO:

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2008/05/13/sanita-il-mondo-opaco-delle-onlus.html

Repubblica — sezione: PALERMO -13 maggio 2008
C’ è una sorta di simmetria tra la condanna in primo grado dell’ ex ministro della sanità Girolamo Sirchia, passato come il promotore della legge contro il fumo nei locali pubblici in Italia, e i reati di truffa e peculato contestati al professore Carlo Marcelletti. Nella poltiglia di fatti pubblici e privati che si mescolano nell’ inchiesta, lasciando da parte il presunto scambio di sms del chirurgo con una tredicenne, è infatti necessario riflettere su un aspetto particolare: i rapporti opachi tra il mondo del non profit e la sanità. L’ esistenza delle organizzazioni non profit e in particolare delle onlus (organizzazioni non lucrative di utilità sociale) presenti all’ interno degli ospedali italiani, è un argomento poco esplorato. E forse sarebbe opportuno avviare una rigorosa analisi per capire in che misura gli attuali problemi di un primario come Marcelletti, da sempre sotto la lente dei media e della pubblica opinione, potrebbero presentarsi per molti suoi colleghi magari meno noti che operano negli ospedali siciliani. Riprendiamo per un attimo la vicenda Sirchia. Dopo tre anni tra indagini e dibattimento, il primario di ematologia è stato dichiarato colpevole di appropriazione indebita per avere girato sui propri conti una parte delle entrate della Fondazione “Il sangue”, da lui stesso creata per governare le donazioni versate nell’ ospedale in cui Sirchia era primario. Secondo la sentenza, Sirchia pescava disinvoltamente nei bilanci dell’ ente. La pena commutata rimane in ogni caso virtuale perché è subentrato l’ indulto. E virtuale è anche l’ ulteriore sanzione che ha escluso Sirchia per cinque anni dai pubblici uffici, a causa del sopraggiungere della prescrizione.
A nche Marcelletti ha la sua onlus, la Abc, acronimo di Associazione per la cura del bambino cardiopatico. Ci si può collegare al sito della organizzazione, attraverso il quale è anche possibile fare direttamente le donazioni, il cui scopo è di aiutare l’ onlus a svolgere, tra le altre attività, «la manutenzione e il rinnovo delle apparecchiature interne del reparto di cardiochirurgia che devono essere tecnicamente impeccabili per garantire i nostri piccoli pazienti». In tale ambito sarà la magistratura a valutare se sono state effettuate malversazioni e a giudicarne la eventuale gravità. D’ altro canto – e gli addetti ai lavori lo sanno bene – il problema centrale delle onlus è quello della loro opacità amministrativa, anche alla luce del fondamentale requisito della non ripartizione degli eventuali utili conseguiti che devono essere utilizzati all’ interno di queste associazioni, chiamate anche onp, cioè organizzazioni non profit. Questo elemento ci permette di aggiungere un’ altra considerazione. Sfatiamo il mito di un non profit sempre povero. Pur con l’ aiuto del fondamentale lavoro gratuito dei volontari, alcune di queste organizzazioni i profitti li fanno – non c’ è nulla di male – e il denaro ottenuto è in funzione del grado di imprenditorialità delle stesse attività svolte. La vera criticità è come le onp si finanziano e utilizzano le risorse raccolte per i fini propri dell’ associazione. Il problema è proprio questo e basta un esempio per farsi un’ idea delle diverse implicazioni. Se un primario suggerisce a una azienda che fornisce medicinali o attrezzature al suo reparto di aiutare l’ associazione non profit dei suoi pazienti, tramite l’ elargizione di un contributo in denaro per il perseguimento dei fini istituzionali allo scopo – per esempio – di finanziare un progetto di ricerca o le spese di viaggio di un giovane medico del reparto, come dobbiamo definire questa fattispecie? Un aiuto, una liberalità, un tentativo di corruzione per un appalto da concedere? A questo punto il confine tra il rispetto della legge e reato è molto labile e soggetto a diverse interpretazioni, fino all’ estrema considerazione che è necessario regolare in modo puntuale queste potenziali relazioni pericolose. La stessa richiesta a un parente di finanziare la non profit dove il paziente è stato ricoverato come la dobbiamo definire? Scusandoci per la boutade anche la messa cantata, a questo punto, può diventare un reato da addebitare al prelato officiante. E volendo estendere il discorso, come dovremmo catalogare le decine e decine di congressi finanziati dalle case farmaceutiche a favore di medici, inclusi viaggi, alberghi e pagamenti di iscrizioni? Liberalità o forme di collusione più o meno opaca? è evidente come l’ argomento sia molto delicato e basterebbe parlare con gli operatori della sanità per capire come gli interessi in campo siano enormi. Una riflessione sul funzionamento del sistema a questo punto risulta necessaria, poiché in caso contrario si corre il rischio di fare di Marcelletti una vittima o un eroe, mentre il vero problema nelle centinaia di associazioni non profit presenti negli ospedali siciliani è la capacità di distinguere quelle che rispettano le leggi, svolgendo un lavoro essenziale per il mantenimento di alcuni standard di assistenza, da quelle che, sotto occhi compiaciuti o distratti, fanno affari sulla pelle dei malati.
- VINCENZO PROVENZANO

