Lavoro e No Profit

Terzo Settore. La nuova frontiera della lotta per i diritti dei lavoratori!

L’ Industria della Solidarietà

Pubblicato da lavoratorinoprofit su Luglio 10, 2009

copj13

L’industria della Solidarietà
di Linda Polman
Ed. Mondadori, pp. 214

La Feltrinelli ed.

Dopo anni trascorsi ad analizzare il complesso e contraddittorio ruolo delle organizzazioni umanitarie, il libro mette a confronto le loro nobili dichiarazioni di intenti e la dura realtà del lavoro quotidiano che devono affrontare nelle zone di guerra. Chi avrebbe mai immaginato che in un settore come quello della cooperazione internazionale, in cui il profitto non è l’obiettivo precipuo delle organizzazioni e i dipendenti sono persone disposte a sacrificare la propria vita per cercare di migliorare quella degli altri, i rapporti tra le diverse Organizzazioni Non Governative che vi operano sono altamente competitivi? Nessuno ci ha mai raccontato che l’industria degli aiuti umanitari è la quinta economia mondiale. E neppure che i costi di avvio di un’operazione in zona di guerra sono altissimi e generano la paradossale convenienza a rimanere il più a lungo possibile, indipendentemente dal reale bisogno di protrarre un intervento, una volta affrontate queste enormi spese.

Il Mondo delle ONG una vera potenza
di Fabio Scuto
su Il Venerdì di Repubblica 10 luglio 2009

Indagine sulla galassia “umanitaria” che si mette in moto a ogni crisi nel Pianeta. Una realtà complessa, con 40mila Ong animate da scopi nobilissimi, ma spesso, con logica di mercato, in aperta concorrenza tra loro. Con un business da sei miliardi di dollari l’anno. Questa è la Quinta economia del mondo (però non siede mai ai G8).

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Dialogatore face-to-face

Pubblicato da lavoratorinoprofit su Maggio 30, 2009

Vi racconto il mio lavoro di dialogatore face to face
Bertrando Goio (Trieste) lettera a Repubblica 29 maggio 09

Sono un giovane adulto (così si dice oggi) di 33 anni. Laurea in Storia e Dottorato in Geopolitica, Università di Trieste. Trovo solo lavori di pochi mesi, sottopagati, in nero. L’ultima novità, dopo centinaia di curriculum inviati, mi trovo a fare il dialogatore face to face, da Lunedì a Sabato, senza ferie. Sei ore in piedi non-stop a tentare di convincere una fetta di umanità a versare soldi per qualche causa, ecologista o umanitaria. E’ un lavoro e come tale l’ho preso. Salvo poi farmi redarguire dal, ora si chiama così il capo, team leader: devo avere un atteggiamento positivo e vincente (frasi fatte imparate sul libretto). In sei ore si fanno 2, 3 sottoscrizioni. Le sei ore diventano poi otto a discrezione del team leader, che se deve vedere la partita di calcio, ci dice che si va a casa mezz’ora prima. Dov’è finito il rispetto per le persone? Dov’è finita la dignità? Forse i mendicanti faticano meno e guadagnano di più Dovrà durare ancora questo stato di cose? Arriverò con bastone e dentiera a chiedere: “signora, ha visto? Aiutiamo i bambini, venga che le faccio vedere”? Io temo di si.

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Il licenziamento collettivo ed i datori di lavoro non imprenditori

Pubblicato da lavoratorinoprofit su Maggio 20, 2009

“Il licenziamento collettivo ed i datori di lavoro non imprenditori”
di Avv. Rocchina Staiano (dottore di ricerca-Università di Salerno)
(lunedì 28 giugno 2004)

1. Le novità introdotte dal D. Lgs. 110/2004 in tema di licenziamento collettivo.

Il D. Lgs. 8 aprile 2004 n. 110, modificando l’art. 24 della L.223/1991 , ha esteso il licenziamento collettivo anche ai datori di lavoro non imprenditori, quindi agli imprenditori che svolgono, senza fine di lucro, attività di natura politica, sindacale, culturale, di istruzione o di religione o di culto. Tale modifica è divenuta necessaria, in quanto la Corte di Giustizia Europea, con sentenza del 16 ottobre 2003, C-32/02, ha dichiarato illegittima la legge italiana sui licenziamenti collettivi nella disposizione (art. 24) relativa all’esclusione dei datori di lavoro che nell’ambito delle loro attività non perseguono fini di lucro.
[...]

