Lavoro e No Profit

Terzo Settore. La nuova frontiera della lotta per i diritti dei lavoratori!

Archivio per 31 Luglio 2008

Nasce la Fondazione Roma Sapienza

Pubblicato da lavoratorinoprofit su Luglio 31, 2008

Nasce la Fondazione Roma Sapienza

Mercoledì 16 luglio 2008 si è riunito per la prima volta il Consiglio scientifico. Deliberata la promozione di borse per studenti e laureati

La Fondazione, nata a dicembre scorso per volontà del Rettore, non persegue fini di lucro e destina tutte le sue risorse al raggiungimento degli scopi istituzionali quali diffondere la conoscenza, promuovere e sviluppare la ricerca nei più diversi e importanti settori scientifici. In questo senso la Fondazione è di supporto alle attività di didattica e ricerca scientifica, ma non sostitutiva della Sapienza in quanto istituzione universitaria pubblica. Particolare attenzione è riservata alle nuove tecnologie e alla sperimentazione senza però trascurare il campo umanistico, storico e filosofico. Obiettivo focale sarà sostenere gli studenti particolarmente meritevoli nel loro percorso universitario e contribuire a far raggiungere ai migliori laureati i propri obiettivi di lavoro e di ricerca, incentivando, in entrambi i casi, gli studiosi all’ottenimento di risultati eccellenti.
Il progetto, che ha visto un iter piuttosto complesso nel quale è stato fondamentale il ruolo decisionale del Consiglio di amministrazione della Sapienza, ha portato all’unificazione di realtà già esistenti all’interno dell’Università quali le fondazioni: “Franco Benedetti”, “Guido Castelnuovo”, “Luigi Gabioli”, “Giovanni Gentile”, “Teresa Gianoli Virgili”, “Giovanni Maggi”, “Guido Mancini” ed “Ettore Rolli” mantenendone gli scopi e realizzando una razionalizzazione nell’utilizzo dei fondi.

Viste le alte finalità intellettuali e di sostegno economico degli studenti meritevoli perseguite mediante l’assegnazione di premi e borse di studio in denaro, la Fondazione si è dotata di un numero di conto corrente (n. 208.23, presso la Banca Monte dei Paschi di Siena) per chi volesse contribuire con donazioni.

tratto dal sito: http://www.uniroma1.it

Pubblicato su fondazioni, fundraising | Contrassegnato da tag: , | Lascia un commento »

Le Fondazioni universitarie e il caso Scuola Normale di Pisa (2005)

Pubblicato da lavoratorinoprofit su Luglio 31, 2008

Le Fondazioni universitarie e il caso Scuola Normale di Pisa.

COBAS – PUBBLICO IMPIEGO
http://www.pubblicoimpiego.cobas.it/Pubblico_impiego/Documentazione/Documenti/Fondazioni%20universitarie.doc.

A distanza di qualche anno dall´emanazione di leggi e decreti che permettono agli Atenei di costituire fondazioni, associazioni e società di natura privata, è necessario fare un bilancio sulle prospettive future a partire da un riepilogo delle normative che nell´arco degli ultimi anni sono state varate dai vari governi di centro sinistra e di centro destra.
Con l´articolo 59 comma 3 della legge 388 del 2000, legge finanziaria 2001, è stata introdotta la possibilità per le università di costituire fondazioni di diritto privato con la partecipazione di enti e amministrazioni pubbliche e soggetti privati.
Le finalità delle fondazioni sono tese a realizzare l´acquisizione di beni e servizi alle migliori condizioni di mercato, nonché per lo svolgimento delle  attività strumentali di supporto alla ricerca e alla didattica.
Con il DPR n° 254 del maggio 2001, è stato emanato il regolamento recante criteri e modalità per la costituzione di fondazioni universitarie di diritto privato, definendo le tipologie di attività attribuibili alle fondazioni: dal reperimento di fondi esterni per la didattica e la ricerca, alle attività di gestione dei servizi, del patrimonio immobiliare, e alle modalità di assunzione del personale.
Con l´art.28 della legge n° 448 del 28/12/2001, Legge Finanziaria 2002, “trasformazione e soppressione di enti pubblici”, si è verificata un´ulteriore accelerata alla privatizzazione degli enti pubblici.
In alcuni casi la legge autorizza direttamente il Governo, di concerto con i Ministeri, a creare direttamente società o fondazioni di diritto privato, attraverso anche l´accorpamento con altri enti ed organismi simili o addirittura  ricorrendo alla soppressione e messa in liquidazione di strutture fino ad oggi pubbliche.

