Lavoro e No Profit

Terzo Settore. La nuova frontiera della lotta per i diritti dei lavoratori!

Segnalazione Libro: “L’industria della Carità”

Posted by lavoratorinoprofit su novembre 27, 2013

furlanettoValentina Furlanetto
L’industria della carità.
Da storie e testimonianze inedite il volto nascosto della beneficenza.
Ed. Chiarelettere, 2013

Questo libro racconta un mondo, quello della solidarietà, di cui non si sa abbastanza. Tra sms che salvano, adozioni a distanza, partite del cuore, campagne televisive, azalee e arance benefiche, quanti milioni di euro raccolti arrivano a chi ha bisogno? La risposta che viene fuori dalle testimonianze di cooperanti italiani e internazionali e dai più recenti dati di bilancio (quando sono disponibili: in Italia non c’è l’obbligo di pubblicare un vero e proprio bilancio economico-finanziario) è che tra profit e non profit c’è ormai poca differenza. Migliaia di associazioni sono in lotta una contro l’altra per i fondi, quelle più grandi spendono milioni per promuoversi e farsi conoscere, intanto le più piccole sono schiacciate dalla concorrenza. Gli stipendi dei manager del settore non profit sono ormai uguali a quelli delle multinazionali (la buonuscita milionaria di Irene Khan, ex segretario generale di Amnesty International, è solo la punta dell’iceberg). Ma i soldi non sono che una parte della questione, c’è molto altro da sapere. Che fine fanno i vestiti che lasciamo ai poveri? Come funziona il sistema delle adozioni internazionali? E il commercio equo e solidale? La filantropia ha fatto cose importanti, ma è anche il simbolo del fallimento della politica. Gli esseri umani non dovrebbero dipendere dalla generosità di altri. Se poi questa generosità diventa un business è importante raccontarlo per impedire che qualcuno si arricchisca sulla buona fede dei donatori.
(Ed. Chiarelettere:  http://www.chiarelettere.it/libro/principio-attivo/lindustria-della-carita.php)

Presentazione del libro da parte dell’autrice:
 

L’autrice risponde alle critiche rivolte al suo libro:

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SEGNALAZIONE LIBRO: F. Petrone “Quando la Onlus diventa un guadagno”

Posted by lavoratorinoprofit su aprile 16, 2013

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Francesco Petrone “Quando la onlus diventa un guadagno”

SINOSSI La storia si basa su eventi svoltisi tra il giugno del 2008 e il marzo del 2010, quando l’autore ha lavorato per una grande società che si occupa di pubblicità face to face. Oltre a grandi partner del settore profit, la Serpente svolge attività di raccolta fondi per delle Onlus, conosciute anche a livello internazionale. Tra queste c’è Aiuto Bambino, che si occupa dei diritti dei bambini. Raccontando situazioni e aneddoti cui gli è capitato di assistere direttamente, l’autore descrive le tecniche utilizzate per trovare nuovi sostenitori ai progetti umanitari. I dialogatori che si incontrano per strada o nei centri commerciali vengono a loro volta motivati a vendere con la promessa di diventare ricchissimi un giorno, seguendo uno schema piramidale. In periodi di crisi, in cui il lavoro scarseggia e le prospettive sono incerte, fare leva sulle speranze di riscatto di tanti giovani non è difficile. Sorge tuttavia un quesito: quanto è etico far presa sulla precarietà dei giovani, stuzzicando l’avidità e promettendo paradisi, per “vendere povertà”?