2. Rassegna giurisprudenziale sull’art. 2082 c.c.: nozione di “datore di lavoro imprenditore”.

I. La condizione perchè un soggetto acquisti lo status di imprenditore è che l’attività economico- commerciale, pur svolta per il tramite di altra struttura, sia direttamente e personalmente riferibile ad esso (Cassazione civile, sez. I, 19 febbraio 1999, n. 1396, in Giust. Civ., Mass., 1999, 443).

II. L’attività di prestazione di garanzie personali, priva di diretta od indiretta motivazione ed estranea ad una generale operatività sul mercato (in quanto rivolta in via esclusiva a favore di un unico soggetto), esclude lo svolgimento di attività imprenditoriale (Tribunale Torino, 10 ottobre 1997, in Giur. it., 1998, 737).

III. L’acquisto della qualifica di imprenditore, anche ai fini dell’assoggettabilità alle procedure concorsuali, richiede non una semplice intenzione, ovvero il compimento di atti preparatori ed organizzativi, ma l’effettivo esercizio professionale dell’attività, ossia la concreta gestione dell’organizzazione imprenditoriale (Corte appello Bologna 4 ottobre 1985, in Giur. comm., 1986, II, 617).

IV. L’abitualità, sistematicità e continuità dell’attività economica, assunte come indice della professionalità necessaria, ex art. 2082 c.c., per l’acquisto della qualità di imprenditore, vanno intese in senso non assoluto ma relativo, poichè anche lo svolgimento di un unico affare può comportare la qualifica imprenditoriale, in considerazione della sua rilevanza economica e della complessità delle operazioni in cui si articola (Cassazione civile, sez. I, 31 maggio 1986 n. 3690, in Giust. civ., Mass., 1986, fasc. 5).

V. Lo scopo di lucro che costituisce requisito essenziale della nozione di impresa è individuabile non solo quando l attività intrapresa sia rivolta al diretto incremento pecuniario, ma in qualsiasi utilità economica, consista questa in un risparmio di spesa o in altro vantaggio patrimoniale (Cassazione civile, sez. I, 3 dicembre 1981 n. 6395, in Giust. civ., Mass., 1981, fasc. 12).

3. Rassegna giurisprudenziale sulla nozione di “datore di lavoro non imprenditore”.

I. Al fine di configurare un’organizzazione di tendenza, che, ai sensi dell art. 4, 1. 11 maggio 1990 n. 108, è esclusa dall ambito di operatività della tutela reale prevista – in caso di licenziamenti illegittimi – dall art. 18 1. 20 maggio 1970 n. 300 (come modificato dall art. 1 1. 11 maggio 1990 n. 108), è necessario che si tratti di datore di lavoro “non imprenditore”, privo dei requisiti previsti dall art. 2082 c.c. (e cioè, professionalità, organizzazione, natura economica dell attività, consistente nella produzione di beni o servizi, ovvero nell interposizione nello scambio di beni o servizi). In particolare, l’applicazione della disciplina, prevista dalla l. n.108 del 1990 (art. 4) per le organizzazioni di tendenza, presuppone l accertamento in concreto, da parte del giudice di merito, dell assenza, nella singola organizzazione, di una struttura imprenditoriale e della presenza dei requisiti tipici dell’organizzazione di tendenza, come definita dall art. 4 1. 11 maggio 1990 n. 108 (Cassazione civile sez. lav., 22 novembre 1999, n. 12926, in Foro it., 2000, I, 74).

l’articolo completo su:
http://www.lavoroprevidenza.com/leggi_articolo.asp?id=105

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Sono 4.720 le fondazioni attive in Italia: prima rilevazione dell’Istat

Pubblicato da lavoratorinoprofit su Maggio 5, 2009

SuperAbile-Inail

19 ottobre 2007

Rispetto al 1999 la crescita è di quasi il 57%, specialmente al Nord Ovest. Si investe soprattutto su assistenza sociale e cultura: più vocate le regioni dell’Italia nordoccidentale. Premi e borse studio i servizi più erogati

ROMA – Sono 4.720 le fondazioni attive in Italia al 31 dicembre 2005, mentre 247, alla data della rilevazione, non avevano ancora avviato l’attività o l”avevano sospesa temporaneamente. I dati sono stati diffusi oggi dall’Istat che nel biennio 2006-2007 ha svolto la prima rilevazione su questi istituti. Sono per la maggior parte di recente costituzione (54,6% si è costituito nell’ultimo decennio) e mentre quelle più “giovani” sono distribuite soprattutto nel Nord-ovest, al Centro e nel Mezzogiorno risulta maggiormente elevata la percentuale di fondazioni più antiche.

