Lavoro e No Profit

Terzo Settore. La nuova frontiera della lotta per i diritti dei lavoratori!

Le ragioni e l’organizzazione delle lotte dei lavoratori del no profit

Pubblicato da lavoratorinoprofit su Giugno 24, 2008

da: “Le ragioni e l’organizzazione delle lotte dei lavoratori del no profit” di L. Marinelli (2005)

Per l’Articolo completo (interessantissimo):http://www.proteo.rdbcub.it/article.php3?id_article=431

Il no profit può essere definito come l’insieme degli “enti giuridici o sociali creati allo scopo di produrre beni e servizi il cui status formale non permette loro di essere fonte di reddito, profitto o altro guadagno finanziario per le unità che le costituiscono, controllano o finanziano”. Altro termine utilizzato, per la sua carica di rappresentazione politica e sociale, è “terzo settore”, considerando gli altri due settori come il “pubblico” e il “privato”, si tratta di una autodefinizione (vedi la costituzione del Forum del terzo settore) dalle forti connotazioni di parte, dove si vuole appunto “rappresentare” una sorta di “terza via” allo sviluppo economico e sociale. Il no profit in Italia si presenta come un “sistema diversificato, in gran parte costituito da unità poco visibili, di dimensioni spesso esigue, a volte domiciliate presso famiglie, ospedali, comuni e altri enti, molte delle quali non sono state finora oggetto di rilevazioni statistiche. Accanto a questo tipo di unità, tuttavia, coesistono istituzioni di grandi dimensioni, con un numero rilevante di addetti, bilanci consistenti e una struttura organizzativa complessa.” (1° Censimento delle Istituzioni e imprese nonprofit, ISTAT 3 agosto 2001). Gli enti noprofit censiti sono 221.412., circa la metà si sono costituite negli ultimi 10 anni. Questo universo è composto da una miriade di associazioni (202.059) in gran parte però di fatto inattive, la parte più consistente delle attività è svolta dalle 3.008 fondazioni e soprattutto dalle 4.651 cooperative sociali, queste ultime infatti rappresentano la quota più consistente sul dato occupazionale ed economico. Nel nonprofit sono impiegati più di 630 mila lavoratori retribuiti, di cui 532 mila sono lavoratori dipendenti, e 80 mila con contratto di tipo atipico. Al lavoro ufficialmente retribuito vanno ad aggiungersi 3,2 milioni di volontari (tra veri e falsi soprattutto nel centro sud). Per quanto riguarda i valori economici risultano più di 38 miliardi di euro di entrate e 35 miliardi di euro di uscite con un avanzo di oltre 2 miliardi di euro. Ne risulta una realtà economica e sociale niente affatto marginale e in forte crescita, una realtà strettamente correlata alla de-formazione del nuovo “welfare dei miserabili”, alla “sussidiarietà”, allo smantellamento dei servizi pubblici socio-sanitari-assistenziali. Che il Terzo settore, altro termine per indicare il no profit, sia geneticamente mutato per assumere questo ruolo sono pochi ad ammetterlo o a denunciarlo, ma la dequalificazione dei servizi affidati e le condizioni di precarietà degli operatori del settore ha raggiunto una tale evidenza da non poter più essere negata dagli stessi vertici della categoria.

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