Visita il sito dell’autore: http://quandolaonlusdiventaunguadagno.weebly.com/

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Donazioni partiti politici e onlus – detrazione fiscale 27%

Posted by lavoratorinoprofit su maggio 15, 2012

Partiti e onlus, sgravi al 27% Il finanziamento va in Aula

Il Sole 24ore 15 maggio 2012

Chi effettuerà donazioni a partiti e Onlus avrà diritto a una detrazione fiscale al 27%. È una delle modifiche al testo unificato sul finanziamento ai partiti illustrata ieri in Aula alla Camera dai relatori Gianclaudio Bressa (Pd) e Giuseppe Calderisi (Pdl). Nel testo uscito dalla commissione Affari costituzionali la detrazione per chi donava ai partiti da 50 a 10mila euro veniva alzata dall’attuale 19% al 38% e veniva lasciato al governo il compito di emanare un decreto per uniformare le Onlus a questa disciplina. Ieri la decisione dei relatori di uniformare direttamente al 27% la detrazione sia per i partiti sia per le Onlus. Con una clausola di “salvaguardia” per le casse dello Stato se il meccanismo delle detrazioni risultasse troppo oneroso, come annunciato da Calderisi: «Qualora il vantaggio fiscale per i cittadini superi l’importo massimo di 6 milioni di euro verrebbe ridotto l’ammontare corrispettivo del contributo pubblico relativo al finanziamento». [...]

L’articolo completo all’indirizzo:

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-05-15/partiti-onlus-sgravi-finanziamento-064047.shtml?uuid=AbHbhjcF

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Chiesa, associazioni, ambasciate i privilegiati che non pagano l’Ici

Posted by lavoratorinoprofit su dicembre 10, 2011

di ETTORE LIVINI (Repubblica, 10 dicembre 2011)

CHIESA ma non solo. L’ombrello della norma Taglia-Ici non ripara solo gli immobili (quelli ad uso “non esclusivamente commerciale”) del Vaticano. Certo il mattone di Dio  –  115mila case, 9mila scuole, 4mila tra ospedali e centri sanitari  –  fa la parte del leone. Ma la platea dei beneficiari dell’esenzione dall’imposta è molto più ampia. Non pagano tutte le altre confessioni religiose. Zero tasse per le associazioni non profit, le ong, le ambasciate, le Fondazioni liriche, i palazzi intestati a Stati esteri[...]

la legge prevede l’esenzione per gli immobili di enti senza fine di lucro “destinati allo svolgimento di attività assistenziali, previdenziali, sanitarie, didattiche, ricettive, culturali, ricreative e sportive”. Come succede per il patrimonio della Santa Sede, però, anche qui esiste una ampia area grigia dove l’uso “non commerciale” dei beni è difficile da certificare. Ci sono ospedali controllati da pseudo-Onlus (e accreditati con il servizio sanitario nazionale) che fatturano centinaia di milioni.[...]

ONLUS

Molte cause in tribunale per gli immobili affitati

Tutte le Onlus e le Ong sono esentate dal pagamento dell’Ici, almeno per gli edifici che usano come sedi proprie e non a fine di lucro. Non paga Emergency, non paga Medici senza frontiere, non paga l’Associazione per la ricerca sul cancro e la Lega per il filo d’oro. Chi invece dispone di un patrimonio di immobili messi a reddito (cioè affittati) è costretto  –  almeno in teoria  –  a onorare con il fisco il pagamento dell’imposta, anche se la materia è ancor oggi oggetto di confronto giuridico.

SCUOLE

Niente tassa agli istituti legati agli enti no-profit

Un altro tema delicato è quello delle strutture sanitarie e scolastiche. Le cliniche private (convenzionate o meno con sistema sanitario nazionale) devono pagare l’Ici. Gli enti non commerciali convenzionati con la sanità pubblica  –  tra cui diverse istituzioni religiose o Onlus  –  invece no, almeno sui reparti ospedalieri mentre sul patrimonio immobiliare a reddito si paga tutto. Zero Ici anche per le scuole private che fanno capo a enti non a fine di lucro indipendentemente dal livello delle loro rette.[...]