Distribuzione disomogenea – Il 44,2% si trova nel Nord-ovest (2.087 fondazioni), mentre nel Nord-est, al Centro e nel Mezzogiorno opera rispettivamente il 20,7% (978), il 20,2% (951) e il 14,9% (704). Rispetto agli ultimi dati disponibili (1999) il numero delle fondazioni è cresciuto di quasi il 57%; crescita dovuta “in buona parte al processo di privatizzazione delle istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza (Ipab) e alla conseguente trasformazione in fondazione di alcune di esse”. La crescita più sensibile nel Nord-ovest dove si passa dal 35,6% al 44,2%, mentre una tendenza opposta si registra nelle altre aree del paese, dove, pur in presenza di un aumento in termini assoluti, la quota relativa scende: dal 22,2% al 20,7% nel Nord-est; dal 23,2% al 20,2% al Centro e dal 19,0% al 14,9% nel Mezzogiorno. Inoltre nel Nord-ovest (55,5%, rispetto al 49,5% nazionale) è più forte la presenza di fondazioni operative, rispetto al Centro dove prevalgono le miste (38,2% a fronte di 30,5%) e delle erogative nel Mezzogiorno (26,6% rispetto a 20,0%). In particolare in Valle d’Aosta è presente la percentuale più elevata di fondazioni operative (71,0%), in Molise (44,4%) qulla delle fondazioni erogative mentre le fondazioni miste sono prevalenti nel Lazio (43,3%) e nelle province autonome di Trento e Bolzano (42,3% e 38,9%, rispettivamente).

Si investe su assistenza e cultura – Sono l’assistenza sociale (17,3%) e la cultura (16,5%) gli ambiti di intervento più frequenti per le fondazioni (rielaborazione dell’International Classification of Nonprofit Organizations che ha individuato 17 settori operativi). Seguono con il 13,5% l’istruzione e con il 12,8% il finanziamento di progetti, il 12,7% della filantropia, l’8,5% della religione e culto e, fanalino di coda, la ricerca con il 7,7%. La vocazione socio-assistenziale e educativa risulta più marcata nelle regioni dell’Italia nordoccidentale, un risultato “determinato principalmente dalle Ipab trasformatesi in fondazioni”, secondo l’Istat. Nelle regioni del Nord est assumono maggior peso le fondazioni che operano nel settore della filantropia (15,0%) e del finanziamento di progetti (14,0%), mentre al Centro si registra una maggiore incidenza relativa delle fondazioni culturali (22,4%). Nel Mezzogiorno, infine, la vocazione prevalente riguarda il settore della religione e culto (18,2%) e quella dell’assistenza sociale (20,0%). Il 53,2% delle fondazioni opera in un solo settore di attività, percentuale sale al 69,1% tra le fondazioni attive prevalentemente nell’istruzione, al 60,5% tra quelle che si occupano di filantropia e al 58,8% tra quelle che operano nel settore del finanziamento di progetti.

Premi e borse di studio, i servizi più offerti – Rispetto alla gamma di servizi offerti dalle fondazioni i più diffusi sono quelli relativi all’erogazione di premi e borse di studio (15,0% delle fondazioni), alla realizzazione di convegni, seminari, conferenze e congressi (13,2%), all’istruzione prescolastica (12,8%), all’assistenza in residenze protette (12,5%) e al finanziamento di progetti socio-assistenziali (12,0%). Seguono la realizzazione di corsi tematici e/o laboratori (9,5%), il finanziamento di progetti educativi (9,3%), la realizzazione di spettacoli teatrali, musicali e cinematografici (9,2%), il finanziamento di progetti artistico-culturali (7,9%), la gestione di biblioteche, centri di documentazione e archivi (7,6%), l’organizzazione di esposizioni e mostre (7,5%), l’erogazione di contributi a persone in difficoltà economica (7,4%) e il finanziamento di progetti medico-sanitari (7,2%).