Fino ad oggi solo pochi Atenei hanno costituito delle fondazioni di diritto privato (Milano politecnico, Salerno, Bologna, Roma policlinico, Venezia), trovando l´opposizione del personale tecnico amministrativo e di qualche docente (veramente pochi), o almeno della parte più attenta e sensibile del personale universitario, preoccupato per la feroce trasformazione della università in una azienda di natura privata , processo da cui scaturirebbe lo smantellamento dei servizi pubblici.
La fondazione rientra a pieno titolo nel forte ridimensionamento della Pubblica amministrazione, decreti legislativi come il 165/2001, sembrano essere costruiti apposta per ridurre gli organici, gli investimenti e procedere sulla strada di aziendalizzazione e privatizzazione.

Da notare come vi sia una continuità d´intenti tra i vari governi che hanno varato le leggi e i decreti sopra citati, se i governi di centro sinistra hanno aperto le porte, il governo di centro destra le ha spalancate, entrambi coltivando lo stesso obiettivo:  lo smantellamento del servizio pubblico e con esso dei dipendenti pubblici. Se entrambi gli schieramenti si muovono nell´alveo del dlgs. 165/2001, immaginiamoci come nei prossimi anni applicheranno la legge Biagi, ovvero il dlgs
n° 276/2003, essa diverrà la bibbia del lavoro (o meglio del non lavoro e della precarietà), alla quale attenersi scrupolosamente.

Quanto sopra prende l’esempio dal processo di privatizzazione avviato nell´ultimo decennio negli enti locali, che ha portato allo smembramento di tutta una serie di servizi sociali: il servizio idrico, le farmacie comunali, la raccolta dei rifiuti, i servizi cimiteriali, i servizi a domanda individuale, asili nido, trasporti, refezione, solo per citarne alcuni. Con la parola d´ordine che “privato è meglio”, in quanto offre servizi efficienti, di migliore qualità a minor costo. Niente di più falso, la qualità e l´efficienza dei servizi nella maggior parte dei casi è peggiorata, ed alla promessa della diminuzione dei costi, a corrisposto un aumento delle tariffe e uno sfruttamento maggiore dei lavoratori, non solo, spesso nelle gestioni miste pubblico-privato, i primi hanno dovuto sanare i buchi di bilancio che si secondi hanno causato, aggiungendo al danno la beffa.

Nell´Università la situazione non è migliore, i continui tagli perpetrati al fondo di finanziamento ordinario, il reiterato blocco delle assunzioni finiscono con essere il pretesto per giustificare, e motivare, la scelta delle fondazioni di diritto privato, strumento necessario, dicono loro, per reperire finanziamenti esterni, individuando nelle banche e nelle industrie i soggetti principali a cui fare riferimento unitamente ad altri enti pubblici quali Comuni, Provincie, Regioni.

Oltre a reperire finanziamenti esterni, le fondazioni verrebbero utilizzate nella gestione della macchina universitaria come un´opportunità per aggirare le norme  previste per le amministrazioni pubbliche, affidandogli la gestione dei servizi, dei beni immobili, e del personale che vi opera. La fondazione, per sua natura, non è obbligata, come l´Amministrazione pubblica, a bandire le gare per l´acquisto di beni o servizi, per assegnare la manutenzione e/o la ristrutturazione degli immobili, inoltre, può non bandire concorsi pubblici per assumere il personale.

I pericoli sono evidenti, come abbiamo detto in precedenza, con le fondazioni si attuerebbe quel disegno ormai comune, tanto al centro sinistra quanto al centro destra, di privatizzare l´università, di esternalizzare tutti i servizi, ivi compreso il personale tecnico amministrativo che vi opera, l´unico, insieme agli studenti e ai ricercatori, a pagarne le conseguenze. A salvarsi potrebbero essere i soli ordinari magari ricorrendo ad una nutrita e trasversale presenza in Parlamento, ma a perderci saranno tutti gli altri e soprattutto una ricerca condotta non a scopi di lucro.

La normativa per la costituzione delle fondazioni, prevede che il consiglio di amministrazione della stessa, sia nominato nella sua maggioranza dall´ente di riferimento,  di conseguenza i docenti presenti nel C. d A. delle fondazioni  potranno assegnare incarichi di consulenza o altro a loro stessi o ad altri colleghi stabilendo anche la cifra da percepire.