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Sono 4.720 le fondazioni attive in Italia: prima rilevazione dell’Istat

Pubblicato da lavoratorinoprofit su maggio 5, 2009

SuperAbile-Inail

19 ottobre 2007

Rispetto al 1999 la crescita è di quasi il 57%, specialmente al Nord Ovest. Si investe soprattutto su assistenza sociale e cultura: più vocate le regioni dell’Italia nordoccidentale. Premi e borse studio i servizi più erogati

ROMA – Sono 4.720 le fondazioni attive in Italia al 31 dicembre 2005, mentre 247, alla data della rilevazione, non avevano ancora avviato l’attività o l”avevano sospesa temporaneamente. I dati sono stati diffusi oggi dall’Istat che nel biennio 2006-2007 ha svolto la prima rilevazione su questi istituti. Sono per la maggior parte di recente costituzione (54,6% si è costituito nell’ultimo decennio) e mentre quelle più “giovani” sono distribuite soprattutto nel Nord-ovest, al Centro e nel Mezzogiorno risulta maggiormente elevata la percentuale di fondazioni più antiche.

Distribuzione disomogenea – Il 44,2% si trova nel Nord-ovest (2.087 fondazioni), mentre nel Nord-est, al Centro e nel Mezzogiorno opera rispettivamente il 20,7% (978), il 20,2% (951) e il 14,9% (704). Rispetto agli ultimi dati disponibili (1999) il numero delle fondazioni è cresciuto di quasi il 57%; crescita dovuta “in buona parte al processo di privatizzazione delle istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza (Ipab) e alla conseguente trasformazione in fondazione di alcune di esse”. La crescita più sensibile nel Nord-ovest dove si passa dal 35,6% al 44,2%, mentre una tendenza opposta si registra nelle altre aree del paese, dove, pur in presenza di un aumento in termini assoluti, la quota relativa scende: dal 22,2% al 20,7% nel Nord-est; dal 23,2% al 20,2% al Centro e dal 19,0% al 14,9% nel Mezzogiorno. Inoltre nel Nord-ovest (55,5%, rispetto al 49,5% nazionale) è più forte la presenza di fondazioni operative, rispetto al Centro dove prevalgono le miste (38,2% a fronte di 30,5%) e delle erogative nel Mezzogiorno (26,6% rispetto a 20,0%). In particolare in Valle d’Aosta è presente la percentuale più elevata di fondazioni operative (71,0%), in Molise (44,4%) qulla delle fondazioni erogative mentre le fondazioni miste sono prevalenti nel Lazio (43,3%) e nelle province autonome di Trento e Bolzano (42,3% e 38,9%, rispettivamente).