Per l’articolo completo: http://www.repubblica.it/economia/2011/12/10/news/chi_non_paga_l_ici-26368886/?ref=HREA-1


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Lo sfruttamento ai tempi del no profit

Posted by lavoratorinoprofit su ottobre 19, 2011

da GIORNALETTISMO.COM     Inchiesta di Lou Del Bello 19 luglio 2011

Call center, promoter per strada o porta a porta: le grandi onlus si servono delle più estreme logiche d’impresa  Onlus, associazioni no profit, enti morali, sono organizzazioni dalle finalità etiche che rappresentano uno dei pilastri del vivere civile: la società prospera e cresce anche grazie all’altruismo di chi si riunisce in gruppo per sostenere il prossimo. Chiunque di noi può citare al volo almeno quattro o cinque esempi di grandi enti che in Italia operano per una buona causa: difendere i bambini dalle violenze domestiche, proteggere l’ambiente, aiutare i poveri, prestare cure mediche nei paesi in guerra.

I DEBOLI DIMENTICATI - Ma ad uno sguardo poco meno che superficiale nel variegato mondo delle associazioni benefiche potrebbe sorgere il sospetto che ci sia una classe di “nuovi” deboli dimenticata un po’ da tutti: quella dei lavoratori. Le testimonianze di chi ha lavorato per alcune delle maggiori onlus ed enti morali sono infatti controverse.

[...] LA LOGICA DEL PROFITTO – Così facendo – continua Marta –  il rapporto con i sostenitori e i soci diventa falso e la loro fiducia viene tradita: molto spesso, in entrambi i lavori, mi sono trovata a dover mentire (su suggerimento dei responsabili) sulla natura del mio rapporto con l’associazione dichiarando alla gente di essere io stessa una socia o addirittura di fare quel lavoro da volontaria… tutto per non far sfigurare l’onlus. Più in malafede di così…” Greenpeace in effetti appalta la gestione del call center, come detto dalla testimone, a una società che si chiama Softlab. Cecilia, responsabile dell’ufficio stampa di Greenpeace, conferma che l’associazione si serve proprio di questa società confermando il dato fornito da Marta (a tal proposito, si legga la replica che Greenpeace ha inviato a Giornalettismo) : “Greenpeace sperimenta solo da poco l’attività di call center – spiega – e siamo molto interessati ai feedback diretti dei lavoratori, che finora non sono mai stati negativi. Tuttavia, ci fa piacere ricevere anche queste segnalazioni perché ci aiutano a valutare i termini del progetto”. Alcuni degli intervistati hanno osservato che le logiche di sfruttamento descritte dai testimoni sono semplicemente le regole consuete dei call center. Il punto è che se tutto sommato ci si aspetta questa idea di profitto da una multinazionale, nell’ambito del no profit il conflitto è stridente: certo, a livello legale non c’è nulla di illecito, ma si lavora davvero con due pesi e due misure.

L’articolo completo: http://www.giornalettismo.com/archives/134159/lo-sfruttamento-ai-tempi-del-no-profit/Lo sfruttamento ai tempi del no profit

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Quando gli affari si fanno in compagnia (da Altraeconomia)

Posted by lavoratorinoprofit su luglio 18, 2011

“Quando gli affari si fanno in compagnia”
Autore: Alex Corlazzoli
da Altra Economia n. 126 – 18 maggio 2011


per l’articolo completo: http://www.altreconomia.it/site/fr_contenuto_detail.php?intId=2781&fromCatDet=56