Circa 16 milioni gli utenti – Il 70, 9% delel fondazioni offre servizi direttamente all’utenza; crica 16 milioni gli utenti complessivi, di cui 14 milioni “senza disagi specifici”. Tra questi infatti la categoria maggiormente presente è quella dei cittadini in generale (70,1%) seguita dagli adulti (16,6%) e dai minori (5,0%). Tra gli utenti con disagi, i malati sono la tipologia numericamente più elevata (circa 1 milione di persone che rappresentano il 49,1% del complesso degli utenti con disagi), seguiti dagli anziani (19,1%) e dalle persone in difficoltà (10,5%).

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Fondazioni, un patrimonio da 85 miliardi. Più “ricchi” gli istituti del Centro

Pubblicato da lavoratorinoprofit su Maggio 5, 2009

Fondazioni, un patrimonio da 85 miliardi. Più “ricchi” gli istituti del Centro
(19 ottobre 2007)
Superabile-Inail

Possono vantare un patrimonio di oltre 34 milioni e, pur costituendo il 20% delle attive in Italia, assorbono il 45,5% delle entrate. In Italia coinvolgono 156.251 persone, oltre due terzi utilizza personale retribuito

ROMA – Nel 2005 le fondazioni hanno registrato entrate complessive per 15,6 miliardi di euro, con una media per istituzione di circa 3,3 milioni di euro; 11,5 miliardi di euro le uscite (circa 2,4 milioni di euro in media). Secondo l’Istat, che ha diffuso oggi i dati del primo censimento sulle fondazioni, al 31 dicembre 2005 il patrimonio complessivo ammontava a 85 miliardi di euro, con un importo medio di circa 18 milioni di euro per fondazione. Circa la metà del patrimonio complessivo è gestito dalle fondazioni bancarie e un altro 20% dagli enti di previdenza privatizzati. Gli istituti del Centro sembrano i più ricchi: il patrimonio è di circa 34.323 milioni di euro e malgrado siano solo il 20,2% delle fondazioni italiane:, assorbono il 45,5% delle entrate complessive. Seguono, con il 35,3%, le fondazioni del Nord-ovest, e, a sensibile distanza quelle del Nord-est e del Mezzogiorno, che beneficiano, rispettivamente, del 12,3% e del 6,9% del totale delle entrate.

Più “piccole” le erogative – Le entrate risultano prevalentemente concentrate tra le fondazioni miste, che costituiscono il 30,5% delle unità, ma raccolgono il 52,4% del valore totale delle entrate. Al contrario, le fondazioni operative, che costituiscono il 49,5% del totale, rappresentano il 23,3% delle entrate complessive. Infine, per le fondazioni erogative si registra una quota percentuale delle entrate (24,2%) sostanzialmente proporzionata alla loro numerosità (20,0%). Il 68% ha dichiarato un importo inferiore a 500 mila euro, il 9,6% tra 500 mila e 1 milione di euro, il 7,9% tra 1 e 2 milioni, l’8,1% tra 2 e 5 milioni e il 6,4% uguale o superiore a 5 milioni di euro. Nella tipologia delle erogative prevalgono le fondazioni di minori dimensioni economiche e in questo caso la percentuale di fondazioni con ricavi inferiore a 100 mila euro sale a circa il 55% mentre, le fondazioni medio-grandi e grandi sono maggiormente frequenti tra le operative e tra le miste: il 66% ed il 65,3% delle fondazioni appartenenti a queste tipologie mostrano, rispettivamente, livelli delle entrate uguali o superiori a 100 mila euro.