Si investe su assistenza e cultura – Sono l’assistenza sociale (17,3%) e la cultura (16,5%) gli ambiti di intervento più frequenti per le fondazioni (rielaborazione dell’International Classification of Nonprofit Organizations che ha individuato 17 settori operativi). Seguono con il 13,5% l’istruzione e con il 12,8% il finanziamento di progetti, il 12,7% della filantropia, l’8,5% della religione e culto e, fanalino di coda, la ricerca con il 7,7%. La vocazione socio-assistenziale e educativa risulta più marcata nelle regioni dell’Italia nordoccidentale, un risultato “determinato principalmente dalle Ipab trasformatesi in fondazioni”, secondo l’Istat. Nelle regioni del Nord est assumono maggior peso le fondazioni che operano nel settore della filantropia (15,0%) e del finanziamento di progetti (14,0%), mentre al Centro si registra una maggiore incidenza relativa delle fondazioni culturali (22,4%). Nel Mezzogiorno, infine, la vocazione prevalente riguarda il settore della religione e culto (18,2%) e quella dell’assistenza sociale (20,0%). Il 53,2% delle fondazioni opera in un solo settore di attività, percentuale sale al 69,1% tra le fondazioni attive prevalentemente nell’istruzione, al 60,5% tra quelle che si occupano di filantropia e al 58,8% tra quelle che operano nel settore del finanziamento di progetti.

Premi e borse di studio, i servizi più offerti – Rispetto alla gamma di servizi offerti dalle fondazioni i più diffusi sono quelli relativi all’erogazione di premi e borse di studio (15,0% delle fondazioni), alla realizzazione di convegni, seminari, conferenze e congressi (13,2%), all’istruzione prescolastica (12,8%), all’assistenza in residenze protette (12,5%) e al finanziamento di progetti socio-assistenziali (12,0%). Seguono la realizzazione di corsi tematici e/o laboratori (9,5%), il finanziamento di progetti educativi (9,3%), la realizzazione di spettacoli teatrali, musicali e cinematografici (9,2%), il finanziamento di progetti artistico-culturali (7,9%), la gestione di biblioteche, centri di documentazione e archivi (7,6%), l’organizzazione di esposizioni e mostre (7,5%), l’erogazione di contributi a persone in difficoltà economica (7,4%) e il finanziamento di progetti medico-sanitari (7,2%).

Circa 16 milioni gli utenti – Il 70, 9% delel fondazioni offre servizi direttamente all’utenza; crica 16 milioni gli utenti complessivi, di cui 14 milioni “senza disagi specifici”. Tra questi infatti la categoria maggiormente presente è quella dei cittadini in generale (70,1%) seguita dagli adulti (16,6%) e dai minori (5,0%). Tra gli utenti con disagi, i malati sono la tipologia numericamente più elevata (circa 1 milione di persone che rappresentano il 49,1% del complesso degli utenti con disagi), seguiti dagli anziani (19,1%) e dalle persone in difficoltà (10,5%).

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Fondazioni, un patrimonio da 85 miliardi. Più “ricchi” gli istituti del Centro

Pubblicato da lavoratorinoprofit su maggio 5, 2009

Fondazioni, un patrimonio da 85 miliardi. Più “ricchi” gli istituti del Centro
(19 ottobre 2007)
Superabile-Inail

Possono vantare un patrimonio di oltre 34 milioni e, pur costituendo il 20% delle attive in Italia, assorbono il 45,5% delle entrate. In Italia coinvolgono 156.251 persone, oltre due terzi utilizza personale retribuito

ROMA – Nel 2005 le fondazioni hanno registrato entrate complessive per 15,6 miliardi di euro, con una media per istituzione di circa 3,3 milioni di euro; 11,5 miliardi di euro le uscite (circa 2,4 milioni di euro in media). Secondo l’Istat, che ha diffuso oggi i dati del primo censimento sulle fondazioni, al 31 dicembre 2005 il patrimonio complessivo ammontava a 85 miliardi di euro, con un importo medio di circa 18 milioni di euro per fondazione. Circa la metà del patrimonio complessivo è gestito dalle fondazioni bancarie e un altro 20% dagli enti di previdenza privatizzati. Gli istituti del Centro sembrano i più ricchi: il patrimonio è di circa 34.323 milioni di euro e malgrado siano solo il 20,2% delle fondazioni italiane:, assorbono il 45,5% delle entrate complessive. Seguono, con il 35,3%, le fondazioni del Nord-ovest, e, a sensibile distanza quelle del Nord-est e del Mezzogiorno, che beneficiano, rispettivamente, del 12,3% e del 6,9% del totale delle entrate.