(… ) Sappiamo che in Italia sono oltre 34mila imprese e più di mille le organizzazioni no profit aderenti alla Compagnia delle Opere (Cdo). Gestiscono un giro d’affari di circa 70 miliardi l’anno. Il sistema coinvolge oltre 500.000 persone tra addetti alle imprese e operatori del settore. Un universo che in Lombardia si traduce in potere politico e controllo del territorio. La Cdo ha messo una bandierina sulla cartina della Lombardia, istituendo sedi locali nell’Alto Milanese, a Bergamo, a Brescia, a Lecco, a Pavia, a Saronno e a Varese. Abbiamo potuto leggere l’elenco 2010 dei membri della Cdo in una delle “fortezze” lombarde, quella di Crema-Cremona-Lodi.    È solo uno spaccato, ma una lente d’ingrandimento su quest’area serve a decodificare il funzionamento del sistema della Cdo. Tra il Serio, l’Adda e il Po, la Compagnia delle Opere è nata nel 2001 come Cdo Lombardia Sud Est, e diventa in seguito sede di Crema-Cremona e Lodi. (…)    La Cdo è un po’ ovunque: dal paese più piccolo ai capoluoghi di provincia. E sfogliando il documento si scopre, ad esempio, che a realizzare gli impianti meccanici ed elettrici in alcune zone colpite dal sisma in Abruzzo lo scorso 6 aprile, precisamente nei cantieri di Bazzano, Tempera, Roio e Paganica, alle porte de L’Aquila, sia stata l’Idraulica Ferla Multiservice di Credera Rubbiano (Cr). L’impresa, affiliata alla Cdo, si è aggiudicata la gara d’appalto indetta dal ministero dell’Interno e dalla Protezione civile per il Progetto C.a.s.e., in collaborazione con il Consorzio Consta, il cui direttore generale è stato nel 2006 presidente della Cdo del Nord Est.  (…). È poi, una notizia recente, che ad occuparsi dei buoni pasto della Provincia e del Comune di Cremona -il cui vice sindaco Carlo Malvezzi è simpatizzante di Cl-, sarà la Edenred Italia. Alessia Manfredini, consigliere comunale del Pd, ha pubblicamente affermato che “la Edenred appartiene alla Cdo”. Pronta la smentita della società: “Edenred Italia, nonché il Gruppo Edenred International in generale, non è proprietà di Compagnia delle Opere e non è in alcun modo riconducibile all’Associazione”. Resta da capire come mai Edenred stessa, in un documento sulla responsabilità sociale del gruppo datato settembre 2010, affermasse di aderire alla Cdo.   (…) Dalle province di Cremona e Lodi arrivano a Milano, al Pirellone, anche due uomini di Roberto Formigoni: Giovanni Rossoni di Offanengo (Cr) e il lodigiano Andrea Gibelli. Rossoni, assessore all’Istruzione, formazione e lavoro è anche presidente del comitato regionale Artigiancassa, la banca che ha come business la gestione dei fondi pubblici a favore dello sviluppo e del finanziamento del settore artigiano. È alla quinta legislatura in Regione Lombardia ed è stato nella precedente tornata il vice di Formigoni. Non manca mai al meeting di Rimini. Durante il suo mandato a Crema sono arrivati 4,5 milioni di euro per costruire una scuola privata. (…)  Le carte, e gli affari, si intrecciano. Insieme agli uomini politici ci sono i vescovi, presidenti di Banche ma soprattutto le aziende. Riprendiamo in mano il nostro elenco: scorrendo i nomi dei soci della Cdo, i settori che vedono il maggior numero di iscritti nella Lombardia Sud Est sono quello manifatturiero, i servizi (farmacisti, avvocati, agenzie di viaggi, consulenza sanitaria, agenzie di pratiche automobilistiche, imprese di pulizie) e quello delle costruzioni, che registrano rispettivamente 71, 60 e 57 soci. (…)    Nella lista anche l’organizzazione non governativa Pobic, associazione umanitaria operante nei Paesi in via di sviluppo con progetti di formazione professionale per disabili. Numerose sono anche le aziende, le cooperative sociali e i servizi di consulenza che vanno sotto il capitolo della sanità privata: dalla Faber Srl, che fa consulenza finalizzata alla realizzazione e gestione di cliniche, case di cura e case di riposo, alla Isac Spa, l’Istituto italiano per la sanità, la sicurezza e l’ambiente che ha sede a Lodi in piazza Godetti, alla Pharmatec che produce disinfettanti, alla Cla Spa che fornisce arredi ospedalieri e per le case di riposo alla Cbm di Torre de’ Picenardi e la cooperativa sociale Hospital service di Crema. Spostandosi poco più a Nord, nel bresciano, ha grande rilievo il Consorzio delle cooperative sociali “Gruppo Fraternità”, nato da un’iniziativa di don Corrado Fioravanti. Con lui, negli anni Novanta, era possibile entrare con tranquillità al quartier generale della Lega Nord, in via Bellerio a Milano. Il prete di Pioltello (Mi) aveva accesso addirittura allo studio privato di Umberto Bossi. Oggi il gruppo Fraternità ha due rami importanti nel panorama bresciano, Fraternità Sistemi e Fraternità Servizi, che trova rappresentanza nel consiglio della Cdo di Brescia con Massimo Cavagnini, vice presidente e direttore rete servizi e associati della Compagnia delle Opere dal 2009, e già amministratore delegato di Fraternità Giovani.   (…)  La Cdo “è un’associazione imprenditoriale di rilevanza nazionale e non lucrativa che intende promuovere lo spirito di mutua collaborazione e assistenza tra i soci, per una migliore valorizzazione delle risorse umane ed economiche, nell’ambito di ogni attività esercitata sotto forma di impresa, sia profit sia non profit”. Questa la descrizione ufficiale. In altre parole, la Cdo è il braccio finanziario di Cl, il movimento ecclesiale fondato nel 1954 da don Luigi Giussani. La Cdo è sorta per libera iniziativa di giovani laureati e adulti di Cl e non: oggi è una super-lobby con interessi in affari, nella finanza e nella politica.    Ma come si fa ad entrare nella lista dell’organizzazione ciellina? Va fatta una richiesta ufficiale attraverso un modulo in cui si chiede che l’impresa sia ammessa, in qualità di socio, all’associazione Compagnia delle Opere, alla Federazione dell’impresa sociale Compagnia delle Opere (Cdo Impresa Sociale), con sede a Milano in via Melchiorre Gioia 181, e all’associazione Compagnia delle Opere locale. Il legale rappresentante dichiara di “assumersi l’impegno a osservare scrupolosamente gli statuti di dette associazioni e a prendere atto che l’importo versato comprende le quota associativa all’associazione Compagnia delle Opere che ammonta a 55 euro, comprensivo del costo dell’abbonamento al Corriere delle Opere”. Questo almeno sulla carta. In realtà basta vedere il sito della Cdo di Brescia (www.brescia.cdo.it )per scoprire che il consiglio direttivo ha stabilito quote associative che vanno dai 200 euro per i gruppi ai 3.000.000 per i soci sostenitori.