Le fonti di finanziamento – Il 78,1% delle fondazioni registra entrate di origine privata e il 21,9% di fonte pubblica: nel Mezzogiorno è meno accentuato il ricorso al finanziamento privato (70,7%), mentre è più frequente nel Nord-est e nelle regioni del Centro (rispettivamente 81,2% e 81,4%). Inoltre il 96,0% delle fondazioni erogative si finanzia con entrate di fonte privata, mentre l’incidenza del finanziamento da fonte prevalentemente pubblica presenta il livello più elevato per le operative (31,0%). Il 30,6% delle entrate delle fondazioni è costituito da redditi patrimoniali, il 25,6% dalle entrate derivanti da quote versate dai soci e dagli iscritti, il 15,7% dai ricavi derivanti da contratti e/o convenzioni con istituzioni pubbliche e il 10,4% dai ricavi da vendita di beni e servizi. Se nel Nord-ovest sono relativamente più consistenti le entrate derivanti da contratti e convenzioni (31,4%), nel Nord-est è preponderante la quota relativa ai redditi patrimoniali (53,5% ), al Centro invece prevale l’incidenza delle somme versate dai soci e/o dagli iscritti (54,3%) e nel Mezzogiorno quelle costituite dai ricavi da contratti e/o convenzioni con istituzioni pubbliche e dai sussidi e contributi (rispettivamente 43,8% e 18,1%). Le fondazioni operative si finanziano in via prevalente con entrate derivanti da contratti e o convenzioni (33,4%) e dalla vendita di beni e servizi (30,3% ), le erogative quasi esclusivamente con redditi patrimoniali (86,0%) e le miste prevalentemente con le somme versate dai soci e/o dagli iscritti (48,2%).

Oltre due terzi delle fondazioni impiega personale retribuito – Nelle fondazioni operano 156.251 persone, di cui il 52,2% (81.581 unità) sono dipendenti, il 29,5% (46.144) volontari, il 12,5% (19.469) collaboratori, il 3,3% (5.087) lavoratori distaccati o comandati da imprese o istituzioni, il 2% (3.162) religiosi e lo 0,5% (808) volontari del servizio civile. I lavoratori retribuiti (dipendenti, collaboratori e personale distaccato o comandato) sono pari a 106.137 unità, mentre le risorse umane non retribuite sono 50.114. Nel Mezzogiorno e del Nord-ovest si osserva una percentuale di dipendenti superiore a quella rilevata a livello nazionale (rispettivamente il 62,7% e 60,3% a fronte del 52,2% nazionale). Il Nord-est e, soprattutto, il Centro si distinguono per le maggiori quote di volontari (rispettivamente il 34,2% e il 57,9% a fronte del 29,5% nazionale). In quelle operative è maggiore l’incidenza relativa di dipendenti (62,1%) e di collaboratori (14,6% ), mentre nelle erogative e nelle miste i volontari presentano quote superiori al 40% (rispettivamente 41,6% e 44,5%). Le donne rappresentano il 65,1% del personale; la presenza femminile sale al 78,1% tra i lavoratori distaccati o comandati e al 71,1% tra i dipendenti, mentre, pur rimanendo al di sopra del 50%, scende al 57,8% tra i volontari e al 55,9% tra i collaboratori. Oltre i due terzi delle fondazioni (70,0%) impiega, per lo svolgimento delle proprie attività, personale retribuito (dipendenti, collaboratori e personale distaccato o comandato).

Il 73,1% impiega meno di 10 persone – La classe dimensionale nella quale si concentra il maggior numero di fondazioni (1.434 fondazioni, pari al 30,4%) è quella con 1-4 unità di personale, mentre la quota di fondazioni che ne impiegano 100 e oltre risulta limitata al 4,1%. Il 73,1% impiega meno di 10 unità. Inoltre le fondazioni operative, dovendo direttamente erogare servizi all’utenza, sono più spesso di dimensioni maggiori (il 54,2% di esse impiega almeno 5 unità di personale retribuito ed il 12,8% più di 49), mentre le erogative, occupandosi della gestione di finanziamenti a terzi, sono generalmente più piccole (l’89,6% di esse opera con meno di 5 unità di personale retribuito e lo 0,2% con più di 49). Le fondazioni miste, data la loro funzione ibrida, si collocano in una posizione intermedia (il 65,0% di esse impiega meno di 5 unità di personale retribuito e l’8,4% più di 49).

