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Repubblica — sezione: PALERMO -13 maggio 2008
C’ è una sorta di simmetria tra la condanna in primo grado dell’ ex ministro della sanità Girolamo Sirchia, passato come il promotore della legge contro il fumo nei locali pubblici in Italia, e i reati di truffa e peculato contestati al professore Carlo Marcelletti. Nella poltiglia di fatti pubblici e privati che si mescolano nell’ inchiesta, lasciando da parte il presunto scambio di sms del chirurgo con una tredicenne, è infatti necessario riflettere su un aspetto particolare: i rapporti opachi tra il mondo del non profit e la sanità. L’ esistenza delle organizzazioni non profit e in particolare delle onlus (organizzazioni non lucrative di utilità sociale) presenti all’ interno degli ospedali italiani, è un argomento poco esplorato. E forse sarebbe opportuno avviare una rigorosa analisi per capire in che misura gli attuali problemi di un primario come Marcelletti, da sempre sotto la lente dei media e della pubblica opinione, potrebbero presentarsi per molti suoi colleghi magari meno noti che operano negli ospedali siciliani. Riprendiamo per un attimo la vicenda Sirchia. Dopo tre anni tra indagini e dibattimento, il primario di ematologia è stato dichiarato colpevole di appropriazione indebita per avere girato sui propri conti una parte delle entrate della Fondazione “Il sangue”, da lui stesso creata per governare le donazioni versate nell’ ospedale in cui Sirchia era primario. Secondo la sentenza, Sirchia pescava disinvoltamente nei bilanci dell’ ente. La pena commutata rimane in ogni caso virtuale perché è subentrato l’ indulto. E virtuale è anche l’ ulteriore sanzione che ha escluso Sirchia per cinque anni dai pubblici uffici, a causa del sopraggiungere della prescrizione.
A nche Marcelletti ha la sua onlus, la Abc, acronimo di Associazione per la cura del bambino cardiopatico. Ci si può collegare al sito della organizzazione, attraverso il quale è anche possibile fare direttamente le donazioni, il cui scopo è di aiutare l’ onlus a svolgere, tra le altre attività, «la manutenzione e il rinnovo delle apparecchiature interne del reparto di cardiochirurgia che devono essere tecnicamente impeccabili per garantire i nostri piccoli pazienti». In tale ambito sarà la magistratura a valutare se sono state effettuate malversazioni e a giudicarne la eventuale gravità. D’ altro canto – e gli addetti ai lavori lo sanno bene – il problema centrale delle onlus è quello della loro opacità amministrativa, anche alla luce del fondamentale requisito della non ripartizione degli eventuali utili conseguiti che devono essere utilizzati all’ interno di queste associazioni, chiamate anche onp, cioè organizzazioni non profit. Questo elemento ci permette di aggiungere un’ altra considerazione. Sfatiamo il mito di un non profit sempre povero. Pur con l’ aiuto del fondamentale lavoro gratuito dei volontari, alcune di queste organizzazioni i profitti li fanno – non c’ è nulla di male – e il denaro ottenuto è in funzione del grado di imprenditorialità delle stesse attività svolte. La vera criticità è come le onp si finanziano e utilizzano le risorse raccolte per i fini propri dell’ associazione. Il problema è proprio questo e basta un esempio per farsi un’ idea delle diverse implicazioni. Se un primario suggerisce a una azienda che fornisce medicinali o attrezzature al suo reparto di aiutare l’ associazione non profit dei suoi pazienti, tramite l’ elargizione di un contributo in denaro per il perseguimento dei fini istituzionali allo scopo – per esempio – di finanziare un progetto di ricerca o le spese di viaggio di un giovane medico del reparto, come dobbiamo definire questa fattispecie? Un aiuto, una liberalità, un tentativo di corruzione per un appalto da concedere? A questo punto il confine tra il rispetto della legge e reato è molto labile e soggetto a diverse interpretazioni, fino all’ estrema considerazione che è necessario regolare in modo puntuale queste potenziali relazioni pericolose. La stessa richiesta a un parente di finanziare la non profit dove il paziente è stato ricoverato come la dobbiamo definire? Scusandoci per la boutade anche la messa cantata, a questo punto, può diventare un reato da addebitare al prelato officiante. E volendo estendere il discorso, come dovremmo catalogare le decine e decine di congressi finanziati dalle case farmaceutiche a favore di medici, inclusi viaggi, alberghi e pagamenti di iscrizioni? Liberalità o forme di collusione più o meno opaca? è evidente come l’ argomento sia molto delicato e basterebbe parlare con gli operatori della sanità per capire come gli interessi in campo siano enormi. Una riflessione sul funzionamento del sistema a questo punto risulta necessaria, poiché in caso contrario si corre il rischio di fare di Marcelletti una vittima o un eroe, mentre il vero problema nelle centinaia di associazioni non profit presenti negli ospedali siciliani è la capacità di distinguere quelle che rispettano le leggi, svolgendo un lavoro essenziale per il mantenimento di alcuni standard di assistenza, da quelle che, sotto occhi compiaciuti o distratti, fanno affari sulla pelle dei malati.
- VINCENZO PROVENZANO