Dialogatore face-to-face
Pubblicato da lavoratorinoprofit su maggio 30, 2009
Vi racconto il mio lavoro di dialogatore face to face
Bertrando Goio (Trieste) lettera a Repubblica 29 maggio 09
Sono un giovane adulto (così si dice oggi) di 33 anni. Laurea in Storia e Dottorato in Geopolitica, Università di Trieste. Trovo solo lavori di pochi mesi, sottopagati, in nero. L’ultima novità, dopo centinaia di curriculum inviati, mi trovo a fare il dialogatore face to face, da Lunedì a Sabato, senza ferie. Sei ore in piedi non-stop a tentare di convincere una fetta di umanità a versare soldi per qualche causa, ecologista o umanitaria. E’ un lavoro e come tale l’ho preso. Salvo poi farmi redarguire dal, ora si chiama così il capo, team leader: devo avere un atteggiamento positivo e vincente (frasi fatte imparate sul libretto). In sei ore si fanno 2, 3 sottoscrizioni. Le sei ore diventano poi otto a discrezione del team leader, che se deve vedere la partita di calcio, ci dice che si va a casa mezz’ora prima. Dov’è finito il rispetto per le persone? Dov’è finita la dignità? Forse i mendicanti faticano meno e guadagnano di più Dovrà durare ancora questo stato di cose? Arriverò con bastone e dentiera a chiedere: “signora, ha visto? Aiutiamo i bambini, venga che le faccio vedere”? Io temo di si.
Elena detto
Ecco l’errore: questo non è un lavoro.
Finché si accetteranno queste mansioni non ci si può stupire che le cose vadano male e i propri diritti vengano negati. A rovinare il mercato del lavoro in Italia non sono stati gli extracomunitari, ma gli italiani stessi, che accettano sti “lavori” del cavolo.
Chi fa veramente del bene lo fa gratis. Senza scocciare il prossimo.
Anonimo detto
Scusa Elena, io sono l’autore della suddetta lettera e arrivo con ritardo a risponderti, comunque: se la colpa è mia allora si vede che siamo pieni di lavori belli e buoni e io sono un povero scemo che non è riuscito a vederli. Prima di giudicare, vivi le situazioni: cosa credi, che non abbia cercato di meglio? Facile dirlo, meno facile attuarlo… Certo che questi sono dei NON-LAVORI, delle ciofeche e sono sfruttamento. Ma quando NON SI TROVA, cosa si deve fare? Facciamo così: visto che sembri sapere tutto, trovamelo tu un bel lavoro, così la smetto di essere “colpevole”… Sì, sì, trovamelo tu, dato che sai…
Mario detto
Certo è che se siamo arrivati al punto che anche le onlus “sfruttano” i lavoratori, allora stiamo messi proprio male.
Vorrei ringraziare gli autori di questo blog che stannno provando a squarciare il velo di mostruosa ipocrisia delle grandi onlus. Io per esempio rifiuto a priori ogni approccio dei dialogatori unicef, wwf e altri e faccio delle piccole donazioni ale piccole onlus che lavorano sul territorio.
F. detto
Mi sento presa in causa.
Vedi, forse non lo sai, ma la maggior parte delle persone che si fermano non immaginano assolutamente che il ”dialogatore”stia lavorando. Ed è questo il motivo per cui si fermano.
Come vedi tutto questo è contraddittorio: se le persone sanno che sei pagato ti disprezzano perchè guadagni sulla beneficenza. e sanno che sei pagato poco sparano a zero sull’organizzazione per cui lavori. Qual è il problema? Non che mi importi granchè, ma il ”dialogatore” è veramente un mestiere sconosciuto. E’ inutile prendersela con le organizzazioni, perchè c’entrano veramente poco: generalmente si lavora tramite agenzia! Quello che le persone non accettano, e mi riferisco sia ai passanti che ai dialogatori stessi, è che si tratta di un lavoro di vendita.
Antonio detto
Ciao, caro amico dialogatore ho 37 anni, hai tutta la mia solidarieta’ simpatia e rispetto! non ti stupire di chi crede di stimolare con queste affermazioni “scocciatore”, non lo sei affatto anzi fatti forza e credi in quel che fai…
Le opportunita’ arrivano quando meno te lo aspetti.