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Terzo settore. Agenzia delle Entrate: “Regole più strette sulle agevolazioni per le associazioni”

Pubblicato da lavoratorinoprofit su Maggio 5, 2009

Terzo settore. Agenzia delle Entrate: “Regole più strette sulle agevolazioni per le associazioni”
(10 aprile 2009)
Agenzia delle Entrate
http://www.superabile.it/web/it/CANALI_TEMATICI/Associazioni/Inchieste/info-1934343973.html”>SuperAbile-Inail

Circolare dell’Agenzia delle entrate: in arrivo regole più stringenti per gli enti di tipo associativo che beneficiano di norme di favore e nuove agevolazioni in campo per le Onlus. Ecco i primi dettagli…

ROMA – In arrivo regole più stringenti per gli enti di tipo associativo che beneficiano di norme di favore e nuove agevolazioni in campo per le Onlus. Da quest’anno, infatti, come spiega la circolare 12/E dell’Agenzia delle Entrate, pubblicata oggi, “per godere dei benefici fiscali, ai fini delle imposte sui redditi e dell’Iva, gli enti associativi di natura privatistica, incluse le società sportive dilettantistiche e le organizzazioni di volontariato, sono tenuti a comunicare all’Agenzia i dati e le notizie rilevanti ai fini del controllo fiscale”. Obiettivo primario della novità, introdotta dal decreto anticrisi (dl 185 del 2008), è “di tutelare le forme associazionistiche incentivate e, al contempo, contrastarne l’uso distorto che lede la libertà di concorrenza tra gli operatori commerciali”.

Dall’obbligo di comunicazione dei dati, continua la circolare, restano comunque escluse alcune specifiche categorie: “le associazioni pro-loco che abbiano esercitato l’opzione per il regime agevolativo (legge 398 del 1991), avendo realizzato nel periodo d’imposta precedente proventi inferiori a 250mila euro”; gli “enti associativi dilettantistici iscritti nel registro del Coni che non svolgono attività commerciale”; le “organizzazioni di volontariato” iscritte nei registri regionali (art.6 legge 266 del 1991) “che non svolgono attività commerciali diverse da quelle marginali”.

La circolare chiarisce, inoltre, che le associazioni di volontariato “non possono assumere la qualifica di Onlus di diritto se svolgono attività commerciali diverse da quelle marginali e pertanto anche per loro scatta l’obbligo di comunicazione delle notizie rilevanti ai fini del controllo fiscale”. Inoltre “sempre il decreto anticrisi ha stabilito nuove regole in favore delle Onlus in tema di beneficenza e di imposta catastale. La circolare, in particolare, spiega che “rientra nella beneficenza”, quale settore d’attività in cui possono operare le Onlus, oltre all’attività di erogazione gratuita in denaro o in natura” a favore degli indigenti, anche quella di “erogazione gratuita di somme di denaro provenienti dalla gestione patrimoniale della Onlus” o da campagne di raccolta di donazioni, “a favore di enti che presentino i requisiti stabiliti dallo stesso decreto anticrisi”.

Infine, con efficacia temporale limitata al 31 dicembre 2009, il decreto 185 del 2008 ha previsto “un’imposta catastale fissa di 168 euro per i trasferimenti a titolo oneroso in favore delle Onlus, a condizione che l’immobile venga utilizzato per lo svolgimento delle attività istituzionali”. Il testo completo della circolare 12/E è disponibile sul sito Internet dell’Agenzia delle Entrate – www.agenziaentrate.gov.it – all’interno della sezione Circolari e Risoluzioni. Su FiscoOggi.it sarà inoltre pubblicato un articolo di approfondimento.

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Fondazioni teatrali tra pubblico e privato

Pubblicato da lavoratorinoprofit su Aprile 28, 2009

Fondazioni teatrali tra pubblico e privato
di Gianpaolo Concari

La tradizione musicale italiana: un patrimonio di tutti che cerca aiuto tra i privati. Il d.lgs. 367/96 ha cercato di avvicinare i privati alla cultura ma la manovra non è riuscita del tutto. L’articolo è pubblicato anche da Summa la rivista del Consiglio Nazionale dei Ragionieri Commercialisti ed Economisti d’Impresa.

La tradizione musicale italiana ha subito una radicale trasformazione a seguito del d.lgs. 29 giugno 1996 n. 367. La volontà del legislatore era quella di dare un forte impulso al settore, cercando di avvicinare i mecenati privati verso le grandi istituzioni musicali ingabbiati in strutture pubbliche non sempre efficienti.

L’operazione non sempre è riuscita in pieno. Da allora altre soluzioni ibride sono state escogitate per poter conservare il patrimonio della tradizione musicale (lirica e concertistica) italiana, così come di quella teatrale.