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FINANZIARIA 5 X 1000

Posted by lavoratorinoprofit su novembre 18, 2010

“Tagliare i fondi a disposizione del 5 X mille significherebbe limitare drasticamente la libertà dei cittadini di decidere come destinare la propria quota dell’imposta sui redditi direttamente a sostegno degli operatori del terzo settore”: lo denunciano alcune tra le principali associazioni non-profit, che hanno inviato un appello al Parlamento italiano e ai presidenti di Camera e Senato perché intervengano sulla legge di stabilità. Alcuni giorni fa infatti il governo ha modificato il maxiemendamento 1 che conteneva un fondo di 800 milioni destinato a interventi vari. La nuova formulazione, approvata il 12 in Commissione Bilancio, a Montecitorio, ha destinato solo 100 milioni al 5 X mille, rispetto ai 400 destinati l’anno precedente, cifra che l’esperienza dimostra corrispondere alle scelte operate dagli elettori: dalle dichiarazioni dei redditi del 2008 sono stati destinati alle associazioni 397,5 milioni di euro. Le risorse sono state dirottate al finanziamento di altre voci: sono stati aumentati per esempio i fondi per le scuole paritarie, ai quali sono stati aggiunti 245 milioni. Il taglio del 75%.

….con questo taglio ….. si tradiscono sfacciatamente le scelte degli elettori. Cioè, prima si chiede agli elettori di indicare nella dichiarazione dei redditi a chi destinare il 5 X mille delle imposte pagate allo Stato, poi invece i fondi vengono stornati e destinati a ben altro, senza chiedere il parere di nessuno.

L’appello inviato al Parlamento è stato firmato da numerose associazioni di volontariato, tra le quali Emergency, Libera, Gruppo Abele, Greenpeace, Coordinamento Italiano Network internazionali, Medici senza Frontiere, Amnesty International, Telethon, Unicef, Save The Children, Fondazione Ivo de Carneri onlus,

… solo 100 milioni, rispetto all’intero ammontare del 5 X mille, verranno infatti distribuiti alle associazioni, mentre il resto verrà trattenuto dallo Stato”. “Ripristinate almeno i 400 milioni del 2010″.