Tu non sai perche’ Dio sta facendo questo, ma lo capirai dopo…
Paola detto
Io pure ho fatto la dialogatrice per una grande organizzazione umanitaria.
Lo ricordo con piacere, ricordo tanta formazione, anche tanta indifferenza da parte della gente comune ma molto entusiasmo da chi dialoga con le persone per strada.
Credo che come al solito, molto dipenda da chi lo fa e da come vengono gestite le persone.
Certo, l’ho fatto da neolaureata e è un lavoro che deve essere temporaneo perchè part time e concordo poco retribuito. Ma almeno invece di farmi mandare a quel paese da persone per promuovere un telefonino, potevo parlare di quello che ho studiato e che mi interessa veramente!
Anonimo detto
Concordo in pieno con quanto scritto da Paola.
meglio cercare fondi per organizzazioni umanitarie che vendere telefonini o polizze.
Meglio che “ingrassi” (detto bonariamente si intende) chi ha veramente bisogno e non chi è già ricco.
E mi permetto di aggiungere …
Di volontari ce ne sono sempre di meno… Di persone che mettono Gratuitamente a disposizione parte del loro tempo per aiutare chi ha bisogno ce ne son davvero poche, e sfido chiunque ad asserire il contrario.
E questo lo so perchè bazzico da anni nel sociale.
La triste realtà è che se una persona non vede un tornaconto personale non si impegna seriamente.
E questo è un settore dove o ti impegni seriamente, sei fortemente motivato e credi in ciò che fai , o meglio che stai a casa o magari ti cerchi un call center o supermercato dove stai al caldo e non ti devi sbattere più di tanto.
Quindi a mio avviso ben vengano quelle associazioni che incentivano personale motivandolo così a partecipare attivamente alle raccolte di fondi.
Ovvio non ci si deve aspettare un compenso da dirigente…
Che ne dite meglio essere sottopagati da un call center o da una onlus?
Io sceglierei il minore dei mali…
ma sarà perchè sono una guerriera contestatrice da una vita…
Saluti
Mario detto
Che ne dite meglio essere sottopagati da un call center o da una onlus?
Io sceglierei il minore dei mali…
ma sarà perchè sono una guerriera contestatrice da una vita…
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Quanta vita? Sedici anni? Cara mia, le famiglie non si sfamano con le belle idee, ammesso che quelle portate avanti da una onlus siano tutte belle e condivisibili.
Lo SFRUTTAMENTO DEI LAVORATORI è sempre sfruttamento, anche quando è fatto dalle onlus anzi quello è il peggiore.
Per finire, non offendere le migliaia di lavoratori che lavorando nei call-center e nei supermercati si fanno ogni giorno un mazzo così ! Stacci tu 8 ore alla cassa e poi mi vieni a dire.
Paola detto
Caro Mario,
bisogna distinguere lo sfruttamento vero – che quando esiste va assolutamente combattuto – dalle aspettative personali che possono essere disattese, ma rientrano nella sfera del singolo.
Un lavoro come quello di dialogatore per es, ma anche altri, vanno bene finchè studi, ti sei appena laureato, fai anche altri lavori ecc.
Ovvio che se hai una famiglia devi trovare qualcosa di più stabile…a quel punto sta all’ individuo e alle sue capacità cercare anche altro…se il lavoro non corrisponde alle proprie aspettative.
Conosco persone che lavorano per aziende che vorrebbero lavorare nel sociale cambiare idea quando vedono gli stipendi (bassi) che girano nel settore e persone che invece sostengono che il sociale dovrebbe esistere solo su base volontaria.
Io stessa lavoro nel sociale e guadagno meno di un operaio, pur con tutta una serie di studi ed esperienze e di responsabilità che non sono richieste per es ad un cameriere (e ho fatto pure quello di lavoro ovviam e so cosa significa). Ma è una scelta personale, so che le paghe sono basse ma per me è importante sapere che il mio lavoro quotidiano contribuisce a migliorare un pochino questa società.
Come vedi, ognuno ha idee diverse, l’importante è non sparare giudizio aprioristici su settori o lavori senza conoscerli o averli fatti.
Ogni lavoro, che sia al supermercato, in fabbrica o per una onlus è dignitoso e va rispettato, ogni lavoro è fatica, mentale o fisica.
Mario detto
Amen!
Non dubitavo che tu lavorassi per una onlus, il tuo messaggio è pura propaganda!