Il d.lgs. 367/96 ha di colpo trasformato gli enti di prioritario interesse nazionale che operano nel settore musicale in fondazioni di diritto privato. Più precisamente la norma ha riguardato:

• gli enti autonomi lirici e le istituzioni concertistiche assimilate

• altri enti operanti nel settore della musica, del teatro e della danza

Dal punto di vista squisitamente tecnico, si può notare che queste fondazioni non trovano il proprio fondamento né in un atto di autonomia privata, né in un negozio di fondazione.

Inoltre il contenuto dello statuto è sottratto all’autonomia privata, così come la procedura di riconoscimento della personalità giuridica è ben diverso da quello previsto per le altre fondazioni.

Le fondazioni musicali non hanno scopo di lucro e in tal senso perseguono la diffusione dell’arte musicale, provvedendo alla conservazione del patrimonio storico-culturale dei teatri loro affidati. Possono realizzare spettacoli lirici, di balletto e concerti anche in sedi diverse e svolgere, conformemente agli scopi istituzionali, attività commerciali ed accessorie, operando secondo criteri di imprenditorialità ed efficienza.

[...]

articolo completo su: Guide Supereva

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Arriva la legge blocca-ricorsi

Pubblicato da lavoratorinoprofit su Aprile 24, 2009

Arriva la legge blocca-ricorsi
Se perdi al Tar risarcisci
Lo scopo dichiarato è contrastare “l’egoismo territoriale”. Ma potrebbe mettere all’angolo celebri sigle come Italia Nostra o Wwf

di MARCO PREVE (Repubblica, 24 aprile 2009)
Articolo completo su: http://www.repubblica.it/2009/04/sezioni/ambiente/legge-blocca-ricorsi/legge-blocca-ricorsi/legge-blocca-ricorsi.html

Lo scopo dichiarato è quello di contrastare “l’egoismo territoriale” che rallenta “il cantiere Italia”. Ma l’effetto della legge anti Nimby (not in my back yard, non nel mio giardino), in caso di approvazione, sarà di azzerare, attraverso la minaccia di risarcimenti milionari, i ricorsi alla giustizia amministrativa da parte di associazioni ambientaliste storiche, che difendono ciò che resta del Belpaese da abusi edilizi e colate di cemento.

La proposta di legge 2271 è sottoscritta da 136 deputati del Pdl ed il primo firmatario è l’onorevole Michele Scandroglio, genovese, fedelissimo del ministro Claudio Scajola. Aderiscono, tra i tanti, l’ex ministro Pietro Lunardi, il presidente della commissione Cultura Valentina Aprea, il vice di quella Ambiente Roberto Tortoli, l’ex presidente della Regione Liguria Sandro Biasotti.

Presentata in sordina nei giorni del “piano casa”, con due brevi aggiunte all’articolo 18 della legge 8 luglio 1986 (responsabilità processuale delle associazioni di natura ambientale), potrebbe schiacciare all’angolo celebri sigle come Italia Nostra, Legambiente, Wwf, Vas Verdi Ambiente e Società, senza parlare della miriade di comitali locali.

Con la modifica 5-ter qualora il ricorso alla giustizia amministrativa “sia respinto perché manifestamente infondato, il giudice condanna le associazioni soccombenti al risarcimento del danno oltre che alle spese del giudizio”. Pensiamo a cosa vorrebbe dire un anno di fermo cantiere per il ponte sullo stretto di Messina tra una prima sentenza favorevole del Tar e una bocciatura del Consiglio di Stato: un risarcimento per milioni di euro.

“È una legge liberticida, intimidatoria, di regime – attacca l’avvocato Daniele Granara, docente alla facoltà di giurisprudenza di Genova, legale in molti ricorsi ambientali – . Confido che venga ritenuta palesemente anticostituzionale visto che l’articolo 24 stabilisce che “Tutti possono agire in giudizio per la tutela dei propri diritti e interessi legittimi”".