Fortunatamente non tutti i docenti vedono nelle fondazioni la soluzione ai mali che affliggono l´università, al contrario intravedono seri pericoli nei finanziamenti che arriverebbero dai privati e che potrebbero condizionare la libertà della didattica e della ricerca, rendendole subalterne alle  logiche e agli interessi di mercato. E sono proprio questi docenti critici i soggetti da coinvolgere, al pari di studenti, personale tecnico ed amministrativo, ricercatori e precari a vario titolo, in un movimento contro le fondazioni per rilanciare l´investimento pubblico nella ricerca e nel settore universitario.Le industrie, che in tutti questi anni pochissimo ben pochi fondi nella ricerca e l´innovazione sicuramente meno che in ogni altro paese a capitalismo avanzato, con le fondazioni avrebbero la possibilità di sfruttare strutture, laboratori e ricercatori per le loro finalità; già oggi con i soldi pubblici si fanno esperimenti e ricerche che poi in ambito privato diventano fonte di business, immaginiamoci allora cosa potrebbe accadere con le Fondazioni. Tutto ciò accade in palese violazione della Costituzione che all´art. 9 recita: “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica (…)”, e l´articolo 33 “L´arte e la scienza sono libere e libero ne è l´insegnamento. (…) Le istituzioni di alta cultura, università ed accademie, hanno il diritto di darsi orientamenti autonomi nei limiti stabiliti dalle leggi dello stato”.

Questi cambiamenti avranno poi ripercussioni negative sia per la componente studentesca che per il personale tecnico amministrativo. Per gli studenti la privatizzazione dell´università, comporterà un ulteriore aumento delle tasse universitarie e un aumento delle tariffe dei servizi a loro rivolti,  in linea con quanto si è verificato negli enti locali. Preoccupa inoltre, la presenza del privato investitore, il cui interesse ad investire, non potrà non avere ricadute opportunistiche, anche nella attività di ricerca e di formazione, peggiorandone la qualità. Di fronte ad un peggioramento dell´offerta formativa, sempre più si ricorrerà ai corsi di specializzazione post laurea e master, attività che gestirebbero le fondazioni in quanto molto redditizie, ma molto penalizzanti per gli studenti, in quanto non tutti avranno la possibilità di pagarsi onerosi master.

Come più volte abbiamo detto, le fondazioni nascono con lo scopo di acquisire e gestire attività strumentali di supporto alla ricerca e alla didattica, beni e servizi. Di conseguenza i servizi fino ad ora svolti direttamente dalle università possono, o meglio devono essere passati alle fondazioni, e il personale tecnico e amministrativo in base alla dlgs 165/2001 che fa riferimento all´articolo 2112 del c.c. (trasferimento d´azienda), è obbligato a passare alle dipendenze della fondazione, pena la messa in mobilità e il successivo licenziamento. Il passaggio sotto la fondazione comporta anche la trasformazione della propria tipologia contrattuale e la conseguente perdita dello status di dipendente pubblico, dei diritti e delle tutele conquistati con anni di lotte, per aderire ad un meglio e per ora inesistente CCNL delle fondazioni, più verosimilmente verranno utilizzati, come nelle università private, contratti individuali, con qualche tutela (forse), per gli ex-dipendenti pubblici, aperti invece alle peggiori forme di flessibilità e precariato per i nuovi assunti.

In questo quadro di strisciante privatizzazione della Università, la gloriosa Scuola Normale Superiore di Pisa non vuole essere di meno, e si sta materializzando la costituzione della fondazione Scuola Normale.
Principale promotore, il Direttore della Normale Prof. Salvatore Settis, colui che tanto ha detto e ha fatto per la difesa dei beni culturali, contro ogni forma di privatizzazione e/o svendita, paladino dell´art. 9 della Costituzione, lo stesso articolo che altri suoi illustri colleghi citano a difesa dello sviluppo della cultura e della ricerca pubblica. Per evitare  quanto è accaduto nelle altre università, dove si sono costituite le fondazioni, la R.S.U. della Scuola Normale ha organizzato una conferenza dibattito sul tema, invitando tutte le componenti della Scuola, ad un primo confronto cercando, innanzitutto, di fare informazione e sensibilizzazione su un argomento di cui ancora poco si sa. L´iniziativa ha riscosso un buon successo di partecipazione, soprattutto tra il personale tecnico amministrativo, pochi docenti, sono emerse le preoccupazioni per il futuro dei servizi e del ruolo che il personale tecnico amministrativo occupa all´interno della università,

A distanza di pochi giorni dalla conferenza organizzata dalla R.S.U., il Direttore della Scuola ha sentito il bisogno di convocare tutte le componenti della Scuola docenti, personale tecnico amministrativo e ricercatori, esclusi gli studenti (perché??), per illustrare il modello di fondazione Scuola Normale, nonchè i futuri assetti organizzativi  della Scuola. E visto che al prof Settis preme tanto, anche a noi, l´autonomia intellettuale del corpo studentesco non capiamo la ragione per la quale escludere gli studenti da un dibattito che li riguarda direttamente e che cambierà quel clima aureo interno alla scuola descritto dal Direttore nella intervista (Quale eccellenza?) edita dalla casa editrice Laterza.