Qui non è questione di cosa tu voglia fare nella vita, ci mancherebbe altro. Anche se spesso, credimi, non è che tutti possano scegliere, volenti o nolenti.
Comunque il VERO PROBLEMA è che UN LAVORATORE DELLE ONLUS (e l’essere alle prime esperienze non dovrebbe essere una attenuante per queste aziende – e si chiamiamole aziende perché questo sono) NON HA GLI STESSI DIRITTI DI UN LAVORATORE NORMALE. Perchè le onlus sono delle “organizzazioni di tendenza” e perciò possono SFRUTTARE e LICENZIARE (vedi il caso di Telefono Azzurro) quando e come vogliono!
Concludo esprimendo la massima solidarietà a Bertrando Goio con l’auspicio che le cose possano cambiare almeno per i lavoratori delle organizzazioni più grandi che sono ne più e ne meno che delle grandi aziende in qualche caso multinazionali.
Anonimo detto
Premetto che non era mia intenzione offendere nessuna categoria lavorativa, come invece stai facendo tu.
Nessuno ti ha imposto di bussare alle porte di una Onlus.
Se nutrivi dei dubbi sin dall’inizio non dovevi nemmeno entrarci.
UNa persona Accorta si INFORMA PRIMA A PROPOSITO DEL proprio eventuale datore di lavoro e della tipologia di contratto.
O altrimenti non piange sul latte versato.
Le Organizzazione non profit (onlus o ong) hanno bisogno di fondi per stare in piedi.
I soldi che raccolgono vengono reinvestiti in nuovi progetti. Questa è la prima fondamentale diversità che passa tra un’associazione onlus/ ong/ no profit e le altre aziende.
Organizzazioni serie sottolineano che il dialogatore è lavoro part time (tant è che si rivolgono a studenti e mettono un tetto di età massima).
Fisso più incentivi in base agli obiettivi raggiunti. QUESTO LO DICONO SIN DALL’INIZIO.
Trattasi di fare il promoter …e promuovere campagne cercando di raccogliere fondi onestamente .
Se tu non sei portato alla vendita diretta, ed al contatto con il pubblico,semplicemente non vai a fare il venditore o procacciatore d’affari. Vai a fare altro !!!
Se non ti stava bene il compenso , non dovevi nemmeno provarci!
Ma NON SPUTARE ADDOSSO A CHI è DEL SETTORE E NON ERGERTI A VITTIMA O MARTIRE CHE NON è IL CASO
Lo ripeto TUTTE LE ONLUS PARLANO CHIARO SIN DALL’INIZIO A PROPOSITO DEI TRATTAMENTI ECONOMICI E TIPOLOGIE DI CONTRATTI.(PART TIME O FULL TIME FISSO PIù INCENTIVI)
E NESSUNO OBBLIGA NESSUNO A SOTTOSCRIVERE IL CONTRATTO DA LORO PROPOSTO.
TU ERI LIBERO DI RIFIUTARE LA PROPOSTA LAVORATIVA.
PS . QUI CHI STA OFFENDENDO SEI TU IN PRIMIS E TUTTI QUELLI CHE DICONO DI EVITARE I DIALOGATORI COME LA PESTE.
IO HO SOLO SUGGERITO DI CERCARTI UN AMBITO PIù IDONEO ALLA TUA PERSONA.
Concludo dicendo che son passata per casse, call center e ristoranti.E ora sono nel sociale.
Come vedi non sono morta.
Chi ha bisogno si adegua. E se non gli sta bene una strada, la cambia semplicemente.
saluti e in bocca al lupo.
Paola detto
Caro Mario,
visto che tu non hai un tono tranquillo cercherò di manternerlo io.
Le onlus (e usiamo qs termine improprio e generico) sono aziende no profit.
Esattamente come per le aziende che i profitti non li reinvestono ma li dividono tra gli azionisti, ci sono aziende più attente alle risorse umane e aziende meno (vedi telefono azzurro).
Le forme contrattuali sono le stesse per tutti in tutti i settori. I contratti da precari li trovi sia nelle aziende di profitto sia in quelle che non lo sono. Ci sono le cameriere con i contratti a progetto come i laureati che lavorano nelle onlus.