Più “piccole” le erogative – Le entrate risultano prevalentemente concentrate tra le fondazioni miste, che costituiscono il 30,5% delle unità, ma raccolgono il 52,4% del valore totale delle entrate. Al contrario, le fondazioni operative, che costituiscono il 49,5% del totale, rappresentano il 23,3% delle entrate complessive. Infine, per le fondazioni erogative si registra una quota percentuale delle entrate (24,2%) sostanzialmente proporzionata alla loro numerosità (20,0%). Il 68% ha dichiarato un importo inferiore a 500 mila euro, il 9,6% tra 500 mila e 1 milione di euro, il 7,9% tra 1 e 2 milioni, l’8,1% tra 2 e 5 milioni e il 6,4% uguale o superiore a 5 milioni di euro. Nella tipologia delle erogative prevalgono le fondazioni di minori dimensioni economiche e in questo caso la percentuale di fondazioni con ricavi inferiore a 100 mila euro sale a circa il 55% mentre, le fondazioni medio-grandi e grandi sono maggiormente frequenti tra le operative e tra le miste: il 66% ed il 65,3% delle fondazioni appartenenti a queste tipologie mostrano, rispettivamente, livelli delle entrate uguali o superiori a 100 mila euro.

Le fonti di finanziamento – Il 78,1% delle fondazioni registra entrate di origine privata e il 21,9% di fonte pubblica: nel Mezzogiorno è meno accentuato il ricorso al finanziamento privato (70,7%), mentre è più frequente nel Nord-est e nelle regioni del Centro (rispettivamente 81,2% e 81,4%). Inoltre il 96,0% delle fondazioni erogative si finanzia con entrate di fonte privata, mentre l’incidenza del finanziamento da fonte prevalentemente pubblica presenta il livello più elevato per le operative (31,0%). Il 30,6% delle entrate delle fondazioni è costituito da redditi patrimoniali, il 25,6% dalle entrate derivanti da quote versate dai soci e dagli iscritti, il 15,7% dai ricavi derivanti da contratti e/o convenzioni con istituzioni pubbliche e il 10,4% dai ricavi da vendita di beni e servizi. Se nel Nord-ovest sono relativamente più consistenti le entrate derivanti da contratti e convenzioni (31,4%), nel Nord-est è preponderante la quota relativa ai redditi patrimoniali (53,5% ), al Centro invece prevale l’incidenza delle somme versate dai soci e/o dagli iscritti (54,3%) e nel Mezzogiorno quelle costituite dai ricavi da contratti e/o convenzioni con istituzioni pubbliche e dai sussidi e contributi (rispettivamente 43,8% e 18,1%). Le fondazioni operative si finanziano in via prevalente con entrate derivanti da contratti e o convenzioni (33,4%) e dalla vendita di beni e servizi (30,3% ), le erogative quasi esclusivamente con redditi patrimoniali (86,0%) e le miste prevalentemente con le somme versate dai soci e/o dagli iscritti (48,2%).

Oltre due terzi delle fondazioni impiega personale retribuito – Nelle fondazioni operano 156.251 persone, di cui il 52,2% (81.581 unità) sono dipendenti, il 29,5% (46.144) volontari, il 12,5% (19.469) collaboratori, il 3,3% (5.087) lavoratori distaccati o comandati da imprese o istituzioni, il 2% (3.162) religiosi e lo 0,5% (808) volontari del servizio civile. I lavoratori retribuiti (dipendenti, collaboratori e personale distaccato o comandato) sono pari a 106.137 unità, mentre le risorse umane non retribuite sono 50.114. Nel Mezzogiorno e del Nord-ovest si osserva una percentuale di dipendenti superiore a quella rilevata a livello nazionale (rispettivamente il 62,7% e 60,3% a fronte del 52,2% nazionale). Il Nord-est e, soprattutto, il Centro si distinguono per le maggiori quote di volontari (rispettivamente il 34,2% e il 57,9% a fronte del 29,5% nazionale). In quelle operative è maggiore l’incidenza relativa di dipendenti (62,1%) e di collaboratori (14,6% ), mentre nelle erogative e nelle miste i volontari presentano quote superiori al 40% (rispettivamente 41,6% e 44,5%). Le donne rappresentano il 65,1% del personale; la presenza femminile sale al 78,1% tra i lavoratori distaccati o comandati e al 71,1% tra i dipendenti, mentre, pur rimanendo al di sopra del 50%, scende al 57,8% tra i volontari e al 55,9% tra i collaboratori. Oltre i due terzi delle fondazioni (70,0%) impiega, per lo svolgimento delle proprie attività, personale retribuito (dipendenti, collaboratori e personale distaccato o comandato).