Ma per il deputato e coordinatore ligure del Pdl Scandroglio le istanze ambientaliste hanno moltiplicato “comportamenti di protesta contro le scelte infrastrutturali sviluppate da soggetti pubblici e privati… proteste che, conosciute con l’acronimo “Nimby”, determinano un ritardo costante del “cantiere Italia”… di gran parte degli interventi pubblici… e della stessa edilizia residenziale”. Tutto ciò, prosegue il deputato “senza che sia previsto alcuno strumento di responsabilizzazione delle associazioni di protezione ambientale, le quali, talvolta, presentano ricorsi pretestuosi, con il solo e unico scopo di impedire la realizzazione dell’opera pubblica”. Scandroglio aggiunge che, per combattere questa “forma di egoismo territoriale”, il governo ha già varato norme per “l’iter accelerato delle opere pubbliche.

Le modifiche richieste (la proposta è al vaglio della commissione giustizia) accennano anche all’applicazione di azioni risarcitorie ai sensi del codice civile in caso i ricorsi respinti abbiano agito “con mala fede o colpa grave”, ma secondo l’avvocato Granara questa possibilità è già garantita e prevista. La vera svolta è quindi l’eventualità di un risarcimento in caso di ricorso respinto.

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Greenpeace, Legambiente e il Wwf

Pubblicato da lavoratorinoprofit su Aprile 21, 2009

Greenpeace, Legambiente e il Wwf
Febbraio 26th, 2009
http://www.lorenzodamelio.org/

Non sono in molti a conoscere la più evidente differenza tra Greenpeace, Legambiente e il Wwf. Non sto parlando degli ideali, dato che in comune c’è il pensiero della non-violenza e del rispetto della natura. Mi voglio incentrare piuttosto sull’indipendenza di queste tre organizzazioni. Greenpeace delle tre è l’unica a non accettare aiuti economici da governi, enti pubblici, partiti politici o società private e si finanzia esclusivamente con il contributo di singoli individui che ne condividono la missione. Anche l’associazione Grilli biellesi di cui faccio parte ha deciso di abbracciare questo tipo di filosofia, volta a garantire la massima indipendenza. Legambiente non ha fatto la stessa scelta, nella propria presentazione sta scritto che “è riconosciuta dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare come associazione d’interesse ambientale; fa parte del Bureau Européen de l’Environnement, l’organismo che raccoglie tutte le principali associazioni ambientaliste europee, e della Iucn (The World Conservation Union). È riconosciuta dal Ministero degli Affari Esteri come ONG di sviluppo”. Questo gli determina degli aiuti non solo economici, ma di rete, anche se determina un’associazione maggiormente istituzionale e conseguentemente meno libera nei suoi atti. Il Wwf ha una filosofia altrettanto istituzionale e meno partecipativa dal basso, tanto che è tra le organizzazioni che possono ricevere finanziamenti dal Ministero degli Esteri. Con questo non intendo considerare di meno valore ciò che Legambiente e Wwf fanno, ma ho ritenuto giusto approfondire queste realtà.

Intanto vi posto un filmato dove il nuovo direttore esecutivo di Greenpeace : http://www.youtube.com/watch?v=Prc1MOFoi2s

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TERRACINA, MAXI EVASIONE DA 2MLN : SMASCHERATA ASSOCIAZIONE NO-PROFIT

Pubblicato da lavoratorinoprofit su Aprile 20, 2009

TERRACINA, MAXI EVASIONE DA 2MLN : SMASCHERATA ASSOCIAZIONE NO-PROFIT (Repubblica, 18 aprile 2009 ore 12:59)

Una maxi-evasione fiscale pari ad oltre 2 milioni di euro da parte di una associazione no-profit è stata scoperta dalla Guardia di Finanza di Terracina nel settore delle frodi economico-finanziarie. I finanzieri hanno denunciato all’autorità giudiziaria cinque persone, hanno accertato un’evasione al fisco di oltre 2 milioni di euro, con violazioni all’iva per circa 400mila euro. L’indagine ha avuto origine l’estate scorsa da un servizio finalizzato all’accertamento delle violazioni in materia di occupazione abusiva del suolo demaniale a Terracina. L’associazione, costituitasi “senza fini di lucro e per finalità di solidarietà sociale”, in realtà svolgeva diverse attività lucrative, percependo contributi pubblici e privati e beneficiando anche di agevolazioni fiscali. In questo modo, le cinque persone denunciate potevano svolgere le proprie attività a prezzi nettamente inferiori a quelli di mercato. (omniroma.it)

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