Sul problema del precariato in italia possiamo scrivere pagine e pagine (vedi gli insegnanti, per parlare di precariato a 50 anni nel pubblico) ma è un problema generazionale che coinvolge TUTTI i settori.
Quello che non puoi fare è generalizzare.
Perchè tanta rabbia? Hai avuto una esperienza non felice nel no profit?
Mi dispiace, non se il solo, ma non per questo puoi dire che le onlus tutte sfruttano i lavoratori perchè è ingiusto e irrispettoso nei confronti di chi invece lavora bene.
Quindi ben venga il dibattito, ma non togli le rivendicazioni dalle tue parole perchè non ti permette di ragionare in maniera obiettiva.
Un ultima cosa: cosa vuol dire “organizzazioni di tendenza?”.
Tatiana detto
Giusto Paola,
chi inizia come dialogatore per una no profit ha gli stessi trattamenti di un promoter commerciale junior ( o agente di commercio) o detto in termini “pseudolegali” “procacciatore di affari”… Ecco perchè mi ero permessa di fare parallelismi ironici con il settore delle telecomunicazioni…
Si parte con formula generica “procacciatore di affari” apopunto (ovvero agente che non necessita di partita iva) è così che si viene inquadrati.
E il primo mese di formazione non si prende nulla o quasi . Giusto il rimborso spese.
è così che funziona Dappertutto. Profit o no profit.
Chi si mette in testa di intraprendere la via del dialogatore/promotore deve prima informarsi per sapere a cosa va incontro e poi se accetta i rischi di tutto quello che comporta l’arte della vendita o promozione commerciale allora si incammina.
Se la strada non è gradita, la si cambia.
Senza troppe parolone inutilie toni offensivi.
Sinceramente se fossi stata ricca sarei rimasta tra dialogatori, non la sono e preferisco militare oggi in altri modi.
Domandona …
qualcuno mi trova un settore dove non esistono lavoratori sfruttati ??
eh??
Vogliamo parlare dei ricercatori??
Insegnanti??
Operai?????
Operatori socio asisstenziali??? (e ne ho citati solo alcuni)
Vogliamo parlare degli stagisti poi non assunti ??
Solo chi ha parenti/amici politici o chi lavora a nero gode di ottima salute .
Questo è un dato di fatto.
Saluti da una guerriera
andrea detto
io sono un classico neolaureato e indovinate un po, poco tempo fa mi è arrivata una chiamata sul cell di un azienda tra virgolette no profit.anche questa si occupa del marketing diretto porta a porta etc… tutte le modalità di ricerca fondi possibili, a quella frase che a me attanaglia la mente del tipo :”ti piace lavorare nel sociale o ti piace parlare con la gente ” ……vabbè poi mi è stato detto del famoso fisso di 500 euro piu provviggioni in base al reclutamento , inoltre cosa ancora pù strana mi è stato detto di presentarmi per il lavoro dalle 11.30 am di mattina per la formazione e dalle 14.30 alle 20.30 pm per la pratica cioè per lo svolgimento lavorativo.io non penso di essere meglio degli altri so come va la giostra e di storie sui precari sui lavoratori atipici e sui problemi che noi incontriamo tutti i giorni ne so a bizzeffe ma lavorare cosi è non lavorare è distruggere noi stessi gli altri e tutti quelli che sebbene siano interessati a crescere professionalmente ad essere indipendenti ad avere qualcosa su cui investire il futuro o il presente non è lavorare non fa parte di un idea della vostra idea…….
cmq ora torno nella mia postazione di call center perchè è vero proprio chi si accontenta gode!!!!!!!!