Il 73,1% impiega meno di 10 persone – La classe dimensionale nella quale si concentra il maggior numero di fondazioni (1.434 fondazioni, pari al 30,4%) è quella con 1-4 unità di personale, mentre la quota di fondazioni che ne impiegano 100 e oltre risulta limitata al 4,1%. Il 73,1% impiega meno di 10 unità. Inoltre le fondazioni operative, dovendo direttamente erogare servizi all’utenza, sono più spesso di dimensioni maggiori (il 54,2% di esse impiega almeno 5 unità di personale retribuito ed il 12,8% più di 49), mentre le erogative, occupandosi della gestione di finanziamenti a terzi, sono generalmente più piccole (l’89,6% di esse opera con meno di 5 unità di personale retribuito e lo 0,2% con più di 49). Le fondazioni miste, data la loro funzione ibrida, si collocano in una posizione intermedia (il 65,0% di esse impiega meno di 5 unità di personale retribuito e l’8,4% più di 49).

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Fondazioni teatrali tra pubblico e privato

Pubblicato da lavoratorinoprofit su aprile 28, 2009

Fondazioni teatrali tra pubblico e privato
di Gianpaolo Concari

La tradizione musicale italiana: un patrimonio di tutti che cerca aiuto tra i privati. Il d.lgs. 367/96 ha cercato di avvicinare i privati alla cultura ma la manovra non è riuscita del tutto. L’articolo è pubblicato anche da Summa la rivista del Consiglio Nazionale dei Ragionieri Commercialisti ed Economisti d’Impresa.

La tradizione musicale italiana ha subito una radicale trasformazione a seguito del d.lgs. 29 giugno 1996 n. 367. La volontà del legislatore era quella di dare un forte impulso al settore, cercando di avvicinare i mecenati privati verso le grandi istituzioni musicali ingabbiati in strutture pubbliche non sempre efficienti.

L’operazione non sempre è riuscita in pieno. Da allora altre soluzioni ibride sono state escogitate per poter conservare il patrimonio della tradizione musicale (lirica e concertistica) italiana, così come di quella teatrale.

Il d.lgs. 367/96 ha di colpo trasformato gli enti di prioritario interesse nazionale che operano nel settore musicale in fondazioni di diritto privato. Più precisamente la norma ha riguardato:

• gli enti autonomi lirici e le istituzioni concertistiche assimilate

• altri enti operanti nel settore della musica, del teatro e della danza

Dal punto di vista squisitamente tecnico, si può notare che queste fondazioni non trovano il proprio fondamento né in un atto di autonomia privata, né in un negozio di fondazione.

Inoltre il contenuto dello statuto è sottratto all’autonomia privata, così come la procedura di riconoscimento della personalità giuridica è ben diverso da quello previsto per le altre fondazioni.

Le fondazioni musicali non hanno scopo di lucro e in tal senso perseguono la diffusione dell’arte musicale, provvedendo alla conservazione del patrimonio storico-culturale dei teatri loro affidati. Possono realizzare spettacoli lirici, di balletto e concerti anche in sedi diverse e svolgere, conformemente agli scopi istituzionali, attività commerciali ed accessorie, operando secondo criteri di imprenditorialità ed efficienza.

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articolo completo su: Guide Supereva

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