Tesi di Laurea: Lavoro e non profit
Pubblicato da lavoratorinoprofit su Luglio 8, 2008
Lavoro e non profit
Francesca Torelli
Università degli Studi di Macerata
a.a. 1999-2000
Le “non profit organizations”, cioè quegli enti e organizzazioni private, formalmente costituite, operanti nel sistema economico con finalità diverse dal raggiungimento di un profitto, hanno attirato, negli ultimi anni, l’attenzione di economisti, sociologi e giuristi.
Tale interesse è stato probabilmente determinato dalla particolare situazione che l’Italia si trova ad affrontare. L’alta incidenza del debito pubblico e il bisogno di migliorare la qualità, l’efficienza e la quantità di molti servizi inducono a considerare sempre più necessario il passaggio da un sistema sociale prevalentemente pubblico – Welfare State – a un sistema misto, dove accanto ai servizi pubblici operino anche organizzazioni e imprese private.
Gli enti non profit non sono un novità nel nostro paese, nel quale operano già da moltissimo tempo; le prime forme di organizzazione senza scopo di lucro nascono a partire dall’XI secolo fino alle soglie dell’età moderna-contemporanea. Sono un esempio le Opere Pie e le Confraternite: enti morali amministrati da istituzioni religiose, che offrivano assistenza sociale e sanitaria a soggetti indigenti; il loro patrimonio consisteva principalmente di
lasciti e donazioni. Una parte di esse sono tuttora operanti, ad esempio, le istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza (IPAB).
A partire dagli anni ‘90 il legislatore italiano ha operato un reale riconoscimento giuridico del cosiddetto “Terzo settore” o “Settore non profit”, che da molto tempo è largamente operante in ambito sociale.
Tale riconoscimento è iniziato attraverso due importanti leggi: la legge 11 agosto 1991, n. 266 e la legge 8 novembre 1991, n. 381, in materia rispettivamente di volontariato e cooperative sociali, come risposta all’inadeguatezza del quadro legislativo di fronte all’evoluzione delle imprese non profit.
La prima è un tentativo di codificare e regolamentare la spontanea attività di volontariato, concepita sostanzialmente come suppletiva ed integrativa alle carenze statali.
La seconda ha riconosciuto il ruolo produttivo di organizzazioni non fondate sull’obiettivo primario di realizzare un profitto, ma di perseguire uno scopo sociale e solidaristico in forma d’impresa.
CAPITOLO PRIMO: DEFINIZIONE DI NON PROFIT
1.1 IL NON PROFIT IN ITALIA
1.2 LA LEGISLAZIONE SULLE NON PROFIT ORGANIZATIONS
1.2.1 I principi costituzionali
1.2.2 Le organizzazioni non profit nel Codice Civile
1.3 LA RIFORMA TRIBUTARIA ATTUATA DAL D. LGS. N. 460 DEL 1997
1.3.1 Gli enti non commerciali
1.3.2 Definizione giuridica delle ”organizzazioni non lucrative di utilità sociale”
1.4 IL LAVORO NEL SETTORE NON PROFIT
CAPITOLO SECONDO: LE ORGANIZZAZIONI DI VOLONTARIATO
2.1 IL RICONOSCIMENTO DELL’ATTIVITÀ DI VOLONTARIATO
2.2 DEFINIZIONE LEGALE DI ATTIVITÀ DI VOLONTARIATO. RATIO LEGIS E DESCRIZIONE NORMATIVA
2.2.1 (segue): l’assenza del fine di lucro
2.2.2 (segue): l’organizzazione
2.3 IL LAVORO SUBORDINATO ED AUTONOMO
2.4 LA TUTELA DEL LAVORATORE VOLONTARIO:ASPETTI PREVIDENZIALI
CAPITOLO TERZO: LE COOPERATIVE SOCIALI
3.1 LA LEGGE N. 381 DEL 1991. UN NUOVO TIPO DI SOCIETÀ COOPERATIVA
3.2 IL LAVORO NELLE COOPERATIVE SOCIALI
3.3 LA PRESENZA (EVENTUALE) DEI SOCI VOLONTARI NELLA COOPERATIVA DI SOLIDARIETÀ SOCIALE
3.4 LA TUTELA PREVIDENZIALE DEI SOCI VOLONTARI
3.5 IL RAPPORTO TRA SOCIO E COOPERATIVA SOCIALE
3.5.1 La configurazione giuridica del lavoro cooperativo secondo la dottrina e la giurisprudenza
3.5.2 (segue): la giurisprudenza
3.6 I SOGGETTI SVANTAGGIATI E LE COOPERATIVE D’INSERIMENTO LAVORATIVO
3.6.1 Il rapporto obbligatorio dei soggetti svantaggiati
3.6.2 Le singole categorie di soggetti svantaggiati: gli invalidi fisici, psichici e sensoriali, gli ex degenti di istituti psichiatrici, i soggetti in trattamento psichiatrico
3.6.3 (segue): i tossicodipendenti e gli alcolisti
3.6.4 (segue): i minori in età lavorativa in situazioni di difficoltà familiare
3.6.5 (segue): i condannati ammessi alle misure alternative alla detenzione
3.7 ASPETTI PREVIDENZIALI
CAPITOLO QUARTO: LE ORGANIZZAZIONI DI TENDENZA
4.1 PREMESSA
4.2 ORGANIZZAZIONI DI TENDENZA E TENDENZBETRIEB
4.3 LE ORGANIZZAZIONI DI TENDENZA NELLA DOTTRINA ITALIANA
4.4 IL LAVORO SUBORDINATO NELLE ORGANIZZAZIONI DI TENDENZA
4.4.1 La rilevanza dell’ideologia
4.4.2 L’obbligo di fedeltà e l’intuitus personae
4.5 LE ORGANIZZAZIONI DI TENDENZA NELLA NUOVA LEGGE SUI LICENZIAMENTI. INDIVIDUALI. L’ART.4 DELLA LEGGE N. 108 DEL1990
4.6 LE ”MANSIONI DI TENDENZA” E LE ”MANSIONI NEUTRE”
4.7 ORGANIZZAZIONI NON PROFIT E TUTELA DELLA TENDENZA
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Luigi detto
Lavoro da anni in una cooperativa sociale e sarei molto interessato a leggere la tua tesi. Ti chiedo quindi se puoi la cortesia di spedirmela. In ogni caso ti ringrazio. Luigi
Luigi detto
avrei piacere di leggere la tua tesi. Se è possibile ti chiedo di inviarmela. Grazie. Luigi
lavoratorinoprofit detto
Per consultare la tesi devi andare al seguente indirizzo:
http://www.tesionline.it/default/tesi.asp?idt=3773