La introduzione  di Settis si è soffermata sulle prospettive di sviluppo della Scuola (ma già nella citata intervista Settis collegava le modifiche Statutarie all´allargamento dei percorsi formativi volgendo lo sguardo Oltre Oceano visto il modello americano continua ad affascinare il Direttore come del resto larghi settori del centrosinistra), che continua ad espandersi aumentando il numero degli studenti e gli  stessi investimenti nella ricerca. Ma quando il Direttore ha trattato i problemi legati all´organizzazione della Normale, con il solito corollario di critiche al Governo forse per trovare consensi nel personale e nella parte sindacale, la sola ricetta prospettata è stata quella di ridurre le spese per il personale tecnico amministrativo proprio come il Governo da lui criticato che pensa di rilanciare l´industria italiana solo riducendo il costo del lavoro. Per Settis le spese per il personale sono dunque eccessive a confronto con le altre Scuola di eccellenza, il  SISSA di Trieste e la Scuola S. Anna di Pisa, anzi il problema sta proprio nell´eccessivo numero del personale di ruolo, 203 dipendenti, contro i 72 del SISSA e gli 85 del S. Anna; la ricetta prospettata è quella di ridurre il più possibile le assunzioni a tempo indeterminato, di esternalizzare servizi e in questo modo guadagnando maggiori finanziamenti dal Ministero e dal Governo.
Ma la ricetta Settis non si è fermata alla cura neoliberista, ha infatti il progetto della fondazione Scuola Normale facendosi egli stesso garante della libera scelta (passare alla fondazione o rimanere legati all´Università) del personale tecnico amministrativo che, bontà sua, non sarà costretto ad optare per la Fondazione per la nascita della quale poco conta l´opinione contraria di tutto il personale e delle sigle sindacali presenti nella Scuola. Ma le promesse del Prof. Settis non hanno tranquillizzato il personale (visto che si vorrebbe approvare una riorganizzazione dei servizi sulla quale il parere della Rsu è negativo) che anzi viene additato come un vero e proprio impedimento per la crescita della Normale per la quale invece si prospetta il modello  S. Anna (altra scuola di eccellenza Pisana) con solo 85 dipendenti di ruolo ma ben 260 co.co.co (il doppio di quelli presenti alla Normale). In merito al modello di fondazione che la Scuola intende costituire, le preoccupazioni aumentano ulteriormente, anche per le inesattezze dette dallo stesso Direttore, la normativa infatti autorizza l´ente di riferimento a nominare la maggioranza del C. d A., non la sua totalità.  Nessuno può garantire che con la Fondazione i soci privati (in primis il grande capitale finanziario e industriale) non facciano il bello e il cattivo tempo snaturando lo stesso ruolo per la quale la Scuola è nata e ha resistito ai bui anni del Fascismo e alle destituzioni ministeriali di Direttori scomodi come Luigi Russo. Le fondazioni, sempre secondo la normativa, nascono per acquistare beni e gestire servizi, e nessuno può impedire, ad un futuro Direttore della Scuola, appoggiato dalla maggioranza dell´organo di governo della Scuola Normale, il Consiglio Direttivo, di passare alla fondazione i servizi attualmente gestiti internamente, ed il personale che vi opera.
Le garanzie date dall´attuale Direttore sono legate alla sua presenza ma terminato il mandato o passato ad altro incarico (magari Ministro dei beni culturali come vorrebbero alcuni illustri sponsor istituzionali), nessuno potrà impedire che alla Fondazione transitino tutti i servizi (magari per una ulteriore riduzione dei costi)

Il Prof. Settis, sa bene cosa siano Le Fondazioni e che cosa esse rappresentino, le sue garanzie servono a poco . Quello che conta è la netta opposizione del personale, di molti ricercatori e studenti , un fronte da cui ripartire per progettare una idea diversa della Università, del lavoro pubblico e della stessa ricerca
Il nostro invito va a  tutte le componenti, personale tecnico amministrativo, docenti e studenti, che credono ancora in un´ università pubblica e a tutti coloro che credono ancora nel servizio pubblico: urge mobilitarsi ed organizzarsi per impedire la privatizzazione del sapere, l´ingabbiamento della ricerca e la trasformazione delle Università in aziende.

Pubblicato su fondazioni | Contrassegnato da tag: , , , | Lascia un commento »