Questi tagli, proseguono le onlus, si aggiungono al “taglio alle agevolazioni sulle tariffe postali per il non-profit”, e alla “massiccia riduzione dei fondi per la cooperazione allo sviluppo decisa pochi giorni fa”.

di ROSARIA AMATO (La Repubblica, 18 novembre 2010)

L’articolo completo: http://www.repubblica.it/solidarieta/cooperazione/2010/11/18/news/5_per_1000_le_organizzazioni_no-profit_inviano_un_appello_al_parlamento-9237300/?ref=HREC1-12

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Via libera definitivo all’arbitrato

Posted by lavoratorinoprofit su ottobre 20, 2010

di Davide Colombo (Il Sole 24 ore, 20 ottobre 2010)

Il parlamento ha scritto la parola fine al lunghissimo iter del ddl lavoro, approvato ieri sera in via definitiva al termine della settima lettura dell’Aula di Montecitorio. Il via libera è arrivato con un rush finale nel tardo pomeriggio, dopo la discussione sull’articolo 31, che contiene le norme sull’arbitrato: 310 voti favorevoli (quelli della maggioranza cui s’è unita l’Udc), 204 contrari e 3 astenuti. …

Le perplessità del Quirinale, espresse nel messaggio motivato del 31 marzo scorso, s’erano appuntate soprattutto sulle norme che introducono l’arbitrato per la risoluzione delle controversie di lavoro, ad esclusione dei casi di licenziamento. Nella versione corretta in sesta lettura al Senato e confermata ieri si garantisce che la scelta del lavoratore di tentare la composizione davanti a un arbitro invece che dal giudice varrà per tutte le liti «nascenti dal rapporto di lavoro». La firma della clausola compromissoria sull’arbitrato sarà volontaria e potrà avvenire solo al termine del periodo di prova (o dopo 30 giorni dall’assunzione), mentre nel caso dell’arbitrato per equità si dovrà tener conto, oltre che dei principi generali dell’ordinamento, anche dei principi regolatori della materia derivanti da obblighi comunitari.

Soddisfatto Maurizio Sacconi, che ieri ha seguito in Aula tutta la discussione finale. … «Ora – ha aggiunto Sacconi – il governo proporrà all’esame del parlamento il disegno di legge delega sullo Statuto dei lavori, per realizzare compiutamente il sogno di Marco Biagi per un diritto del lavoro moderno a misura della persona». Ma soddisfatto è anche il ministro per la Pa e l’Innovazione, Renato Brunetta, per un articolato che «aiuta a completare il percorso di riforma e di modernizzazione della pubblica amministrazione».

Giudizio opposto dal Pd, che dopo aver visto respinte tutte le sue pregiudiziali di costituzionalità, con Cesare Damiano ha parlato di «controriforma che fa compiere un passo indietro ai diritti dei lavoratori». Secondo l’ex ministro del Lavoro, l’arbitrato secondo equità «nei fatti, costringerà il lavoratore a non avere a disposizione la libera scelta tra arbitrato e magistratura ordinaria mentre si consegna al collegio arbitrale la facoltà di derogare da leggi e contratti».
Per la Cgil si tratta di «una legge sbagliata che colpisce il futuro dei lavoratori». Ma se la confederazione guidata da Guglielmo Epifani annuncia «nuove e immediate iniziative di contrasto», Cisl, Uil e Ugl riconoscono il valore delle nuove norme. Giorgio Santini, segretario confederale della Cisl, ha parlato di misure accettabili «in quanto sono state in gran parte recepite sia le osservazioni del capo dello Stato sia l’avviso comune firmato dalle parti sociali, lo scorso 11 marzo, che ha escluso la materia del licenziamento dall’applicazione delle nuove norme». ….