sandokan detto
io invece ho trovato molta onestà in questo tipo di lavoro…nel senso che sono stato subito messo di fronte alla realta dei fatti, il responsabile non mi ha fatto ne grandi promesse ne mi ha sfruttato… anzi ha quasi cercato di abbattermi subito…mi ha spiegato subito che andare a bussare a casa della gente non era una cosa semplice(ed è vero) e che non era un lavoro per tutti…mi a dato la possibilità di stare con una coppia di ragazzi mentre lavoravano per due ore per rendermi conto di quale fosse il lavoro e me l ha spiegato nei minimi dettagli…ci siamo rivisti nel pomeriggio in cui tra le altre cose mi sono divertito parecchio visto che i due tizi mi hanno fatto ammazzare dalle risate, per vedere assieme se continuare o meno valutando se per me fosse un lavoro adatto…e sinceramente non mi era mai capitato…quindi non so se è andata bene a me o se il motivo e solo che la maggior parte della gente accetta un lavoro solo per disperazione sapendo gia di non riuscire a farlo vista la particolare predisposizione richiesta per poi lamentarsi di essere stato sfruttato…sicuramente non e un lavoro dove puoi solo pensare a guadagnare, ti deve piacere promuovere delle iniziative per una ong, ci devi credere se non dove la trovi la forza? nelle bollette da pagare? io non credo…i veri disonesti sono le persone che lo prendono nel modo sbagliato e lavorano a cazzo perche tanto hanno 500 euro di fisso…
Anonimo detto
Ciao Sandokan,
posso sapere con quale società lo hai fatto? Con chi hai parlato?
Stavo pensando a questo tipo di lavoro, ma non so di chi…potermi fidare.
Sei a Roma?
grazie.
Anonimo detto
Vedo che ancora c’è chi non capisce il punto: la differenza tra un’azienda e una associazione no-profit è che l’azienda non dice pubblicamente di voler salvare il mondo nè si occupa di sociale o beneficienza. Quello che giustamente alcuni commentatori contestano è il gap tra i bellissimi princìpi di molte onlus e il modo in cui trattano i lavoratori.
Come si concilia la mission di proteggere, per esempio, i diritti umani e i diritti dei lavoratori dei paesi poveri se poi la stessa onlus, sfrutta i propri lavoratori?
Chi se ne frega se te lo dicono prima? Ma che ragionamenti sono? E’ come dire: ” l’azienda x ti sfrutta, però te lo dice prima, di che ti lamenti?” Ma che vuol dire?
Devo fare un applauso perchè a sfruttarmi è qualcuno che lavora nel sociale?
Non scherziamo…
E’ esattamente l’opposto: se io lavoro nel profit certi atteggiamenti li metto in conto e, anche se non li giustifico, sono cosciente che all’azienda dei miei diritti di lavoratore non frega granchè. Quello che conta sono i risultati in termini di produttività.
Che una onlus ragioni come una qualunque azienda profit ammantandosi però di princìpi etici e di grandi valori sociali sinceramente è insopportabile.
Anonimo detto
Partecipo un po’ in ritardo alla discussione.
Anche io penso come Elena che un po’ ce la siamo cercata accentando condizioni di lavoro sempre più penose. Lo so che è difficile diro no ad una offerta quando si è a casa disoccupati ma… forse un po’ di coraggio per cambiare le cose sarebbe utile.
aurora detto
500 euro lordi, naturalmente e di fatto dalle 11 a.m alle 20.30 p.m… solo se fai un tot di contratti ti danno le provvigioni… naturalmente non ti chiedono come riesci ad ottenerli… l’importante è il risultato…
Alla faccia dei buoni principi e della morale!Che amarezza
Paola detto
Mamma mia Aurora, e per chi lavori? 550 euro per lavorare 5 gg a settimana 10 ore al giorno? Si vede che a me è andata meglio….
aurora detto
di fatto sono stati poco più di 300… visto che non ho preso provvigioni dato che non sono riuscita a superare le 13 adesioni…
Tu per chi lavori?
Anonimo detto
Ciao a tutti!
Qualche giorno fa ho fatto un colloquio presso un’azienda che si occupa di fundraising, e lavora principalmente con Save The Children e UNHCR. Io non ho esperienza in questo campo, sono laureata da poco (anche se ho 30 anni, tra lavoretti vari e altri problemi ho finito tardi di studiare), e sono stata contattata per diventare responsabile di un team di fundraising. Full time, 500 euro fissi + provviggioni, contratto a progetto di un anno… mi sembra che rispecchi quello che avete detto finora effettivamente. Ma di cosa si occupa un responsabile? Qual’è la differenza rispetto ad un dialogatore? Scusate la mia ignoranza in materia.
Grazie mille!
Anonimo detto
magari provvigioni con una “g”, chiedo venia!
aurora detto
è esattamente ciò che ho fatto io, con i risultati sopra riportati. Per lo meno hanno avuto la bontà di dirti che era full time, a me hanno detto che era part time e poi mi sono ritrovata a lavorare 10 ore al giorno… è comunque il team leader fa ne più e ne meno quello che fa un dialogatore “semplice”, il nome è un’illusione….
Anonimo detto
ah ecco, temevo questa risposta in effetti… tu dici che possibilità di carriera non ce ne sono? Sono tutte illusioni? Grazie mille per l’aiuto!
aurora detto
Ti dico queste cose con tutto il cuore e perchè ci sono rimasta veramente male di come hanno trattato me, che tra l’altro ero entusiasta di fare questo lavoro perchè univa la mia “passione” per il volontariato a un lavoro vero e proprio…
devi essere molto socievole e pronta a ricevere con il sorriso tutti i vaffa che ti arriveranno, detto questo se riesci a fare più di 13 donazioni per tot mesi diventi prima team leader (che di fatto non cambia molto) e dopo qualche anno di grandi risultati potrebbero affidarti un agenzia di comunicazione e marketing a tuo nome (credo che comunque tu ci debba investire qualcosa).
Il problema per me è stato il lavoro in sè – a parte la retribuzione e le mille bugie he mi hanno raccontato- perchè per raggiungere il tuo obiettivo ti insegnano ad usare delle tecniche di comunicazione “non sono troppo trasparenti” eufemisticamente parlando. Se non hai problemi di coscienza e lo prendi come un lavoro qualsiasi, credo non ci siano troppi problemi (a parte la stanchezza e lo stipendio da fame, ma d’altronde la situazione lavorativa in generale è quella che è…). Ti posso dire che tu fossi una mia amica, te lo sconsiglierei…
Se ti servono altre info, chiedi pure… a proposito ma di che città sei?
Anonimo detto
scusa il ritardo… sono di Roma cmq. Beh vediamo, proverò a capire quanta verità c’è nelle loro parole. Grazie per i consigli
aurora detto
Non c’è di che… in bocca al lupo
Anonimo detto
Allora gente io vi dico la mia esperienza. Lo faccio da oltre un anno e ora ho un mio team. Ho guadagnato sempre bene,vivo da due anni da solo e mi mantengo. Sono laureato e ho iniziato facendo una giornata di prova sapendo che era un full time e a provvigioni. Ho formato decine di persone ed è vero che nn é per tutti. Ho accettato il lavoro perché cercavo meritocrazia e crescita e mi piaceva sostenere delle organizzazioni umanitarie. Grazie a questo lavoro ho viaggiato in Italia e in tutto il mondo per la formazione e ho anche visitato un progetto di una Ong per cui ho fatto Fr. Nn mi hanno sfruttato e ho lavorato sempre duro ma nn per un capo,per me stesso e la mia squadra e ne sono fiero. Ci sono giornate dure ma a volte guadagni in una settimana quanto altri prendono in un mese e la formazione è basata sulla qualità: non vendiamo contratti vincolanti e non ha senso essere poco trasparenti su una donazione che una persona può Una precisazione: il teamleader fa sempre il dialogatore ma si occupa di formare nuove persone e percepisce uno stipendio più alto anche in base ai risultati del suo team. Ai livelli successivi di crescita sì riduce l’attività sul campo fino a divenire solo gestionale. Per aprire la tua società nn devi investire nulla di tuo. Non è un franchising o un piramidale. Detto questo
Anonimo detto
Detto questo vorrei chiarire a chiunque nutra dubbi sul legame tra no-profit e lavoro retribuito che nel caso del Fr é etico e abbatte i costi affidare la campagna al face to face che a costosi spot in tv. Lavorare a provvigioni con un fisso medio-basso incentiva la proattività dela persona che consapevolmente basa il suo guadagno più sull’impegno e lo Sforzo personale che su un tot fisso basato su un incarico più “tradizionale”. Fare 13 adesioni in un mese è poi una soglia minima di valutazione. Se non la superi….senza offesa non è il lavoro per te. Una persona media ne fa una ventina uno bravo dalle 35 in su. E questione di standard e come qualsiasi lavoro non significa maltrattare i lavoratori ma garantire anche un minimo di qualità. Per questo chi resta e ne fa una professione nn è solo lo studente o neo laureato”disperato”.
bt detto
una sola opinione positiva mi sembra un po’ poco…perchè insomma le ong si legano a certe aziende esterne er trovare fondi, per far firmare alle persone il ritiro annuale automatico dal proprio cc della loro offerta?? non è poco trasparente…