l’articolo completo su:  http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2010-10-20/libera-definitivo-arbitrato-063802.shtml?uuid=AYfvM0bC

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Volontariato, la Lega cambia la legge e sposta i fondi alla Montagna

Posted by lavoratorinoprofit su ottobre 15, 2010

Le risorse del volontariato per le emergenze sociali potrebbero andare alla montagna.  Il progetto di legge in questione (per il quale è stata chiesta la sede legislativa) è il n. 41 su «Disposizioni in favore dei territori di montagna» presentato dal leghista Roberto Simonetti, che ne è anche il relatore in Commissione bilancio alla Camera dove ora si trova. L’articolo 5 del pdl modificherebbe la legge sul volontariato (la 266/91) e – ecco una delle norme contestate – permetterebbe l’accesso ai 2,5 milioni di euro destinati al volontariato per le emergenze sociali anche ad interventi per le zone montane. Altra norma contestata riguarda la possibilità che i centri di servizio per il volontariato (Csv), strutture territoriali a sostegno per le attività delle organizzazioni di volontariato, siano aperte a cooperative, onlus, bande musicali, filodrammatiche, gruppi sportivi. Al momento i Csv contano circa 40 mila iscritti. Nel caso passasse la norma, dovrebbero offrire servizi a 500-600 mila organizzazioni.

«Preoccupa – afferma Marco Granelli, presidente del CsvNet – il fatto che una normativa specifica sul tema della montagna non trovi un proprio specifico finanziamento, ma vada ad utilizzare risorse ordinarie, già destinate al volontariato per tutte le sue azioni di intervento a servizio dei beni comuni. Non si può utilizzare la stessa torta anche per gli interventi in montagna». Granelli annuncia che sta per partire una mobilitazione per bloccare il progetto di legge.

Da l’Unità 14 ottobre 2010

l’articolo completo:

http://www.unita.it/news/sociale/104631/volontariato_la_lega_cambia_la_legge_e_sposta_i_fondi_alla_montagna

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Giulio Marcon “Le Ambiguità degli aiuti umanitari”

Posted by lavoratorinoprofit su marzo 20, 2010

Giulio Marcon
Le Ambiguità degli aiuti umanitari
Indagine critica sul Terzo Settore
Feltrinelli, 2002 pp. 187 (ISBN 9788807710070)

Dalle Ong all’intervento umanitario nei conflitti, dall’appoggio statale alle organizzazioni di volontariato alle grandi corporation del “mercato della bontà” sono molte le attività che si fregiano dell’etichetta “volontariato”. Marcon, un esperto del settore, ne mostra limiti e grandezze, in un testo destinato a far discutere. È tutto oro ciò che luccica? Cresciuto dapprima silenziosamente negli anni ottanta e finalmente esploso in tutta la sua importanza negli ultimi anni, il mondo del volontariato ha acquisito quell’importanza politica che gli è dovuta. Ma, in realtà, sono molte le zone d’ombra presenti nel suo arcipelago in cui sono apparentate tra loro in modo indistinto organizzazioni di appoggio alla politica estera dei singoli stati nazionali e associazioni che, viceversa, non possono contare su sostegni statali ma che al contempo sono motivate da fortissime ragioni di carattere etico. Anche la questione della riduzione del Welfare State si pone con sempre maggiore urgenza sullo sfondo della questione “volontariato”. Molto spesso, infatti, l’uso che viene fatto (e in alcuni casi teorizzato) delle associazioni di base è considerato come la conseguenza di un disimpegno dello stato nell’intervento sociale. Marcon, uno dei protagonisti dell’impegno umanitario, conduce una serie di riflessioni sull’intera galassia del volontariato, ma senza peli sulla lingua, in un libro destinato ad accendere più di una polemica.

Indice – Sommario
Introduzione
1. Tra globalizzazione e crisi del welfare
2. La cooperazione allo sviluppo e le Ong
3. Emergenze, guerre e organizzazioni umanitarie
4. Il Terzo settore tra business e parastato
5. Movimenti sociali e alternative concrete
Conclusioni

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